
Inflazione globale, la tregua fragile: banche centrali tra dazi valutari e attese dei consumatori
Il dollaro argentino accelera del 6,5% in trenta giorni mentre la BCE alza i tassi e l’IPCA-15 brasiliano rallenta, ma le proiezioni a dodici mesi restano sopra il target in tutte le aree valutarie.
Il mese di giugno consegna ai mercati un quadro in cui la disinflazione procede a velocità diseguali, incalzata da tensioni valutarie che ridisegnano i margini di manovra delle autorità monetarie. Il dato che rompe la quiete arriva da Buenos Aires: il peso ha ceduto il 6,5% negli ultimi trenta giorni, la svalutazione mensile più marcata dalla vigilia elettorale, mentre il Dollar Index globale saliva del 3% e il real brasiliano perdeva il 6%. Non è un episodio isolato, ma il sintomo di un riposizionamento dei flussi di capitale che, secondo gli analisti di mercato sudamericani, sta testando l’architettura delle bande di fluttuazione senza ancora raggiungere il tetto che obbligherebbe la banca centrale a vendere riserve sul contante.
La risposta di Buenos Aires è chirurgica: l’istituto ha ridotto l’esposizione sui futures per concentrare l’intervento sulla vendita di bond dollar-linked, con l’obiettivo di smussare la pendenza del cambio senza bloccare il movimento, mentre un fattore tecnico legato alla fissazione del prezzo del titolo TZV26 alimentava spinte rialziste di brevissimo periodo. In questo scenario, l’inflazione argentina, che ha appena infilato due mesi di decelerazione, potrebbe scendere sotto il 2% mensile nel terzo trimestre, secondo le stime degli economisti locali, a condizione che il pass-through resti contenuto da un’attività ancora ferma e da un surplus fiscale che allenta la pressione sul finanziamento monetario.
Sull’altra sponda dell’Atlantico, la Banca Centrale Europea ha risposto a un’inflazione italiana salita al 3,2% a maggio con un rialzo dei tassi durante il Consiglio di giugno, lasciando intendere che nuovi interventi restano sul tavolo. La presidente Lagarde, in audizione al Parlamento europeo, ha parlato di un approccio «dipendente dai dati», mentre l’indagine mensile presso 19 mila consumatori dell’Eurozona mostrava un calo delle attese a dodici mesi dal 4,0% di aprile al 3,5% di maggio, con le proiezioni a tre anni ferme al 2,9%. L’incertezza percepita resta superiore ai livelli pre-conflitto mediorientale, e il carrello della spesa italiano ha rallentato dal 2,3% all’1,9%, offrendo un parziale sollievo alle famiglie.
In Brasile, la prévia dell’inflazione di giugno ha sorpreso al ribasso con uno 0,41%, grazie al calo di benzina ed etanolo e a una pressione alimentare meno intensa. Tuttavia, l’indice a dodici mesi accelera al 4,8%, e la banca centrale stima un 5,2% per il 2026, con un rientro graduale al 3,2% solo all’inizio del 2028. Le proiezioni ufficiali scontano il superamento degli shock esterni – petrolio e fenomeno climatico El Niño – ma i mercati già prezzano nuovi tagli della Selic per alleviare l’indebitamento delle famiglie. Il prossimo banco di prova sarà la riunione della BCE di luglio, quando i dati preliminari sull’inflazione dell’area euro potranno confermare o smentire la traiettoria discendente delle attese.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il rafforzamento globale del dollaro mette alla prova l'architettura di cambio argentina, mentre il Brasile vede un rallentamento dell'inflazione mensile ma una tendenza annuale ancora in accelerazione. Gli analisti avvertono che la dinamica è insolita e che la disinflazione resta fragile, con i costi ancora elevati.
L'inflazione italiana accelera al 3,2% a maggio, spinta dai prezzi energetici e dei servizi di trasporto, mentre i beni alimentari frenano. L'inflazione di fondo sale all'1,7%, segnalando una cautela diffusa nonostante il rallentamento del carrello della spesa.
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