
La fila per Murakami a mezzanotte e il ritmo umano che l’IA non può imporre
Mentre a Tokyo i lettori aspettano il nuovo romanzo, scrittori, programmatori e aziende scoprono che accelerare senza calibrare il fattore umano è solo agitazione.
A mezzanotte, davanti ad alcune librerie di Tokyo, decine di persone aspettavano in silenzio l’apertura delle porte. Non era l’uscita di un nuovo dispositivo elettronico, ma il lancio di un romanzo: La storia di Kaho, il primo libro di Haruki Murakami con una protagonista donna. Sotto i lampioni, i lettori tenevano in mano il volume appena acquistato, quasi a voler toccare con le dita qualcosa che nessun algoritmo avrebbe potuto generare.
Poche ore prima, in un’intervista, Murakami aveva tracciato un confine netto: «L’IA prende in considerazione tutto ciò che è accaduto finora e stabilisce analogie. Ma i processi con cui scrivo i romanzi sono completamente diversi». Per lui, il romanziere fa emergere qualcosa di nuovo che all’improvviso attraversa la mente, e «probabilmente l’IA non può farlo». La scena di Tokyo sembrava dare corpo a un’intuizione che da Mary Shelley a Karl Marx ha accompagnato la modernità: la creazione umana non è solo accumulazione di dati, ma irruzione di un’intelligenza viva, sociale, che Marx chiamava «general intellect» – il sapere collettivo che si fa forza produttiva e che oggi, sotto il nome di intelligenza artificiale, solleva la domanda su chi lo controlli e a quale ritmo.
Quella stessa tensione tra accelerazione tecnologica e respiro umano attraversa il mondo delle imprese. In Argentina, il consulente Gabriel Pereyra fu chiamato per ridisegnare una struttura aziendale, ma non arrivò mai a presentare il progetto: si accorse che l’azienda si stava trasformando a una velocità che i suoi team non potevano assorbire. Riunioni impossibili, decisioni senza proprietario, persone che correvano in direzioni opposte. «Agitarsi non è muoversi», disse. I dati globali gli danno ragione: secondo le rilevazioni di grandi società di consulenza, l’88% delle aziende usa già l’IA in qualche funzione, ma solo un terzo è riuscito a scalarla oltre i progetti pilota. Il 73% dei dipendenti coinvolti in cambiamenti organizzativi soffre di affaticamento moderato o alto, e la loro performance cala del 5%. La velocità mal calibrata non è un problema di clima interno: è un costo di business che, in un terzo dei casi, porta al licenziamento dell’amministratore delegato.
Anche la programmazione, la professione che più direttamente plasma l’IA, sta cambiando più in fretta di quanto gli sviluppatori immaginassero. In Brasile e nel mondo, strumenti come GitHub Copilot o Gemini Code Assist generano funzioni intere, individuano errori, spiegano codici complessi. Il lavoro non è più scrivere righe su righe, ma definire con chiarezza il problema, valutare la soluzione proposta dalla macchina, correggerla, decidere se risponde davvero ai requisiti. La competenza tecnica resta indispensabile, ma si sposta dalla produzione meccanica alla supervisione critica, all’architettura dei sistemi, al giudizio. Come per il romanziere, ciò che conta non è la capacità di replicare modelli, ma l’attimo in cui un’intuizione riorganizza il senso.
L’azienda argentina che aveva chiamato Pereyra non fermò la trasformazione: la rinegoziò. Il CEO abbassò la tensione e aprì la conversazione che mancava. Oggi continuano a cambiare, ma al ritmo che le persone possono sostenere. Forse è questa la lezione che sale dalla coda notturna di Tokyo: la vera intelligenza, quella che sfugge all’algoritmo, ha bisogno di un tempo umano per apparire – e di mani che la accolgano senza fretta.
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
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Il blocco latinoamericano non affronta la questione.
L'assenza di copertura evita di prendere posizione, rendendo il blocco neutrale per omissione.
Non applicabile: il blocco non ha materiali relativi alla storia.
Il blocco africano subsahariano non affronta la questione.
L'assenza di copertura evita di prendere posizione, rendendo il blocco neutrale per omissione.
Non applicabile: il blocco non ha materiali relativi alla storia.
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