
L’omicidio mirato dell’ingegnere capo di Zaporizhzhia riaccende lo scontro sul nucleare
Mosca denuncia un atto terroristico ucraino, l’Aiea condanna l’attacco senza attribuire responsabilità, mentre Kiev tace e i media ucraini parlano di collaborazionismo.
La morte di Aleksandr Jakovlev, ingegnere capo della centrale nucleare di Zaporizhzhia, ucciso il 15 luglio da un drone che ha colpito la sua auto di servizio al confine tra l’area industriale dell’impianto e la città di Enerhodar, ha innescato una nuova e pericolosa escalation attorno al più grande sito atomico d’Europa. Insieme a lui è deceduto l’autista Dmitrij Filippov. Secondo le autorità russe, si è trattato di un «atto terroristico mirato» compiuto dalle forze armate ucraine per intimidire il personale e compromettere la sicurezza della centrale. Il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Rafael Grossi, ha condannato l’accaduto definendolo «un attacco inaccettabile alla centrale e alla sua dirigenza» e una «grave minaccia alla sicurezza nucleare», chiedendo l’immediata cessazione di tutte le azioni ostili contro gli impianti nucleari e il loro personale.
Dal Cremlino e dalla diplomazia russa l’episodio viene inquadrato come l’ennesimo tassello di una strategia deliberata di Kiev per rendere insostenibile la gestione dell’impianto, occupato dalle forze di Mosca dal marzo 2022. Il portavoce del ministero degli Esteri russo ha accusato l’Occidente di rendersi «complice» di questi crimini, mentre il governatore della regione di Zaporizhzhia, Evgenij Balickij, ha denunciato attacchi quotidiani con droni contro infrastrutture civili e sociali. La Russia ha annunciato che chiederà un’inchiesta internazionale e ha sollecitato dall’Aiea una condanna esplicita, giudicando insufficienti le generiche esortazioni alla moderazione. Nei giorni precedenti, secondo fonti russe, la centrale aveva già subito ripetuti distacchi dalla rete elettrica esterna, e dall’inizio dell’anno si contano almeno tredici morti e decine di feriti tra i lavoratori a causa dei bombardamenti nell’area.
Sul fronte ucraino, al momento non è stata diffusa alcuna dichiarazione ufficiale. Tuttavia, media di Kiev hanno descritto Jakovlev come un cittadino ucraino che avrebbe scelto di collaborare con le forze di occupazione, firmando un contratto con Rosatom e ottenendo un passaporto russo. Secondo questa ricostruzione, l’ingegnere avrebbe contribuito a trasformare la centrale in uno strumento di pressione politica e militare, agevolando l’uso del sito come scudo per le operazioni belliche russe. L’Aiea, pur condannando l’attacco, non ha attribuito responsabilità, mantenendo la linea di neutralità che caratterizza la sua presenza a Zaporizhzhia, dove dal settembre 2022 opera una missione di monitoraggio permanente. L’agenzia ha più volte denunciato il rischio di un incidente nucleare, senza però identificare gli autori degli attacchi, limitandosi a invocare il rispetto dei principi di sicurezza.
Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, la vicenda riporta in primo piano la fragilità della sicurezza nucleare in un’area di conflitto attivo. La centrale di Zaporizhzhia, con i suoi sei reattori in stato di arresto a freddo, richiede alimentazione elettrica costante per i sistemi di raffreddamento: ogni interruzione, come quelle già verificatesi in passato, può innescare scenari di fusione del nocciolo con conseguenze transfrontaliere. L’Aiea ha confermato che la situazione resta «instabile» e che gli esperti sul posto continueranno a monitorare l’evolversi degli eventi. La richiesta russa di un’inchiesta internazionale e la condanna di Grossi aprono ora un nuovo capitolo diplomatico, mentre il dossier Zaporizhzhia resta sospeso tra la necessità di garantire la sicurezza e l’impossibilità di separare la gestione tecnica dell’impianto dal conflitto militare in corso.
| Stampa russa e CSI | −1.00 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.20 | neutral |
La Russia accusa l'Ucraina di terrorismo nucleare e fascismo, chiedendo una reazione internazionale per fermare l'escalation.
Utilizza un linguaggio storicamente carico (nazismo, fascismo) per demonizzare l'avversario e presentare l'evento come un passo verso una catastrofe nucleare, legittimando una risposta dura.
Omette qualsiasi contesto di occupazione russa della centrale e la possibilità che l'attacco sia una reazione a precedenti azioni russe.
L'Europa inquadra l'evento come un incidente in un territorio occupato, mettendo in dubbio la versione russa e sottolineando la mancanza di verifica indipendente.
Utilizza l'etichetta 'occupato' per delegittimare il controllo russo e inserisce l'evento in una cornice di conflitto, riducendo la portata della denuncia russa a una rivendicazione non verificata.
Omette la forte condanna russa e il collegamento con il terrorismo nucleare, nonché la richiesta di reazione dell'AIEA.
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