
Iraq, blitz anti-corruzione nella Zona Verde: arrestati politici e deputati
Su ordine del premier al-Zaidi, forze speciali hanno fermato decine di persone coinvolte in un vasto giro di corruzione e contrabbando di petrolio iraniano.
Nelle prime ore di domenica 28 giugno, unità d’élite del Servizio antiterrorismo iracheno, con il supporto dell’esercito, hanno condotto una serie di incursioni nella Zona Verde di Baghdad, il perimetro fortificato che ospita istituzioni governative, ambasciate e residenze di alti funzionari. Secondo fonti di sicurezza citate da agenzie internazionali, sono state arrestate almeno una ventina di persone, tra cui cinque deputati in carica, ex ministri e dirigenti amministrativi. I mandati d’arresto, emessi dall’autorità giudiziaria al termine di un’indagine coordinata, poggiano sulle confessioni di Adnan al-Jumaili, viceministro del Petrolio arrestato il mese scorso con l’accusa di aver agevolato il contrabbando di greggio iraniano attraverso documenti falsi. Le sue dichiarazioni avrebbero svelato una rete ramificata di complicità politiche e affaristiche che avrebbe sottratto miliardi di dollari alle casse pubbliche. Testimoni raccontano di carri armati e mezzi blindati schierati agli ingressi della Zona Verde e di qualche sospetto in fuga, cui sarebbe seguita una sparatoria.
L’operazione porta il sigillo del nuovo primo ministro Ali al-Zaidi, un imprenditore prestato alla politica che ha assunto l’incarico a maggio con l’impegno prioritario di combattere la corruzione endemica e riportare le armi sotto il monopolio statale. Fonti vicine all’esecutivo riferiscono che gli arresti sono stati disposti dopo aver ottenuto il voto parlamentare sulla revoca dell’immunità per alcuni legislatori, sfruttando la pausa estiva dei lavori. Al-Zaidi, descritto da osservatori occidentali come un leader pragmatico sostenuto da Washington, cerca di consolidare la propria autorità indebolendo le fazioni sciite legate a Teheran, le quali avevano portato al potere il suo predecessore Mohammed Shia’ al-Sudani. Non a caso, tra i fermati figurerebbe anche il fratello di quest’ultimo, sebbene la notizia non abbia ancora trovato conferma ufficiale.
La dimensione regionale della retata è evidente. Da Bruxelles e dagli Stati Uniti, l’operazione è letta come un passo nella direzione sollecitata dall’Amministrazione Trump, che condiziona il futuro della partnership economica alla capacità di Baghdad di smantellare le reti di contrabbando del petrolio iraniano e di disarmare le milizie filo-iraniane. Non è un caso che l’Fbi fosse informata in tempo reale dello svolgimento delle incursioni, come riportato da un canale curdo-iracheno. Per l’Italia e l’Europa, un Iraq più stabile e meno permeabile agli interessi di Teheran rappresenta un presupposto essenziale per la sicurezza energetica e per il contenimento dei flussi migratori generati dall’instabilità cronica della regione. Tuttavia, analisti mediorientali avvertono che i dossier di corruzione in Iraq sono spesso usati come strumenti di regolamento di conti politici, e che gli arresti potrebbero innescare reazioni violente da parte dei gruppi più compromessi.
La campagna anticorruzione, definita la più vasta da anni, arriva a ridosso della visita di al-Zaidi a Washington prevista per luglio, durante la quale il premier punta a trasformare l’alleanza militare in un partenariato economico e di investimenti. Il governo iracheno non ha ancora diffuso un comunicato ufficiale, ma fonti giudiziarie anticipano che le indagini proseguiranno con nuovi mandati e che le udienze preliminari potrebbero iniziare nelle prossime settimane. Resta aperta l’incognita sull’effettiva capacità del giovane esecutivo di portare a termine i procedimenti senza cedere a pressioni confessionali e senza trasformare la pur necessaria resa dei conti con la corruzione in un’arma di parte.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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I media iraniani sottolineano l'aspetto conflittuale dell'operazione, con sparatorie e tentativi di fuga, enfatizzando l'arresto di figure politiche di alto rango. La narrazione dipinge l'evento come un'azione drastica che potrebbe innescare una crisi politica. Il tono è allarmato e critico, suggerendo instabilità.
La stampa europea continentale, come l'AFP, descrive l'operazione come un raid mirato contro la corruzione, con il supporto dell'esercito, senza drammatizzare. Si concentra sugli aspetti legali e sulla presenza di forze speciali, mantenendo un tono neutrale e distaccato.
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