
La «Rivoluzione dei fenicotteri» infiamma l'Albania e sfida il progetto Trump
A Tirana, il movimento contro il resort di Ivanka Trump e Jared Kushner si amplia in una protesta anti-governo che tocca corruzione e trasparenza, con possibili ripercussioni sul cammino europeo del Paese e sugli interessi italiani nell'area.
Decine di migliaia di manifestanti hanno invaso sabato le strade di Tirana per il trentacinquesimo giorno consecutivo di proteste, segnando la più grande mobilitazione dai primi anni Novanta. La cosiddetta «Rivoluzione dei fenicotteri», inizialmente innescata dal progetto di un resort di lusso legato a Ivanka Trump e Jared Kushner sulla laguna di Narta, ha ormai allargato il suo obiettivo: chiedere le dimissioni del premier Edi Rama e una svolta nella lotta alla corruzione. Gli scontri di giovedì tra manifestanti e polizia, con lacrimogeni e idranti, hanno alzato la tensione, mentre nel fine settimana la folla ha marciato verso una stazione di polizia per ottenere il rilascio dei fermati.
Secondo gli organizzatori e le associazioni ambientaliste locali, il progetto — valutato 4,6 miliardi di dollari e previsto nell’area protetta di Zvernec — minaccerebbe l’habitat di fenicotteri e tartarughe marine, oltre a violare le norme sulla trasparenza nelle concessioni pubbliche. «L’Albania non è in vendita», ripetono i manifestanti, che accusano il governo di aver favorito investimenti esteri sacrificando il patrimonio naturale. Da Bruxelles, i diplomatici sottolineano come queste proteste riflettano le persistenti preoccupazioni sulla corruzione e sullo stato di diritto, temi centrali nei negoziati di adesione all’Unione europea, ancora in corso. Il governo Rama replica affermando che l’investimento rappresenta un volano per l’economia locale e un importante segnale di attrattività per i capitali stranieri.
Le implicazioni per l’Italia e l’Europa sono molteplici. Roma, partner storico di Tirana, guarda con apprensione a un’eventuale destabilizzazione del Paese: l’Albania è un nodo cruciale per il gasdotto Trans Adriatico (TAP), che garantisce parte dell’approvvigionamento energetico italiano, e un fronte sensibile per la gestione dei flussi migratori lungo la rotta balcanica. Inoltre, gli investitori italiani attivi nel turismo sulla riviera albanese potrebbero risentire di un quadro normativo reso incerto dalla contestazione. L’uso di simboli — come il rovesciamento del busto di Rama, che richiama la rimozione della statua di Enver Hoxha nel 1991 — sottolinea il carattere generazionale di una protesta che vede in prima fila giovani e influencer, segno di una società civile più matura ma anche di un disagio profondo verso le élite.
Al momento, il governo non mostra cedimenti: nessun canale di dialogo è stato aperto e le dimostrazioni sono annunciate a oltranza. Il Comitato Helsinki albanese ha denunciato l’uso sproporzionato della forza da parte della polizia e chiede un’inchiesta indipendente. L’Unione europea, da parte sua, segue con attenzione gli sviluppi: la prossima riunione del Consiglio Affari generali potrebbe includere un punto sulla situazione in Albania, mentre continua il pressing per le riforme giudiziarie. Il dossier resta incandescente, e il rischio che la crisi si cronicizzi è elevato.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Le proteste in Albania sono presentate come una rivolta popolare contro un governo corrotto e lo sfruttamento straniero. Il resort di lusso legato alla famiglia di Donald Trump è visto come un simbolo di accordi illegali e distruzione ambientale. I manifestanti sono inquadrati come difensori patriottici della sovranità e del patrimonio naturale albanese.
Le proteste sono descritte come un movimento civico persistente che chiede responsabilità politica. L'accento è sulle 35 notti consecutive di manifestazioni, sulle richieste di dimissioni del premier Rama e sulle più ampie richieste di riforme anticorruzione. Il tono è fattuale ma evidenzia la perseveranza dei manifestanti.
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