
A Vancouver la Nuova Zelanda e l’Egitto si giocano la prima gioia mondiale
Nella notte canadese del BC Place, due nazionali senza vittorie ai Mondiali cercano il successo che varrebbe un passo storico verso gli ottavi.
Quando l’arbitro ha fischiato l’inizio, nello stadio di Vancouver si è consumato un istante di vertigine: Nuova Zelanda ed Egitto, appaiate a quota un punto nel Gruppo G dopo i sorprendenti pareggi della prima giornata, hanno cominciato a inseguire una vittoria che per entrambe avrebbe il sapore di un’impresa mai riuscita. Gli All Whites, ultimi nel ranking FIFA tra le partecipanti, avevano fermato l’Iran sul 2-2 con una doppietta del giovane Elijah Just, mostrando un’intesa offensiva capace di imbarazzare difese più quotate. I Faraoni, dal canto loro, erano usciti illesi dal confronto con il Belgio – 1-1 firmato da Emam Ashour e da uno sfortunato autogol – offrendo una prova di solidità che mancava da tempo alla generazione di Mohamed Salah.
La posta in palio è un ottavo di finale che né gli oceanici né gli africani hanno mai raggiunto, ed è proprio questa verginità a caricare il match di una tensione quasi palpabile. L’allenatore Darren Bazeley ha confermato l’undici che ha ben figurato con l’Iran, imperniato sul centravanti del Nottingham Forest Chris Wood, terminale offensivo di una manovra che sfrutta la rapidità di Just e la regia di Sarpreet Singh. Hossam Hassan, tecnico dell’Egitto, punta invece sulla coppia Salah-Marmoush per scardinare la retroguardia avversaria, senza rinunciare all’equilibrio garantito dal doppio mediano Attia-Lasheen. Le formazioni, speculari nel 4-2-3-1, promettono un duello di strategie prima ancora che di gambe.
L’affresco tattico va letto alla luce dei precedenti immediati: la Nuova Zelanda, nonostante la sconfitta nel test pre-Mondiale con l’Inghilterra, ha dimostrato di saper reggere l’urto delle favorite, mentre l’Egitto ha imbrigliato il talento belga con un’accorta disposizione difensiva che ha concesso solo tre tiri nello specchio. In quell’incontro, il gol subito per un’incomprensione tra Hany e il portiere Shobeir ha lasciato l’amaro in bocca, ma ha anche rivelato una concentrazione che raramente viene meno nei momenti decisivi. Dall’altra parte, l’età media elevata dei neozelandesi – Wood ha 34 anni, Surman 35 – non è sembrata un freno, anzi ha portato esperienza nei minuti finali del match con l’Iran.
A rendere ancora più elettrica l’atmosfera del BC Place c’è la consapevolezza che l’altro incontro del girone, Belgio-Iran, è già terminato senza reti, lasciando la classifica in perfetta parità. Chi vince, questa notte, si issa in vetta e mette un’ipoteca seria sulla qualificazione. In panchina, Bazeley e Hassan sanno che il margine di errore è nullo: un passo falso rischierebbe di vanificare il lavoro di mesi e, per Salah, forse l’ultima occasione per lasciare un segno in una Coppa del Mondo. I primi minuti di gioco confermano la tensione della vigilia: pochi rischi, molti fraseggi orizzontali, alla ricerca del varco giusto.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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L'incontro tra Egitto e Nuova Zelanda è stato tesissimo, con entrambe le squadre incapaci di ottenere la prima vittoria iridata. Un autogol ha annullato il vantaggio egiziano, mentre i due gol lampo neozelandesi sono stati rimontati, lasciando gli All Whites ancora a secco di successi nella loro storia mondiale.
Questa sfida decisiva del Gruppo G vede Nuova Zelanda ed Egitto a caccia della prima storica vittoria mondiale per conquistare un posto agli ottavi. Sono promossi con enfasi i dettagli di trasmissione, le formazioni e la diretta testuale, con la stella Elijah Just indicata come la principale speranza per gli All Whites.
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