
Dopo 53 anni, i New York Knicks tornano a dominare l’NBA: un trionfo che unisce e infiamma la città
La vittoria per 94-90 sui San Antonio Spurs, trascinata dai 45 punti di Jalen Brunson, chiude una serie leggendaria mentre New York esplode tra giubilo, celebrità e qualche episodio di violenza.
A mezzanotte italiana di sabato, i New York Knicks hanno spezzato un incantesimo lungo oltre mezzo secolo, conquistando il terzo titolo NBA della loro storia con un perentorio 4-1 ai danni dei San Antonio Spurs. Il 94-90 con cui si è chiusa Gara 5 al Frost Bank Center del Texas è solo la cifra finale di una serie in cui la franchigia della Grande Mela ha riscritto la narrativa del basket moderno, rimontando – in ciascuna delle quattro vittorie – svantaggi a doppia cifra. Dalla Cina al Brasile, passando per Europa e Medio Oriente, l’impresa è stata celebrata come la fine di un digiuno che dal 1973 alimentava la mitologia di una squadra diventata simbolo di resilienza urbana.
Protagonista assoluto è un playmaker di 29 anni che nel 2024 aveva rifiutato fino a 113 milioni di dollari pur di costruire attorno a sé un roster competitivo: Jalen Brunson ha firmato 45 punti nella partita decisiva, polverizzando il record di franchigia in una finale e aggiudicandosi il premio di MVP delle Finals. Accanto a lui, i riflettori internazionali si sono accesi sul tedesco Ariel Hukporti, terzo giocatore tedesco a vincere l’anello dopo Nowitzki e Hartenstein, mentre in Francia si moltiplicano le analisi su Victor Wembanyama: il ventenne fenomeno degli Spurs chiude con 19 punti e 14 rimbalzi, ma la sua dichiarazione post-partita («li abbiamo dominati a tratti, ma il margine di errore è sottilissimo») rivela più di ogni statistica la distanza tra talento e maturità agonistica.
La dimensione globale dell’evento è amplificata dalla concomitanza con i Mondiali di calcio: a poche miglia dal MetLife Stadium, dove il Brasile esordiva con un opaco 1-1 contro il Marocco, Manhattan si è fermata per i Knicks. Mentre i maxischermi trasmettevano la partita, celebrità come Timothée Chalamet, Ben Stiller, Sydney Sweeney e il principe Harry (a San Antonio per i Warrior Games) si mescolavano ai tifosi. Sui social, la cantante Jennifer Lopez ha ringraziato la squadra per aver «restaurato fede e speranza», e perfino il presidente Trump ha esaltato la «nascita di una superstar» in Brunson – non dimenticando di rimarcare la propria presenza, dopo essere stato fischiato a Gara 3 al Madison Square Garden.
La notte newyorkese, però, ha mostrato il volto bifronte della passione sportiva. Se a Brooklyn si formavano conga line spontanee e a San Antonio migliaia di tifosi ospiti cantavano «Knicks in five!», a Times Square i festeggiamenti sono degenerati: sei bus sono stati devastati e uno, destinato al trasporto dei tifosi mondiali, incendiato; un adolescente di 17 anni è stato ferito da un colpo d’arma da fuoco al piede. La polizia ha effettuato oltre cinquanta fermi, mentre il sindaco Zohran Mamdani prometteva le chiavi della città alla squadra e invitava alla calma.
La vittoria dei Knicks non è soltanto la conclusione di una traversata nel deserto: essa ribalta l’archetipo della franchigia disfunzionale e suggerisce un nuovo paradigma di costruzione del successo, basato sulla coesione e sull’intelligenza finanziaria anziché sull’accumulo di star. Per l’Europa, che osserva con crescente attenzione il basket americano, il messaggio è duplice: da un lato la consacrazione di un modello che premia la continuità, dall’altro la conferma che il Vecchio Continente produce ancora talenti capaci di incidere – da Wembanyama a Hukporti – anche se l’apprendistato per il trono è appena cominciato.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Dopo 53 anni, i New York Knicks sono di nuovo campioni NBA, battendo i San Antonio Spurs 94-90 in Gara 5. I 45 punti di Jalen Brunson hanno sigillato il titolo, con anche un giocatore tedesco che ha vinto un anello. Tuttavia, i festeggiamenti a New York sono diventati caotici, con segnalazioni di un adolescente ferito da arma da fuoco e autobus incendiati.
I Knicks sono finalmente campioni, e New York si prepara per la madre di tutte le parate di vittoria. Questa squadra imperfetta ma amata ha messo fine a oltre cinque decenni di delusioni, dimostrando che la grandezza arriva in forme inaspettate. L'amore della città per i Knicks non è mai venuto meno, e ora hanno la loro ricompensa.
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