
Il lusso si spoglia: a Milano la moda maschile riscopre la sottrazione
Dalla passerella di Prada alle sahariane di Armani, la Settimana della Moda Uomo ha raccontato un’eleganza che rallenta, toglie e sceglie la continuità contro l’eccesso.
Sotto la luce al neon che filtra dal plexiglass trasparente della passerella, il primo modello di Prada avanza con un giubbino di denim portato direttamente sulla pelle. Nessuna T-shirt, nessun orpello: solo il jeans aderente, un blazer sartoriale e un pantalone asciutto che comparirà, in infinite variazioni di tessuto e colore, per quasi tutta la sfilata. È l’immagine iniziale di una collezione che Miuccia Prada e Raf Simons hanno costruito come un esercizio di sottrazione radicale, un gesto controcorrente in una stagione dominata, nelle parole dei due creativi, «da forme esasperate, costruzioni elaborate e complicazioni continue».
Quella di Prada non è una semplice riduzione minimalista. È un distillato di stile che nasce dal rifiuto del design inutile e dalla volontà di creare qualcosa di nuovo partendo, paradossalmente, dal «nulla». La reiterazione diventa linguaggio: un solo modello di pantalone, il giubbino corto che sostituisce la maglietta anche in nylon e tessuti classici, le borse agganciate alla cintura come marsupi, i foulard al posto delle cinture. «Questa collezione è una rottura con le convenzioni del lusso», hanno dichiarato gli stilisti nel backstage, rivendicando una scelta consapevole che cambia materiali, proporzioni e silhouette. Togliere, ricordano, richiede molta più cultura che aggiungere.
La stessa tensione verso una sostanza silenziosa ha attraversato altre case italiane. Giorgio Armani ha portato in scena una collezione maschile che guarda al tempo delle civiltà, non a quello effimero delle stagioni. Sahariane che diventano quasi un manifesto esistenziale, giacche destrutturate che si allungano, lino e shantung che sembrano aver assorbito la luce delle città di mare: un’eleganza nomade che non cerca la nostalgia ma la continuità di ciò che resta attuale. Dolce & Gabbana, in un momento di ristrutturazione aziendale segnato dalle dimissioni di Stefano Gabbana dalla presidenza, ha scelto di riaffermare il proprio DNA con «Vacanze Siciliane», una collezione che attinge alla memoria dell’isola tra carretti siciliani, ricami di corallo e anemoni, completi gessati e camicie di pizzo. «Sicilia non è mai stata una moda passeggera», hanno spiegato i due fondatori, ancora insieme alla direzione creativa.
Fuori dal perimetro italiano, il ritorno di Ralph Lauren nel calendario milanese ha offerto una visione americana del lusso atemporale. Nel palazzo della maison, in un’atmosfera intima e residenziale, la sfilata ha mescolato la sartoria impeccabile della linea Purple Label con l’esplosione colorata di Polo, tra patchwork e dettagli decorativi. Lewis Hamilton, Henry Golding e Maluma sedevano tra il pubblico, mentre Golding commentava entusiasta uno smoking blu notte. La presenza di star globali non ha però distolto l’attenzione dal cuore della proposta: un’eleganza cinematografica che, secondo il fondatore, crea «mondi a cui aspirare» senza bisogno di dimostrare nulla.
In una Milano che ha visto sfilare anche Etro, Tod’s e Brett Johnson, il lusso maschile per la primavera-estate 2027 sembra aver ritrovato il coraggio di rallentare. Dopo anni di silhouette esasperate e loghi trasformati in dichiarazioni d’identità, la moda ha scelto di lasciar andare il rumore. Resta l’immagine di un foulard annodato al posto della cintura, un dettaglio che non grida ma trasforma la funzione in poesia: il lusso, forse, non ha più bisogno di impressionare, ma solo di essere vissuto.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La stampa latinoamericana segue la moda maschile milanese con uno sguardo pragmatico da mercato: Ralph Lauren conquista tutte le età, Parigi promette una mascolinità ibrida, e Dolce & Gabbana riafferma le radici siciliane mentre il presidente lascia. L'attenzione è sulle strategie dei brand e sui movimenti societari, senza enfasi eccessiva.
La stampa europea continentale, in particolare italiana, presenta la collezione di Prada come un antidoto minimalista alle esasperazioni della moda. Il duo creativo rifiuta il design inutile, distillando uno stile essenziale che elimina ogni orpello. Il tono è scettico verso le tendenze dominanti e analitico.
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