
Brasile, la calma di Ancelotti ribalta il Giappone: Martinelli al 96' regala gli ottavi
In svantaggio all'intervallo, la Seleção ritrova pazienza e gioco: il tecnico italiano cambia modulo, tiene in panchina Neymar e trova il gol vittoria nel recupero.
Al minuto 96 di Brasile-Giappone, quando Gabriel Martinelli ha insaccato il 2-1 su assist di Bruno Guimarães, il Brasile ha ritrovato un’emozione che mancava dai tempi del 2002: ribaltare uno svantaggio in una partita a eliminazione diretta della Coppa del Mondo. Un evento storico, che allora preluse al quinto titolo mondiale, e che oggi, sotto la guida di Carlo Ancelotti, assume i contorni di una vittoria di personalità prima ancora che di talento. Il Giappone, organizzato e intenso, era passato in vantaggio nel primo tempo sfruttando un errore in costruzione, e aveva chiuso ogni varco centrale con una difesa a cinque, mandando in crisi la Seleção.
All’intervallo, con il punteggio fermo sullo 0-1 e l’infortunio di Paquetá a complicare il quadro, Ancelotti ha scelto la via opposta all’istinto brasiliano. Nello spogliatoio, come hanno raccontato i giocatori, non ha alzato la voce: ha trasmesso calma, ha ripetuto che il gol sarebbe arrivato, ha chiesto di non cedere alla fretta. Poi ha ridisegnato la squadra con una mossa che agli occhi dei commentatori sudamericani è apparsa un azzardo calcolato: fuori il centrocampista infortunato, dentro il giovane attaccante Endrick, e passaggio a un 4-2-4 che ha spostato Vinícius sulla fascia sinistra e costretto il Giappone ad arretrare. La pressione è cresciuta, i cross in area si sono moltiplicati, e al 55’ Casemiro – tenuto in campo nonostante un’ammonizione e un primo tempo opaco – ha firmato il pareggio.
La partita si è decisa però con un’altra scelta destinata a far discutere. Mentre Neymar si scaldava a bordo campo, Ancelotti ha preferito inserire Martinelli al posto di Matheus Cunha, trasformando l’attaccante dell’Arsenal in un incursore interno più che in un’ala pura. La mossa ha pagato nel recupero, regalando al Brasile il gol più tardivo in un tempo regolamentare di una fase a eliminazione diretta mondiale dal 1966. Secondo gli analisti europei, la gestione di Ancelotti ha mostrato una doppia anima: la serenità con cui ha isolato la squadra dalla pressione esterna e la freddezza tattica nel leggere i momenti della gara, senza cedere al richiamo dei nomi.
Il successo brasiliano si inserisce in una giornata che ha ridisegnato gli equilibri del torneo. La Germania, campione nel 2014, è stata eliminata ai rigori dal Paraguay – prima volta in cui i tedeschi cadono dal dischetto in un Mondiale – mentre l’Olanda è uscita contro il Marocco. Per il Brasile, che attende ora la vincente di Norvegia-Costa d’Avorio, il cammino prosegue domenica a New Jersey, con la consapevolezza che la calma di Ancelotti può essere un’arma decisiva quanto il genio dei suoi fuoriclasse.
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In un ribaltamento storico, il Brasile ha superato il Giappone e raggiunto gli ottavi, evocando il cammino del 2002. La calma di Ancelotti e l'azzardo tattico con il giovane Endrick sono stati decisivi. La notizia è apparsa accanto a titoli su altri temi, incorniciando la vittoria come uno dei tanti eventi globali.
Il Brasile ha sconfitto il Giappone con una personalità diversa: la calma dell'allenatore ha avuto la meglio sul caos, la pazienza sull'impulsività. Mentre la panchina esplodeva, Ancelotti ha chiesto con tranquillità al suo vice di inserire un mediano per blindare la partita. Una vittoria che è stata il trionfo della compostezza sull'emotività.
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