
Carlson e la diaspora trumpista: la spinta per un terzo partito negli Stati Uniti
L’ex volto di Fox News annuncia la volontà di fondare una nuova formazione, mentre le tensioni sulla guerra in Iran allargano la frattura nel fronte conservatore.
Tucker Carlson, per anni tra i più ascoltati sostenitori di Donald Trump, ha dichiarato in un’intervista al Columbia Journalism Review di voler contribuire alla nascita di un terzo partito negli Stati Uniti. La presa di posizione arriva dopo la rottura con l’ex presidente, consumatasi attorno alla guerra in Iran, e segue l’uscita formale di Carlson dal Partito Repubblicano. Il commentatore ha motivato la scelta con la convergenza tra democratici e repubblicani su «guerra e finanza», descrivendo il sistema politico americano come «uno Stato a partito unico che si finge democrazia» e invocando uno sforzo «in buona fede per capire cosa giovi davvero al Paese». Carlson ha escluso una propria candidatura, ma ha assicurato che farà «tutto il possibile» per favorire la nuova formazione.
L’iniziativa si inserisce in un più ampio sommovimento interno alla destra americana. Elon Musk, dopo l’allontanamento da Trump, ha evocato un «America Party», mentre l’ex deputata Marjorie Taylor Greene ha parlato di «conversazioni serie» per un partito focalizzato sugli interessi nazionali, capace di attrarre figure da destra e da sinistra. Secondo analisti europei, queste spinte riflettono una doppia anima del movimento America First: quella originaria, legata alla difesa dei colletti blu e alla reindustrializzazione, e quella più recente, orientata alla sicurezza nazionale e agli interessi tecnologico-geopolitici. La stampa statunitense ricorda che nessun terzo partito ha mai sfondato il sistema bipartitico in modo duraturo, ma il precedente di Ross Perot nel 1992 – che sottrasse voti decisivi a George H.W. Bush – viene evocato come possibile scenario di disturbo elettorale.
Dalla Cina, un’analisi dell’Istituto per le relazioni internazionali contemporanee (CICIR) interpreta la rottura come «esito inevitabile» delle tensioni nel conservatorismo durante il secondo mandato di Trump e come microcosmo di una divisione interna che costringerà il Partito Repubblicano a ridefinire credo e direzione. Gli osservatori russi, dal canto loro, sottolineano come Carlson accusi i due partiti maggiori di essere «unanimi» sulla politica estera, in particolare sul sostegno alla guerra in Medio Oriente, e vedono nella sua mossa la conferma di una crisi di rappresentanza che va oltre i confini americani. La stampa israeliana riporta con ampiezza le accuse di Carlson a Israele, da lui indicato come il vero motore della guerra in Iran e come potenza che avrebbe «rubato l’energia del movimento MAGA a favore di uno Stato straniero»; accuse che hanno attirato dure repliche da parte di Trump, il quale ha definito Carlson un «perdente» e un «uomo a pezzi».
Sul piano pratico, Greene ha riconosciuto che costruire un terzo partito richiederà più cicli elettorali, mentre Carlson ha negato di voler sfidare Trump nel 2028. Nel frattempo, il Partito Repubblicano ha annunciato una convention a Dallas a settembre per mobilitare l’elettorato in vista delle elezioni di metà mandato, mentre candidati sostenuti dai Socialisti Democratici d’America hanno ottenuto vittorie in alcune primarie a New York e in Colorado. Il dossier resta aperto: la frammentazione del fronte conservatore potrebbe ridefinire gli equilibri della campagna per il Congresso, con ripercussioni che, secondo analisti di Bruxelles, andranno osservate anche in Europa, dove il modello trumpiano ha ispirato movimenti sovranisti oggi alle prese con analoghe tensioni interne.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Tucker Carlson, commentatore di estrema destra, ha rotto con Trump a causa della guerra in Iran e ora vuole fondare un terzo partito. Dichiara di non interessarsi di Hamas o di Israele, ma solo del benessere dei cittadini americani. Questa deriva isolazionista allarma chi teme un indebolimento del sostegno alla sicurezza israeliana.
La rottura di Carlson con i repubblicani è l'esito inevitabile delle crescenti tensioni interne al movimento conservatore durante il secondo mandato di Trump. Questo episodio riflette e approfondisce le divisioni nella destra americana, offrendo un microcosmo della disfunzione politica statunitense.
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