
Burnham e Trump, il primo colloquio: Hormuz, petrolio e l’invito al G20 di Manchester
Il neopremier laburista Andy Burnham ha discusso con Donald Trump di sicurezza marittima, commercio e cooperazione militare, invitandolo al vertice G20 di Manchester del 2027.
Poche ore dopo aver ricevuto l’incarico da re Carlo III, il nuovo primo ministro britannico Andy Burnham ha avviato il suo primo colloquio internazionale con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Al centro della conversazione, definita da entrambe le parti «molto buona», sono emersi i dossier della sicurezza nello Stretto di Hormuz – con l’impegno britannico a sostenere le operazioni di sminamento e la riapertura sicura del passaggio –, lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio e gas nel Mare del Nord, le relazioni commerciali e l’alleanza militare. Burnham ha inoltre invitato Trump a partecipare al vertice G20 in programma a Manchester il prossimo anno, un gesto che secondo fonti di Downing Street intende segnare una nuova fase nel rapporto transatlantico dopo le tensioni con il predecessore Keir Starmer.
Secondo la ricostruzione diffusa dalla Casa Bianca, Trump ha elogiato il nuovo premier, riconoscendo che «ha un grande lavoro davanti a sé» ma che «sarà in grado di farlo», assicurando che gli Stati Uniti «saranno lì per aiutare». Il presidente americano ha poi annunciato un incontro bilaterale «in un futuro non lontano». Da parte britannica, l’ufficio di Burnham ha sottolineato che il premier ha illustrato l’agenda di governo e ha ribadito l’impegno del Regno Unito a garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, a sostegno delle catene di approvvigionamento globali e per contenere i costi energetici per famiglie e imprese. L’approccio appare in sintonia con le priorità di Washington, che da mesi spinge per una riapertura del corridoio marittimo, di fatto bloccato dall’inizio del conflitto che ha coinvolto Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
La convergenza sullo Stretto di Hormuz ha immediate ricadute per l’Europa e per l’Italia. Secondo analisti di Bruxelles, il blocco del passaggio ha contribuito all’impennata dei prezzi dell’energia, colpendo in particolare i paesi mediterranei dipendenti dalle importazioni di greggio e gas liquefatto. L’impegno britannico a sminare e riaprire la via d’acqua – in coordinamento con gli alleati – è letto come un tentativo di stabilizzare i mercati e di ridurre la pressione inflazionistica. Parallelamente, il tema del Mare del Nord assume una valenza strategica: Burnham, che in campagna elettorale aveva promesso di non rilasciare nuove licenze di trivellazione, non ha smentito le indiscrezioni su una possibile apertura, una mossa che secondo fonti vicine all’amministrazione Trump avrebbe favorito il tono distensivo della chiamata.
Il colloquio si inserisce in un quadro politico interno britannico segnato da una cronica instabilità: Burnham è il settimo premier in un decennio e ha promesso un nuovo modello economico fondato sulla reindustrializzazione e sul decentramento. Subito dopo la telefonata con Trump, il neopremier ha sentito anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, confermando il sostegno a Kiev. Il dossier Hormuz resta aperto, con le operazioni di sminamento ancora in fase di pianificazione e il vertice G20 di Manchester che si profila come il primo banco di prova per una ritrovata intesa anglo-americana. La data dell’incontro bilaterale non è stata ancora fissata, ma entrambe le capitali confermano che i contatti proseguiranno a livello tecnico nelle prossime settimane.
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