
Russia, repressione a tenaglia: ricatti contro la comunità Lgbt e morsa giudiziaria sull’oppositore Nadezhdin
Mentre Boris Nadezhdin subisce il divieto di espatrio e un’incriminazione amministrativa, un’ondata di estorsioni ai danni di persone Lgbt segnala un clima di intimidazione diffuso.
La notte del 16 luglio il politico anti-guerra Boris Nadezhdin ha ricevuto sul portale dei servizi statali la notifica del divieto di lasciare la Russia, disposto dal servizio federale degli ufficiali giudiziari. Il provvedimento, che Nadezhdin definisce illegale e intende impugnare, si innesta su una catena di iniziative giudiziarie: il 10 luglio il ministero della Giustizia lo ha iscritto nel registro degli “agenti stranieri”, il 13 luglio la polizia lo ha fermato e gli ha notificato un verbale per esibizione di simboli estremisti – in relazione a un video con una fotografia di Aleksej Naval’nyj – e il 17 luglio è attesa l’udienza davanti al tribunale di Dolgoprudnyj. Secondo gli attivisti per i diritti civili, si tratta di una strategia di “filtraggio dei candidati” che, cumulando lo status di agente straniero e una condanna amministrativa, impedisce di fatto a Nadezhdin di correre alle elezioni parlamentari di settembre nel collegio uninominale di Mytišči.
Parallelamente, un rapporto del portale di assistenza “Parni+” documenta un’impennata dei casi di ricatto ai danni di uomini gay e persone transgender. Il coordinatore dei servizi, Damir Musin, collega l’esplosione del fenomeno alla sentenza della Corte Suprema russa del 30 novembre 2023, che ha qualificato come estremista un inesistente “movimento pubblico internazionale Lgbt”. Da allora, spiega Musin, si sono moltiplicati i tentativi di estorsione in cui sconosciuti, dopo aver carpito immagini intime su piattaforme come il bot di incontri “Dajvinčik”, minacciano di rivelare l’orientamento sessuale a familiari, datori di lavoro o colleghi. Il portale riceve almeno cento richieste d’aiuto all’anno, ma il numero di chi cede al pagamento resta ignoto. In alcuni casi, come quello di un insegnante siberiano, la paura di perdere il lavoro ha spinto la vittima a versare cinquantamila rubli; in altri, la diffusione delle foto è stata ignorata dai destinatari, che le hanno considerate opera di truffatori.
Secondo fonti della società civile russa, la repressione non risparmia neppure il mondo della musica: il rapper Ptacha (David Nuriev) è stato multato per 80.000 rubli per propaganda di stupefacenti in alcune canzoni, mentre il cantante Dmitrij Spirin, già inserito nel registro degli agenti stranieri, ha messo all’asta le pagine del proprio passaporto russo per finanziare l’Ucraina. Agli occhi degli osservatori europei, questi episodi compongono un quadro di pressione crescente su ogni forma di dissenso o di identità non allineata, in cui lo strumento amministrativo e penale viene impiegato per colpire sia l’opposizione politica sia le minoranze sessuali.
Nadezhdin, che nel 2024 aveva tentato senza successo di candidarsi alla presidenza raccogliendo oltre centomila firme, si trova ora gravato anche da una procedura di bancarotta con un debito di 77,4 milioni di rubli verso l’Agenzia per l’assicurazione dei depositi. Il suo avvocato sostiene che il divieto di espatrio sia illegittimo proprio perché l’esecuzione forzata era stata sospesa in seguito all’avvio della procedura concorsuale. L’udienza del 17 luglio chiarirà se scatterà l’arresto amministrativo fino a quindici giorni, precludendo definitivamente la via elettorale. Intanto, il Cremlino non commenta, ma per gli analisti di Bruxelles la sequenza di misure conferma l’intenzione di blindare il rinnovo della Duma escludendo ogni voce critica, mentre le organizzazioni per i diritti umani denunciano un uso sistematico della legge per alimentare un clima di paura e autocensura.
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.40 | critical |
Il divieto di espatrio è una misura legale di routine per un debito non pagato. Nadezhdin, riconosciuto agente straniero, ha anche un procedimento amministrativo per simboli estremisti. I suoi avvocati lo contestano, ma la legge va rispettata.
Presenta la vicenda come una normale procedura di recupero crediti, minimizzando il contesto politico e l'azione simultanea contro il dissenso.
Non menziona che Nadezhdin teme un arresto e che il divieto arriva dopo la sua dichiarazione di voler lasciare la Russia, elementi presenti nelle altre fonti.
Il divieto di espatrio è legato a un debito, ma arriva in un contesto di repressione del dissenso. Nadezhdin, candidato pacifista, ha un caso per la foto di Navalny. I tempi suggeriscono che le autorità usano la legge per limitare i suoi movimenti prima dell'udienza.
Collega il divieto a un debito ma lo inquadra in una repressione più ampia, suggerendo un uso strumentale della legge.
Non menziona la procedura di bancarotta di Nadezhdin né il fatto che il debito sia contestato dagli avvocati come illegale, elementi presenti nei media russi.
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