
Un pianeta, due volti: gelo in Sudamerica, caldo record in Messico
Mentre una massa d’aria polare porta temperature sotto lo zero e gelate in Brasile e Paraguay, il Messico affronta picchi di 40°C e piogge torrenziali, in un sabato che fotografa l’accelerazione degli estremi climatici.
Il 4 luglio 2026 si presenta come un catalogo di contrasti meteorologici che abbraccia l’intera America Latina e parte dell’Europa meridionale. Il dato che ridisegna la giornata è l’irruzione di aria polare nel Centro-Sud del Brasile: secondo i modelli di Climatempo, le minime tra Rio Grande do Sul e Santa Catarina scenderanno fino a -6°C, con estese gelate nelle aree di serra e altopiano. Non si tratta di un episodio isolato: la stessa massa d’aria, dopo aver attraversato l’Argentina, spinge le temperature di Asunción e Encarnación, in Paraguay, su valori massimi di appena 14-16°C, mentre a Punta Lara, sulla sponda argentina del Río de la Plata, la minima tocca 0°C.
Il meccanismo è classico ma reso più incisivo dalla configurazione dei venti in quota. L’avanzata dell’aria fredda verso nord-est incontra l’umidità oceanica, generando piogge intense sul litorale di San Paolo e Rio de Janeiro, dove si attendono accumuli significativi e nevoeiro nelle prime ore del mattino. In Perù, la Cordigliera delle Ande funge da spartiacque: mentre Lima registra una giornata grigia e umida con 23°C, a Huancayo, a oltre 3.000 metri, le minime scendono a 1°C. L’impatto sulle attività agricole del Sudamerica è immediato, con rischi per le colture di caffè e canna da zucchero nelle zone esposte al gelo, mentre le autorità locali, dalla Defesa Civil brasiliana alla SGIRPC messicana, emettono allerte per frane e inondazioni.
Sull’altro fronte, il Messico vive una realtà opposta. Le temperature massime a Culiacán e Mérida raggiungono 38-36°C, con un’umidità che porta la sensazione termica ben oltre i 40°C. Il Servicio Meteorológico Nacional segnala che l’onda tropicale numero 15, in combinazione con canali di bassa pressione, scaricherà piogge torrenziali su Jalisco, Michoacán e Colima, con accumuli fino a 150 mm e possibile grandine. Città del Messico non sfugge alla morsa: dopo i nubifragi che hanno allagato Interlomas, è attiva un’allerta rossa per Cuajimalpa, dove si temono colate di fango. La capitale, con i suoi 25°C di massima, si trova sospesa tra il caldo tropicale e le perturbazioni che risalgono dall’Atlantico.
Anche l’Europa partecipa a questo mosaico. In Spagna, l’AEMET prevede stabilità e temperature in deciso aumento, con punte di 42°C in Andalusia e 38°C a Madrid, mentre solo il Cantabrico e lo Stretto di Gibilterra vedranno nubi e qualche pioggia. È un’estate che per la Penisola Iberica si annuncia nella norma delle recenti ondate di calore, ma che assume un significato diverso se letta in parallelo con il freddo anomalo che attanaglia l’altro emisfero. Per l’Italia, che si affaccia sullo stesso bacino mediterraneo, la configurazione conferma la tendenza a un luglio dominato dall’anticiclone africano, con implicazioni per la gestione delle risorse idriche e il rischio incendi.
Il prossimo passo da monitorare è l’evoluzione della massa d’aria fredda in Sudamerica: domenica 5 luglio le temperature risaliranno gradualmente, ma le gelate isolate persisteranno sulle serre gaúcha e catarinense. In Messico, l’arrivo dell’onda tropicale 22 promette un nuovo peggioramento nella giornata di domenica, con piogge intense anche su Chiapas e Yucatán. La settimana entrante dirà se questi estremi rientreranno nella variabilità stagionale o se, come suggeriscono i dati del Servicio Meteorológico Nacional messicano sull’aumento di 2,2°C della temperatura media a Puebla in trentacinque anni, stiamo osservando l’ennesimo tassello di un clima che cambia più in fretta della nostra capacità di adattamento.
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