
Apple spinge per i chip cinesi mentre i costi della memoria fanno volare i prezzi
La società di Cupertino fa lobbying per ottenere forniture da CXMT, finita nella lista delle imprese militari cinesi, nel tentativo di arginare i rincari che hanno già colpito iPad e MacBook.
Apple ha avviato un’intensa attività di pressione sull’amministrazione Trump per ottenere il via libera all’acquisto di chip di memoria dalla cinese ChangXin Memory Technologies (CXMT), azienda inserita dal Pentagono nella lista nera delle imprese legate all’Esercito Popolare di Liberazione. La mossa, rivelata da fonti vicine al dossier, arriva in un momento di tensione senza precedenti sul mercato delle memorie: i costi dei semiconduttori DRAM e NAND sono esplosi a causa della domanda generata dai data center per l’intelligenza artificiale, costringendo Apple ad aumentare i prezzi di iPad, MacBook e altri dispositivi, con rialzi fino al 20%.
La strozzatura ha radici strutturali. La produzione di memorie ad alta larghezza di banda (HBM), essenziali per addestrare i modelli di IA, sta assorbendo capacità produttiva che prima era destinata ai chip per l’elettronica di consumo. Il mercato globale è dominato da tre soli fornitori – Micron, Samsung e SK Hynix – e Apple, pur con il suo enorme potere d’acquisto, non riesce più a schermare i clienti dai rincari. In questo scenario, diversificare le fonti rivolgendosi a CXMT, il principale produttore cinese di memorie, rappresenterebbe una valvola di sfogo finanziaria, ma apre un fronte politico delicatissimo.
Dal punto di vista legale, nulla vieta ad Apple di rifornirsi da CXMT o dalla consorella YMTC. Tuttavia, l’inserimento nella lista 1260H del Pentagono – aggiornata a giugno dopo un controverso dietrofront di febbraio, quando la Casa Bianca bloccò la rimozione delle due aziende – comporta un rischio reputazionale elevato. A Washington, il presidente della commissione Camera sulla Cina, il repubblicano John Moolenaar, ha già definito “un grave errore” qualsiasi partnership con un’impresa militare cinese, preannunciando una dura opposizione del Congresso. Da Pechino, invece, la lista è vista come uno strumento di contenimento tecnologico che penalizza anche le imprese americane.
Per i consumatori europei e italiani, l’effetto immediato è già visibile sugli scaffali: i rincari applicati da Apple si inseriscono in una tendenza più ampia che ha coinvolto anche concorrenti come Dell, Lenovo e HP, con aumenti simili negli ultimi mesi. Se l’amministrazione concedesse il nullaosta, si aprirebbe una crepa nel muro delle restrizioni che potrebbe ridisegnare le catene di fornitura globali. Il prossimo snodo concreto sarà la risposta formale del Dipartimento del Commercio, attesa nelle prossime settimane, mentre al Congresso si preparano audizioni che potrebbero trasformare la vicenda in un caso politico nazionale.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
2 gruppi editoriali · 4 lingue
Apple ha aumentato i prezzi di MacBook e iPad a causa dell'impennata dei costi dei chip di memoria, trainata dalla domanda dell'AI. L'azienda cerca l'approvazione USA per acquistare chip più economici dalla cinese CXMT, finita nella lista nera, per mitigare la pressione sui costi, una mossa che potrebbe attenuare gli aumenti per i consumatori.
Secondo il Financial Times, Apple sta facendo pressioni sull'amministrazione Trump per ottenere il permesso di acquistare chip di memoria dalla cinese CXMT, inserita nella lista nera del Pentagono. La stampa russa riporta la notizia con tono neutro, sottolineando le implicazioni geopolitiche e commerciali della vicenda.
Allarga lo sguardo
Stati Uniti bombardano l’Iran dopo l’attacco a un cargo nello Stretto di Hormuz
8 lingue · 34 testate
Da Economy & MarketsVolkswagen prepara il taglio di 100.000 posti e la chiusura di quattro stabilimenti
5 lingue · 8 testate
Da Science & HealthObesità, il semaglutide mostra benefici su cuore, fegato e respiro
2 lingue · 6 testate