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Società e Culturadomenica 28 giugno 2026

A Mount Rushmore, tra presidenti di roccia e l’erba dei nativi, l’America compie 250 anni

Mentre la fiera nazionale voluta da Trump arranca tra vuoti e diserzioni, le piccole comunità riscoprono l’orgoglio locale e lo storico Anthony Cohen percorre a piedi la Underground Railroad fino in Canada.

Nel pomeriggio afoso di giugno, i turisti salgono i gradini con lo sguardo fisso ai quattro presidenti scolpiti nella roccia delle Black Hills. Un bambino grida «Papà, vieni!». Pochi si fermano davanti al piccolo giardino circolare all’ingresso, un orto etnobotanico curato da un botanico dei parchi nazionali, dove salvia ed erba dei bisonti fioriscono in aiuole orientate verso luoghi sacri per i nativi americani. È il 3 luglio, vigilia del Duecentocinquantesimo anniversario dell’indipendenza, e qui Donald Trump terrà un comizio con fuochi d’artificio – un’esaltazione patriottica che coesiste, quasi senza sfiorarla, con la memoria dei popoli che quelle terre le abitavano da millenni.

A migliaia di chilometri di distanza, a Cumberland, nel Maryland, il sindaco lancia caramelle da un carro e le bande musicali sfilano per le strade. La piccola città, isola democratica in una contea repubblicana, ha trovato nella parata per l’America 250, secondo la manager del centro, un fragile punto d’incontro. «Volevamo un evento che unisse davvero la comunità», spiega Melinda Kelleher. Tra il pubblico, un anziano storico dilettante ricorda il presidente Benjamin Harrison che percorreva lo stesso tragitto nel 1889, e più in là una giovane attivista conservatrice distribuisce copie tascabili della Costituzione. La politica non è assente – un pensionato liberale ammette la sua difficoltà con «quell’uomo alla Casa Bianca» – ma a prevalere è l’orgoglio per il proprio pezzo di America.

È un anniversario che molti americani affrontano con sentimenti contrastanti. Secondo un sondaggio NBC News, il 77% ritiene che i padri fondatori sarebbero «delusi» dallo stato dell’Unione. Eppure, la stessa inchiesta indica come massimo vanto nazionale l’abolizione della schiavitù, ricordata nel tredicesimo emendamento. Lo storico Anthony Cohen, 62 anni, ha scelto di ripercorrere a piedi 750 miglia della Underground Railroad, la rete clandestina che aiutava gli schiavi a fuggire verso il Canada. Partito dal Maryland, Cohen non è solo: una statua di Harriet Tubman lo accompagna, e con lui cammina Tom DeWolf, discendente di una delle più grandi famiglie di schiavisti americani. «Puoi scrivere una nuova eredità per la tua famiglia», gli ha detto Cohen. L’arrivo a Toronto è previsto per il 4 luglio, lo stesso giorno in cui la nazione festeggia.

Anche le organizzazioni ebraiche americane, con mostre al Jewish Museum di New York e al Weitzman National Museum di Filadelfia, riflettono sul lungo rapporto tra fede e libertà religiosa, a partire dalle lettere tra George Washington e la sinagoga Touro di Newport. Ma l’iniziativa più imponente del calendario ufficiale, la Great American State Fair sulla National Mall di Washington, voluta dalla Casa Bianca, viene descritta dalle cronache come un’esperienza dimessa. Mentre Trump sostiene che 45.000 persone abbiano assistito al suo discorso inaugurale, le corrispondenze raccontano di folle rade, stand vuoti di Stati che hanno disertato per ragioni di bilancio o di opportunità politica, e una riproduzione in legno di un arco trionfale che a molti ricorda, non senza imbarazzo, i monumenti di altri regimi. L’unica presenza costante, tra blackout elettrici e pioggia, sembra essere una mucca di nome Melania, esposta da un gruppo di giovani allevatori.

Forse il cuore della ricorrenza batte altrove. A Cumberland, mentre i tamburi si avvicinano e i bambini giocano sul marciapiede, un uomo scruta il cielo e sussurra: «I veterani della Prima guerra mondiale non ci sono più». Ma sotto, i più piccoli aspettano, come lui un tempo. È in quel passaggio di testimone, fragile e testardo, che l’America dei 250 anni mostra il suo volto meno spettacolare e forse più vero.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 4 lingue

41%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa atlantica / anglosferaStampa israeliana
Stampa atlantica / anglosfera
ScetticismoIndignazioneIronia

La celebrazione del 250° anniversario americano rivela una nazione divisa: le piccole città organizzano sfilate inclusive mentre una controversa fiera di stato sponsorizzata da Trump affronta scarsa affluenza e controversie sulla bandiera confederata. Nel frattempo, la camminata di uno storico lungo la Ferrovia Sotterranea ricorda che il percorso della nazione include schiavitù e lotta per la libertà. La copertura mette in luce sia l'unità locale di base che le lotte politiche nazionali.

Stampa israeliana/ Critica
ScetticismoDistaccoPragmatismo

Le organizzazioni ebraiche americane celebrano il 250° anniversario con un misto di festa e cautela, poiché l'evento diventa politicizzato. L'opinione pubblica mostra che la maggior parte degli americani crede che i fondatori sarebbero delusi dalla nazione odierna, ma c'è ancora nostalgia per i bicentenari passati. La comunità ebraica naviga i dibattiti sulla libertà religiosa partecipando alla commemorazione più ampia.

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domenica 28 giugno 2026

A Mount Rushmore, tra presidenti di roccia e l’erba dei nativi, l’America compie 250 anni

Mentre la fiera nazionale voluta da Trump arranca tra vuoti e diserzioni, le piccole comunità riscoprono l’orgoglio locale e lo storico Anthony Cohen percorre a piedi la Underground Railroad fino in Canada.

Nel pomeriggio afoso di giugno, i turisti salgono i gradini con lo sguardo fisso ai quattro presidenti scolpiti nella roccia delle Black Hills. Un bambino grida «Papà, vieni!». Pochi si fermano davanti al piccolo giardino circolare all’ingresso, un orto etnobotanico curato da un botanico dei parchi nazionali, dove salvia ed erba dei bisonti fioriscono in aiuole orientate verso luoghi sacri per i nativi americani. È il 3 luglio, vigilia del Duecentocinquantesimo anniversario dell’indipendenza, e qui Donald Trump terrà un comizio con fuochi d’artificio – un’esaltazione patriottica che coesiste, quasi senza sfiorarla, con la memoria dei popoli che quelle terre le abitavano da millenni.

A migliaia di chilometri di distanza, a Cumberland, nel Maryland, il sindaco lancia caramelle da un carro e le bande musicali sfilano per le strade. La piccola città, isola democratica in una contea repubblicana, ha trovato nella parata per l’America 250, secondo la manager del centro, un fragile punto d’incontro. «Volevamo un evento che unisse davvero la comunità», spiega Melinda Kelleher. Tra il pubblico, un anziano storico dilettante ricorda il presidente Benjamin Harrison che percorreva lo stesso tragitto nel 1889, e più in là una giovane attivista conservatrice distribuisce copie tascabili della Costituzione. La politica non è assente – un pensionato liberale ammette la sua difficoltà con «quell’uomo alla Casa Bianca» – ma a prevalere è l’orgoglio per il proprio pezzo di America.

È un anniversario che molti americani affrontano con sentimenti contrastanti. Secondo un sondaggio NBC News, il 77% ritiene che i padri fondatori sarebbero «delusi» dallo stato dell’Unione. Eppure, la stessa inchiesta indica come massimo vanto nazionale l’abolizione della schiavitù, ricordata nel tredicesimo emendamento. Lo storico Anthony Cohen, 62 anni, ha scelto di ripercorrere a piedi 750 miglia della Underground Railroad, la rete clandestina che aiutava gli schiavi a fuggire verso il Canada. Partito dal Maryland, Cohen non è solo: una statua di Harriet Tubman lo accompagna, e con lui cammina Tom DeWolf, discendente di una delle più grandi famiglie di schiavisti americani. «Puoi scrivere una nuova eredità per la tua famiglia», gli ha detto Cohen. L’arrivo a Toronto è previsto per il 4 luglio, lo stesso giorno in cui la nazione festeggia.

Anche le organizzazioni ebraiche americane, con mostre al Jewish Museum di New York e al Weitzman National Museum di Filadelfia, riflettono sul lungo rapporto tra fede e libertà religiosa, a partire dalle lettere tra George Washington e la sinagoga Touro di Newport. Ma l’iniziativa più imponente del calendario ufficiale, la Great American State Fair sulla National Mall di Washington, voluta dalla Casa Bianca, viene descritta dalle cronache come un’esperienza dimessa. Mentre Trump sostiene che 45.000 persone abbiano assistito al suo discorso inaugurale, le corrispondenze raccontano di folle rade, stand vuoti di Stati che hanno disertato per ragioni di bilancio o di opportunità politica, e una riproduzione in legno di un arco trionfale che a molti ricorda, non senza imbarazzo, i monumenti di altri regimi. L’unica presenza costante, tra blackout elettrici e pioggia, sembra essere una mucca di nome Melania, esposta da un gruppo di giovani allevatori.

Forse il cuore della ricorrenza batte altrove. A Cumberland, mentre i tamburi si avvicinano e i bambini giocano sul marciapiede, un uomo scruta il cielo e sussurra: «I veterani della Prima guerra mondiale non ci sono più». Ma sotto, i più piccoli aspettano, come lui un tempo. È in quel passaggio di testimone, fragile e testardo, che l’America dei 250 anni mostra il suo volto meno spettacolare e forse più vero.

Divergenza delle fonti

Società e Cultura · 4 testate · 4 lingue

41%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Neutrale29%
Critico71%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 4 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa atlantica / anglosferaStampa israeliana
Stampa atlantica / anglosfera
ScetticismoIndignazioneIronia

La celebrazione del 250° anniversario americano rivela una nazione divisa: le piccole città organizzano sfilate inclusive mentre una controversa fiera di stato sponsorizzata da Trump affronta scarsa affluenza e controversie sulla bandiera confederata. Nel frattempo, la camminata di uno storico lungo la Ferrovia Sotterranea ricorda che il percorso della nazione include schiavitù e lotta per la libertà. La copertura mette in luce sia l'unità locale di base che le lotte politiche nazionali.

Stampa israeliana/ Critica
ScetticismoDistaccoPragmatismo

Le organizzazioni ebraiche americane celebrano il 250° anniversario con un misto di festa e cautela, poiché l'evento diventa politicizzato. L'opinione pubblica mostra che la maggior parte degli americani crede che i fondatori sarebbero delusi dalla nazione odierna, ma c'è ancora nostalgia per i bicentenari passati. La comunità ebraica naviga i dibattiti sulla libertà religiosa partecipando alla commemorazione più ampia.

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