
Beirut sotto attacco: Israele colpisce Dahieh, l’Iran promette una risposta imminente
Un raid israeliano su un sobborgo meridionale di Beirut uccide tre persone e riaccende le tensioni, mentre Teheran avverte di una rappresaglia immediata che rischia di far deragliare i colloqui sul nucleare.
Un attacco aereo israeliano ha colpito domenica il quartiere di Ghobeiry, nella periferia sud di Beirut, roccaforte di Hezbollah, provocando almeno tre morti e una quindicina di feriti, oltre a danni estesi a edifici residenziali e attività commerciali. Secondo fonti militari israeliane, l’operazione – definita «precisa» – ha preso di mira un centro di comando dell’organizzazione sciita utilizzato per pianificare azioni contro il territorio dello Stato ebraico. L’incursione è giunta poche ore dopo che tre droni, lanciati dal Libano, avevano raggiunto il nord di Israele senza causare vittime, in quella che le Forze di difesa israeliane hanno descritto come una palese violazione del cessate il fuoco in vigore dal novembre 2023.
La sequenza degli eventi ha riportato in primo piano la cosiddetta «dottrina Dahieh», la strategia israeliana di rappresaglia sproporzionata contro le infrastrutture civili di Hezbollah nei sobborghi meridionali di Beirut. Ministri della destra radicale israeliana hanno pubblicamente invocato l’applicazione di tale dottrina, mentre i vertici militari hanno insistito sulla natura mirata dell’operazione. Dal fronte libanese, la Protezione civile ha confermato il bilancio delle vittime, mentre Hezbollah non ha ancora rivendicato ufficialmente il lancio dei droni, che fonti regionali attribuiscono senza esitazione al movimento filo-iraniano.
La reazione più dura è giunta da Teheran. Il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano ha diffuso un comunicato in cui avverte che la risposta dei «combattenti dell’Islam» sarà imminente, sottolineando che «il Libano è la nostra vita» e che le linee rosse della Repubblica islamica non saranno tollerate. L’escalation rischia di compromettere i delicati colloqui in corso tra Stati Uniti e Iran sul programma nucleare, già ostacolati da reciproche diffidenze. Analisti mediorientali osservano che l’attacco israeliano, pur circoscritto, offre a Teheran un pretesto per irrigidire la propria posizione negoziale, mentre Washington si trova a dover bilanciare il sostegno all’alleato israeliano con la necessità di mantenere aperto il canale diplomatico.
Per l’Italia e l’Europa, la nuova fiammata di violenza nel sud del Libano comporta rischi immediati. Il contingente italiano di UNIFIL, dispiegato proprio nella fascia di confine, vede accresciuta la propria esposizione in un contesto di rinnovata instabilità. Inoltre, un’eventuale escalation tra Israele e Hezbollah, con il coinvolgimento diretto o indiretto dell’Iran, potrebbe riverberarsi sui mercati energetici e sulle rotte del gas del Mediterraneo orientale, in un momento già segnato da forti tensioni geopolitiche. Mentre la diplomazia europea segue con apprensione, la prospettiva di una reazione iraniana «imminente» lascia presagire ore delicate per la tenuta del cessate il fuoco e per l’intero equilibrio regionale.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Israele ha colpito obiettivi di Hezbollah nella periferia sud di Beirut dopo che il gruppo armato ha lanciato proiettili verso il nord di Israele, violando il cessate il fuoco. Le autorità libanesi hanno riferito di vittime civili. L'operazione è presentata come una risposta mirata a minacce terroristiche.
Israele ha colpito ancora una volta i sobborghi meridionali di Beirut, uccidendo tre persone e ferendone quindici, con danni estesi a edifici e negozi. L'attacco è avvenuto dopo che droni di Hezbollah hanno raggiunto il nord di Israele, ma il bilancio delle vittime civili libanesi ha suscitato condanna. La tensione cresce in una spirale di ritorsioni.
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