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Società e Culturalunedì 6 luglio 2026

Il crepuscolo dei giochi di strada e l’era della connessione perpetua

Cosa rivela la psicologia sul passaggio dall'infanzia di strada all'iperconnessione, tra resilienza perduta e nuove vulnerabilità digitali.

Era il grido di una madre, lanciato dalla finestra al crepuscolo, a segnare la fine del gioco. Per i bambini cresciuti negli anni Sessanta e Settanta, quel richiamo scandiva il confine tra la libertà della strada e il ritorno a casa, con le ginocchia sbucciate e le regole inventate all’istante. Non c’erano telefoni a interrompere le trattative su chi iniziava la partita, né notifiche a colmare il vuoto di un pomeriggio senza programmi. La noia, quella compagna silenziosa di tante infanzie, non era un nemico da sconfiggere con uno schermo, ma il terreno fertile da cui germogliavano avventure improvvisate e mondi immaginari.

Oggi, quel paesaggio sonoro è quasi scomparso. Studi condotti in Brasile indicano che un cittadino medio trascorrerà oltre cinquantadue anni della propria vita connesso a Internet, mentre in Argentina quasi la metà dei genitori ammette che i propri figli usano dispositivi tra le due e le cinque ore al giorno. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda per i bambini di due anni non più di un’ora quotidiana davanti a uno schermo, eppure il cosiddetto “ciuccio digitale” – il tablet offerto per sedare un capriccio – è diventato un gesto comune già prima dei due anni. La ricerca psicologica, tuttavia, avverte: la noia infantile, quando non immediatamente anestetizzata da stimoli esterni, agisce come un motore della creatività. Un’analisi di ventisette studi empirici, pubblicata sulla rivista Review of Education, ha mostrato che i bambini costretti a cercare da soli un passatempo tendono a sviluppare con maggiore frequenza il gioco simbolico, il disegno e la capacità di risolvere problemi.

Questa migrazione dall’analogico al digitale non ha solo ridisegnato l’infanzia, ma ha aperto nuove faglie di vulnerabilità. In Argentina, nove anziani su dieci sono stati esposti a tentativi di frode online, e il 63% dichiara di provare paura o sfiducia nell’usare il proprio denaro su applicazioni e portafogli virtuali. In Russia, i truffatori hanno preso di mira gli studenti con la minaccia di annullare i risultati degli esami di Stato, mentre a livello globale false email di rimborso viaggio, come quelle che imitano Booking.com, sfruttano l’urgenza e dati personali rubati per carpire credenziali. L’ente previdenziale argentino ANSES ha dovuto diffondere avvisi pubblici per ricordare che nessun suo funzionario chiederà mai password o codici di verifica per telefono. L’iperconnessione, insomma, non ha creato solo nuove dipendenze, ma anche una platea di potenziali vittime per le quali la fiducia nel prossimo – un tempo costruita nei rapporti di vicinato – si trasforma in una trappola.

Eppure, proprio le generazioni cresciute prima della rivoluzione digitale sembrano possedere una risorsa che i più giovani faticano ad acquisire: la resilienza. Psicologi che hanno studiato coorti nate negli anni Sessanta e Settanta parlano di una sorta di “inoculazione allo stress”: affrontare piccoli pericoli senza la supervisione costante degli adulti, negoziare le regole di un gioco, tollerare la frustrazione di una sbucciatura o di un pomeriggio vuoto, ha forgiato una capacità di adattamento che oggi scarseggia. In un’epoca in cui il 45% degli studenti dei paesi OCSE si dice ansioso se non ha il telefono a portata di mano, il ricordo di quelle ginocchia sbucciate e di quelle attese – per una canzone alla radio, per lo sviluppo di un rullino fotografico – assume i contorni di un lusso perduto.

Resta, come un’eco lontana, l’immagine di un bambino che, senza più pile nel telecomando, si mette a disegnare sul retro di una vecchia busta. Forse è in quel gesto minimo, in quella riconquista del silenzio, che si annida la possibilità di un nuovo equilibrio.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Allarme vs. Pragmatismo
41%Media
3 blocchi · posizioni da −0.70 a +0.30
Critica digitaleSoluzione pragmatica
EURLATSEA
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa europea continentale−0.70critical
Stampa latinoamericana−0.30critical
Stampa sud-est asiatica+0.30aligned
Le testate analizzate non includono la voce diretta degli utenti di smartphone.
Stampa europea continentale−0.70
Voce

L'individuo contemporaneo cammina con lo smartphone in mano, sommerso da una valanga di sollecitazioni, pieno di amici virtuali e illusori. La crisi dell'ascolto è causata dalle tecnologie digitali che catturano l'attenzione ed eliminano il reale.

Meccanismodrammatizzazione

Utilizza il linguaggio drammatico e l'autorità di un antropologo francese per presentare la situazione come un incubo collettivo, rendendo la critica indiscutibile.

Omissione

Non menziona le potenziali soluzioni o i benefici della connettività digitale.

AllarmeIndignazione
Stampa latinoamericana−0.30
Voce

Gli esperti raccomandano di recuperare la noia come modo per ritrovare se stessi. La salute mentale degli studenti mostra segnali di ansia e isolamento. La stanchezza cronica è un sintomo clinico comune.

Meccanismomedicalizzazione

Trasforma il problema in una questione di salute pubblica, usando studi e pareri di esperti per legittimare la preoccupazione.

Omissione

Non considera i fattori economici o sociali che spingono all'iperconnessione.

PragmatismoScetticismo
Stampa sud-est asiatica+0.30
Voce

Nel caos digitale, la lettura è una scorciatoia per una vita più profonda. Rifiutare la noia significa scegliere la lettura invece dello scrolling senza fine.

Meccanismosoluzione pragmatica

Presenta la lettura come una soluzione semplice e accessibile, contrapponendola alla passività dei video brevi.

Omissione

Non affronta le cause profonde della dipendenza digitale, come la progettazione delle piattaforme.

PragmatismoScetticismo

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lunedì 6 luglio 2026

Il crepuscolo dei giochi di strada e l’era della connessione perpetua

Cosa rivela la psicologia sul passaggio dall'infanzia di strada all'iperconnessione, tra resilienza perduta e nuove vulnerabilità digitali.

Era il grido di una madre, lanciato dalla finestra al crepuscolo, a segnare la fine del gioco. Per i bambini cresciuti negli anni Sessanta e Settanta, quel richiamo scandiva il confine tra la libertà della strada e il ritorno a casa, con le ginocchia sbucciate e le regole inventate all’istante. Non c’erano telefoni a interrompere le trattative su chi iniziava la partita, né notifiche a colmare il vuoto di un pomeriggio senza programmi. La noia, quella compagna silenziosa di tante infanzie, non era un nemico da sconfiggere con uno schermo, ma il terreno fertile da cui germogliavano avventure improvvisate e mondi immaginari.

Oggi, quel paesaggio sonoro è quasi scomparso. Studi condotti in Brasile indicano che un cittadino medio trascorrerà oltre cinquantadue anni della propria vita connesso a Internet, mentre in Argentina quasi la metà dei genitori ammette che i propri figli usano dispositivi tra le due e le cinque ore al giorno. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda per i bambini di due anni non più di un’ora quotidiana davanti a uno schermo, eppure il cosiddetto “ciuccio digitale” – il tablet offerto per sedare un capriccio – è diventato un gesto comune già prima dei due anni. La ricerca psicologica, tuttavia, avverte: la noia infantile, quando non immediatamente anestetizzata da stimoli esterni, agisce come un motore della creatività. Un’analisi di ventisette studi empirici, pubblicata sulla rivista Review of Education, ha mostrato che i bambini costretti a cercare da soli un passatempo tendono a sviluppare con maggiore frequenza il gioco simbolico, il disegno e la capacità di risolvere problemi.

Questa migrazione dall’analogico al digitale non ha solo ridisegnato l’infanzia, ma ha aperto nuove faglie di vulnerabilità. In Argentina, nove anziani su dieci sono stati esposti a tentativi di frode online, e il 63% dichiara di provare paura o sfiducia nell’usare il proprio denaro su applicazioni e portafogli virtuali. In Russia, i truffatori hanno preso di mira gli studenti con la minaccia di annullare i risultati degli esami di Stato, mentre a livello globale false email di rimborso viaggio, come quelle che imitano Booking.com, sfruttano l’urgenza e dati personali rubati per carpire credenziali. L’ente previdenziale argentino ANSES ha dovuto diffondere avvisi pubblici per ricordare che nessun suo funzionario chiederà mai password o codici di verifica per telefono. L’iperconnessione, insomma, non ha creato solo nuove dipendenze, ma anche una platea di potenziali vittime per le quali la fiducia nel prossimo – un tempo costruita nei rapporti di vicinato – si trasforma in una trappola.

Eppure, proprio le generazioni cresciute prima della rivoluzione digitale sembrano possedere una risorsa che i più giovani faticano ad acquisire: la resilienza. Psicologi che hanno studiato coorti nate negli anni Sessanta e Settanta parlano di una sorta di “inoculazione allo stress”: affrontare piccoli pericoli senza la supervisione costante degli adulti, negoziare le regole di un gioco, tollerare la frustrazione di una sbucciatura o di un pomeriggio vuoto, ha forgiato una capacità di adattamento che oggi scarseggia. In un’epoca in cui il 45% degli studenti dei paesi OCSE si dice ansioso se non ha il telefono a portata di mano, il ricordo di quelle ginocchia sbucciate e di quelle attese – per una canzone alla radio, per lo sviluppo di un rullino fotografico – assume i contorni di un lusso perduto.

Resta, come un’eco lontana, l’immagine di un bambino che, senza più pile nel telecomando, si mette a disegnare sul retro di una vecchia busta. Forse è in quel gesto minimo, in quella riconquista del silenzio, che si annida la possibilità di un nuovo equilibrio.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Allarme vs. Pragmatismo
41%Media
3 blocchi · posizioni da −0.70 a +0.30
Critica digitaleSoluzione pragmatica
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Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa europea continentale−0.70critical
Stampa latinoamericana−0.30critical
Stampa sud-est asiatica+0.30aligned
Le testate analizzate non includono la voce diretta degli utenti di smartphone.
Stampa europea continentale−0.70
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L'individuo contemporaneo cammina con lo smartphone in mano, sommerso da una valanga di sollecitazioni, pieno di amici virtuali e illusori. La crisi dell'ascolto è causata dalle tecnologie digitali che catturano l'attenzione ed eliminano il reale.

Meccanismodrammatizzazione

Utilizza il linguaggio drammatico e l'autorità di un antropologo francese per presentare la situazione come un incubo collettivo, rendendo la critica indiscutibile.

Omissione

Non menziona le potenziali soluzioni o i benefici della connettività digitale.

AllarmeIndignazione
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Gli esperti raccomandano di recuperare la noia come modo per ritrovare se stessi. La salute mentale degli studenti mostra segnali di ansia e isolamento. La stanchezza cronica è un sintomo clinico comune.

Meccanismomedicalizzazione

Trasforma il problema in una questione di salute pubblica, usando studi e pareri di esperti per legittimare la preoccupazione.

Omissione

Non considera i fattori economici o sociali che spingono all'iperconnessione.

PragmatismoScetticismo
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Nel caos digitale, la lettura è una scorciatoia per una vita più profonda. Rifiutare la noia significa scegliere la lettura invece dello scrolling senza fine.

Meccanismosoluzione pragmatica

Presenta la lettura come una soluzione semplice e accessibile, contrapponendola alla passività dei video brevi.

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Non affronta le cause profonde della dipendenza digitale, come la progettazione delle piattaforme.

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