
Sudafrica, l’ultimatum anti-migranti scuote le città: migliaia in fuga e polizia dispiegata
Il 30 giugno è scaduto il termine informale imposto da gruppi di vigilantes per l’espulsione degli stranieri irregolari, innescando un esodo di massa e tensioni diplomatiche in tutta l’Africa australe.
Migliaia di sudafricani sono scesi in piazza a Johannesburg, Durban, Città del Capo e Pretoria il 30 giugno, giorno in cui scadeva l’ultimatum lanciato da coalizioni di cittadini come March and March perché tutti i migranti privi di documenti lasciassero il paese. Secondo le autorità di polizia, le manifestazioni – le più imponenti dalla crisi xenofoba del 2008 – sono rimaste in gran parte pacifiche, ma si sono registrati saccheggi isolati di negozi gestiti da stranieri, lanci di pietre e almeno una decina di arresti. L’apparato di sicurezza, rafforzato da un fondo d’emergenza di 600 milioni di rand e da unità dell’esercito, ha presidiato i centri urbani mentre oltre 25.000 persone, in maggioranza malawiani, zimbabweani, mozambicani e nigeriani, avevano già abbandonato il paese nelle settimane precedenti, spinte da minacce, sgomberi e licenziamenti.
I promotori della mobilitazione – una galassia di partiti minori e gruppi di vigilantes, spesso in abiti tradizionali zulu e armati di bastoni – attribuiscono agli stranieri irregolari la responsabilità della disoccupazione (che supera il 30%), della criminalità diffusa e della pressione sui servizi pubblici. La leader di March and March, Jacinta Ngobese-Zuma, ha dichiarato che l’obiettivo è una “azione di massa a oltranza” fino alla deportazione di tutti i migranti senza documenti, pur negando di incitare alla violenza. Dalla presidenza, Cyril Ramaphosa ha riconosciuto le “preoccupazioni reali” dei cittadini sull’immigrazione clandestina, ma ha condannato ogni forma di intimidazione e giustizia sommaria, ricordando che anche i residenti regolari – circa tre milioni, secondo l’agenzia statistica nazionale – godono della protezione della Costituzione. I governi di Malawi, Zimbabwe, Mozambico, Ghana, Nigeria e Uganda hanno organizzato rimpatri volontari con voli e autobus, mentre le rappresentanze diplomatiche africane a Pretoria hanno espresso allarme per la sicurezza dei propri connazionali.
Secondo analisti politici sudafricani, la mobilitazione è stata “strumentalizzata politicamente” in vista delle elezioni municipali di novembre, con formazioni come il partito MK dell’ex presidente Jacob Zuma e Action SA che cavalcano il malcontento. L’ondata di ostilità ha già causato almeno cinque vittime accertate – tra cui due mozambicani, un etiope e un malawiano – e ha costretto migliaia di persone, anche in possesso di documenti regolari, a rifugiarsi in campi di fortuna o davanti ai consolati. Fonti dell’Unione Africana sottolineano come la crisi stia incrinando l’immagine del Sudafrica quale potenza regionale inclusiva, ereditata dall’era Mandela, e rischi di alimentare ritorsioni contro le imprese sudafricane nel resto del continente.
Il governo ha risposto annunciando un rafforzamento dei controlli alle frontiere, una modernizzazione del sistema di immigrazione e una più severa applicazione della legge sull’immigrazione, mentre il premier della provincia di KwaZulu-Natal ha avvertito che non sarà tollerata una nuova esplosione di violenza come quella del luglio 2021. I gruppi anti-migranti hanno fatto sapere che le proteste continueranno oltre la scadenza del 30 giugno, mantenendo alta la tensione in un paese che, con il suo tasso di disuguaglianza tra i più elevati al mondo, resta una calamita per manodopera regionale ma fatica a conciliare le promesse di integrazione con le pressioni sociali interne.
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Il presidente sudafricano riconosce le legittime preoccupazioni sull'immigrazione irregolare, ma insiste che violenza e giustizia sommaria non hanno posto in una democrazia costituzionale. Il governo invita a proteste pacifiche avvertendo che gli atti criminali saranno puniti con tutto il rigore della legge. L'evacuazione di migliaia di cittadini stranieri evidenzia il costo umano della retorica xenofoba e la necessità di soluzioni migratorie di lungo periodo.
Le nazioni africane stanno evacuando in fretta migliaia di cittadini mentre si avvicina la scadenza fissata da gruppi anti-immigrati in Sudafrica. Almeno due persone sono state uccise e molte altre sfollate in un'escalation di violenza, con l'Uganda che ha avviato ponti aerei d'emergenza per centinaia di suoi connazionali. Le autorità temono che le proteste del 30 giugno possano innescare un'esplosione più ampia di attacchi xenofobi.
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