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Ashura, il giorno sospeso tra digiuno e lutto: dai vicoli di Dhaka alle radici abramitiche

Il 10 di Muharram condensa memorie che vanno dalla liberazione di Mosè al martirio di Husayn, dando forma a riti che uniscono comunità sunnite e sciite in un intreccio di astinenza, carità e processioni.

Nei vicoli stretti attorno all’Hoseni Dalan di Dhaka, qualche giorno prima del 10 di Muharram, l’aria sa di sciroppo di rose e polvere bagnata. Dai balconi in legno intarsiato pendono stendardi neri, mentre su tavoli improvvisati volontari mescolano brocche di sherbet da offrire ai passanti. Famiglie intere, come quella di Liton, impiegato di un’azienda privata, arrivano dal quartiere di Kamrangirchar con bambini per mano: sono sunniti, ma da generazioni vengono qui a rendere omaggio ai martiri di Karbala, lasciando un’offerta e accendendo una candela davanti alla tazia, il simulacro del mausoleo di Husayn. È un pellegrinaggio silenzioso che si ripete ogni anno, mentre la città si prepara alla grande processione del giorno di Ashura.

Quella processione affonda le radici in una stratificazione di memorie che precede di secoli l’Islam. Già nella Penisola arabica preislamica, il mese di Muharram era uno dei quattro mesi sacri in cui le tribù deponevano le armi e i Quraysh rivestivano la Kaaba di nuove stoffe. Fonti hadith raccontano che il Profeta, giunto a Medina, trovò gli ebrei che digiunavano il 10 di Muharram in ricordo della liberazione di Mosè dal Faraone; egli prescrisse allora il digiuno per i musulmani, aggiungendo poi un giorno precedente o successivo per distinguersi. Quella pratica, confermata anche dopo l’obbligatorietà del Ramadan, ha consegnato all’Ashura un carattere di astinenza e gratitudine che persiste nella devozione sunnita, dall’Indonesia alla Nigeria.

La svolta avviene nel 61 dell’Egira, quando sul campo di Karbala Husayn, nipote del Profeta, e i suoi compagni vengono uccisi. Per il mondo sciita, e in misura diversa per ampi settori del sunnismo popolare, l’Ashura diventa giorno di lutto: nascono le processioni di tazia, i canti di mersiya, i gesti di matam. A Dhaka, come in altre città del subcontinente, la commemorazione ha assunto una dimensione culturale che travalica i confini confessionali: «Anche molti sunniti partecipano», spiegano gli organizzatori dell’Hoseni Dalan, e la tradizione è ormai parte del patrimonio storico della capitale bengalese, tanto che dopo l’attacco jihadista del 2015 la sicurezza è stata rafforzata senza che il flusso dei devoti si interrompesse.

Accanto al lutto, il mese di Muharram porta con sé un’enfasi sulla carità che in Indonesia si traduce nella consuetudine di «Lebaran Anak Yatim», la festa degli orfani. Pur senza un fondamento scritturale diretto, l’usanza di offrire doni e sostegno ai bambini orfani il 10 di Muharram si è radicata come espressione della pietà popolare, alimentata da hadith che promettono vicinanza al Profeta a chi si prende cura di loro. Le khutbah indonesiane di questo periodo, come quelle diffuse da NU Online e riprese dai media, insistono sulla necessità di «riordinare il cuore» in un’epoca di fitna, di seduzione e disordine, e di fare del nuovo anno islamico un momento di autoriforma familiare, in cui l’educazione dei figli passa attraverso l’esempio, non l’urlo.

Quando la processione di Ashura lascia l’Hoseni Dalan e si snoda verso il lago di Dhanmondi, il corteo di fedeli porta con sé la tazia che verrà simbolicamente immersa nell’acqua. A sera, nell’imambara, le luci si spengono per la sham-e-ghariba, la veglia degli stranieri, e il buio restituisce per un istante la solitudine dei superstiti di Karbala. È un gesto effimero, come lo sherbet versato nei bicchieri di plastica, che tuttavia ogni anno riannoda i fili di una storia in cui digiuno, lutto e cura dei più fragili continuano a convivere, senza fondersi del tutto.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 4 lingue

32%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa europea continentaleStampa sud-est asiatica
Stampa europea continentale/ Mediterranea
DistaccoPragmatismo

L'Achoura viene descritta come una tradizione musulmana che affonda le radici nei primi tempi dell'Islam, direttamente ispirata dallo Yom Kippur ebraico. L'articolo ne spiega il significato religioso con un tono distaccato e storico, sottolineando il patrimonio abramitico condiviso.

Stampa sud-est asiatica
PragmatismoPaternalismo

Il mese sacro di Muharram è inquadrato come un tempo di introspezione spirituale, educazione morale e solidarietà sociale. Sermoni e commenti esortano i credenti a custodire il cuore dalle calunnie, a rafforzare i legami familiari con l'esempio e a prendersi cura degli orfani, trasformando il Capodanno islamico in un momento di rinnovamento personale e comunitario.

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venerdì 26 giugno 2026

Ashura, il giorno sospeso tra digiuno e lutto: dai vicoli di Dhaka alle radici abramitiche

Il 10 di Muharram condensa memorie che vanno dalla liberazione di Mosè al martirio di Husayn, dando forma a riti che uniscono comunità sunnite e sciite in un intreccio di astinenza, carità e processioni.

Nei vicoli stretti attorno all’Hoseni Dalan di Dhaka, qualche giorno prima del 10 di Muharram, l’aria sa di sciroppo di rose e polvere bagnata. Dai balconi in legno intarsiato pendono stendardi neri, mentre su tavoli improvvisati volontari mescolano brocche di sherbet da offrire ai passanti. Famiglie intere, come quella di Liton, impiegato di un’azienda privata, arrivano dal quartiere di Kamrangirchar con bambini per mano: sono sunniti, ma da generazioni vengono qui a rendere omaggio ai martiri di Karbala, lasciando un’offerta e accendendo una candela davanti alla tazia, il simulacro del mausoleo di Husayn. È un pellegrinaggio silenzioso che si ripete ogni anno, mentre la città si prepara alla grande processione del giorno di Ashura.

Quella processione affonda le radici in una stratificazione di memorie che precede di secoli l’Islam. Già nella Penisola arabica preislamica, il mese di Muharram era uno dei quattro mesi sacri in cui le tribù deponevano le armi e i Quraysh rivestivano la Kaaba di nuove stoffe. Fonti hadith raccontano che il Profeta, giunto a Medina, trovò gli ebrei che digiunavano il 10 di Muharram in ricordo della liberazione di Mosè dal Faraone; egli prescrisse allora il digiuno per i musulmani, aggiungendo poi un giorno precedente o successivo per distinguersi. Quella pratica, confermata anche dopo l’obbligatorietà del Ramadan, ha consegnato all’Ashura un carattere di astinenza e gratitudine che persiste nella devozione sunnita, dall’Indonesia alla Nigeria.

La svolta avviene nel 61 dell’Egira, quando sul campo di Karbala Husayn, nipote del Profeta, e i suoi compagni vengono uccisi. Per il mondo sciita, e in misura diversa per ampi settori del sunnismo popolare, l’Ashura diventa giorno di lutto: nascono le processioni di tazia, i canti di mersiya, i gesti di matam. A Dhaka, come in altre città del subcontinente, la commemorazione ha assunto una dimensione culturale che travalica i confini confessionali: «Anche molti sunniti partecipano», spiegano gli organizzatori dell’Hoseni Dalan, e la tradizione è ormai parte del patrimonio storico della capitale bengalese, tanto che dopo l’attacco jihadista del 2015 la sicurezza è stata rafforzata senza che il flusso dei devoti si interrompesse.

Accanto al lutto, il mese di Muharram porta con sé un’enfasi sulla carità che in Indonesia si traduce nella consuetudine di «Lebaran Anak Yatim», la festa degli orfani. Pur senza un fondamento scritturale diretto, l’usanza di offrire doni e sostegno ai bambini orfani il 10 di Muharram si è radicata come espressione della pietà popolare, alimentata da hadith che promettono vicinanza al Profeta a chi si prende cura di loro. Le khutbah indonesiane di questo periodo, come quelle diffuse da NU Online e riprese dai media, insistono sulla necessità di «riordinare il cuore» in un’epoca di fitna, di seduzione e disordine, e di fare del nuovo anno islamico un momento di autoriforma familiare, in cui l’educazione dei figli passa attraverso l’esempio, non l’urlo.

Quando la processione di Ashura lascia l’Hoseni Dalan e si snoda verso il lago di Dhanmondi, il corteo di fedeli porta con sé la tazia che verrà simbolicamente immersa nell’acqua. A sera, nell’imambara, le luci si spengono per la sham-e-ghariba, la veglia degli stranieri, e il buio restituisce per un istante la solitudine dei superstiti di Karbala. È un gesto effimero, come lo sherbet versato nei bicchieri di plastica, che tuttavia ogni anno riannoda i fili di una storia in cui digiuno, lutto e cura dei più fragili continuano a convivere, senza fondersi del tutto.

Divergenza delle fonti

Società e Cultura · 7 testate · 4 lingue

32%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Favorevole80%
Neutrale20%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 4 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa europea continentaleStampa sud-est asiatica
Stampa europea continentale/ Mediterranea
DistaccoPragmatismo

L'Achoura viene descritta come una tradizione musulmana che affonda le radici nei primi tempi dell'Islam, direttamente ispirata dallo Yom Kippur ebraico. L'articolo ne spiega il significato religioso con un tono distaccato e storico, sottolineando il patrimonio abramitico condiviso.

Stampa sud-est asiatica
PragmatismoPaternalismo

Il mese sacro di Muharram è inquadrato come un tempo di introspezione spirituale, educazione morale e solidarietà sociale. Sermoni e commenti esortano i credenti a custodire il cuore dalle calunnie, a rafforzare i legami familiari con l'esempio e a prendersi cura degli orfani, trasformando il Capodanno islamico in un momento di rinnovamento personale e comunitario.

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