
Burkina Faso rompe le relazioni diplomatiche con la Francia: accuse di ingerenza e terrorismo
La giunta militare di Ouagadougou denuncia il sostegno francese a reti sovversive, mentre si consolida l’asse con Mosca e i regimi militari del Sahel.
Il governo del Burkina Faso ha annunciato la rottura immediata delle relazioni diplomatiche con la Francia, con effetto dal 26 giugno 2026. La decisione, comunicata dal ministro delle Comunicazioni Gilbert Ouédraogo sulla televisione di Stato, accusa Parigi di violare i principi di rispetto reciproco, non ingerenza e sovranità nazionale, e di sostenere attivamente «reti sovversive e terroristi» che operano nel paese e nella regione del Sahel.
Secondo la giunta guidata dal capitano Ibrahim Traoré, al potere dal colpo di Stato del settembre 2022, la Francia persegue «ambizioni neocoloniali» e avrebbe orchestrato un tentativo di golpe il 3 gennaio 2026, come denunciato dai servizi d’intelligence russi (SVR) lo scorso febbraio. Da parte francese, il ministero degli Esteri aveva già respinto in passato accuse simili, definendole infondate. La dichiarazione di Ouagadougou precisa tuttavia che la rottura riguarda esclusivamente il quadro istituzionale diplomatico, senza mettere in discussione i legami storici, umani e culturali tra i due popoli.
La mossa formalizza un allontanamento progressivo: nel 2023 il Burkina Faso aveva già denunciato l’accordo militare con Parigi, imposto il ritiro delle truppe francesi ed espulso l’addetto militare. Il paese si allinea così a Mali e Niger, che dopo analoghi golpe hanno reciso i legami con l’ex potenza coloniale e costituito l’Alleanza degli Stati del Sahel (AES), un patto di difesa che guarda a Mosca come principale alternativa strategica. Secondo osservatori regionali, la rottura diplomatica è l’ultimo tassello di una riconfigurazione geopolitica che vede la Russia consolidare la propria presenza: dal 2023 Rosoboronexport ha firmato circa 150 contratti con paesi africani per oltre 20 miliardi di dollari, e l’ambasciata russa a Ouagadougou ha riaperto dopo trent’anni.
Per l’Europa, e in particolare per l’Italia che segue con attenzione la stabilità del fianco sud del Mediterraneo, l’evoluzione saheliana comporta rischi di ulteriore instabilità migratoria e di sicurezza, in una regione già devastata da un decennio di violenze jihadiste con migliaia di morti e milioni di sfollati. La Francia, che fino al 2023 era uno dei principali donatori del Burkina Faso, ha dichiarato di voler abbandonare la strategia della «Françafrique», ma la perdita di influenza a favore di attori extraregionali ridisegna gli equilibri. Al momento non sono previsti passi formali immediati oltre la chiusura delle rappresentanze diplomatiche, ma il processo di disimpegno occidentale e il riposizionamento russo appaiono destinati a consolidarsi.
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La decisione del Burkina Faso di rompere con la Francia è una risposta giustificata alle persistenti ingerenze e alle ambizioni neocoloniali di Parigi. L'intelligence russa aveva già smascherato i complotti francesi per eliminare leader africani scomodi, e questa rottura riflette un più ampio rifiuto del dominio occidentale. La mossa è celebrata come un passo verso la vera sovranità e un duro colpo all'influenza francese nella regione.
La giunta militare del Burkina Faso ha rotto le relazioni diplomatiche con la Francia, adducendo una mancanza di rispetto reciproco. Tuttavia, il regime ha preso una piega sempre più autoritaria, sciogliendo i partiti politici e reprimendo il dissenso. La rottura avviene in un contesto di grave crisi di sicurezza ed è vista come parte del consolidamento repressivo del potere da parte della giunta.
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