
Ucciso in Libano il comandante Hezbollah Daqduq, l'uomo dell'attacco ai soldati Usa in Iraq
L'eliminazione di Ali Mussa Daqduq, figura chiave del 'dossier Golan' e responsabile del rapimento e uccisione di cinque militari americani nel 2007, segna una nuova escalation sul fronte israelo-libanese.
Il raid israeliano che venerdì ha colpito un veicolo a sud del fiume Litani ha ucciso Ali Mussa Daqduq, uno dei più importanti comandanti di Hezbollah. L'esercito di Tel Aviv ha confermato domenica l'operazione, definendo Daqduq "fonte chiave di conoscenza operativa" e responsabile della pianificazione di numerosi attacchi contro Israele. Sebbene il movimento sciita non abbia ancora emesso un comunicato ufficiale, fonti vicine al Partito di Dio hanno diffuso sui social media la notizia della sua morte, accompagnandola con una rara fotografia che lo ritrae accanto a Ibrahim Aqil, altro influente leader militare del gruppo.
Nato nel 1969, Daqduq era entrato nelle fila di Hezbollah negli anni Ottanta, scalando rapidamente i ranghi fino a diventare uno degli uomini di punta per le operazioni regionali. A lui era stato affidato il cosiddetto "dossier Golan", il ramo incaricato di creare infrastrutture militari in Siria lungo il confine con le alture occupate da Israele. Ma il suo nome era noto soprattutto per il rapimento e l'uccisione di cinque soldati statunitensi a Karbala, in Iraq, nel 2007: catturato dalle forze americane, era stato consegnato all'Iraq nel 2011 e poi rilasciato dalle autorità di Baghdad nel 2012 per insufficienza di prove. Quel rilascio aveva provocato aspre polemiche tra Washington e il governo iracheno, ed è rimasto un simbolo della complessa rete di alleanze e rivalità che avvolge Hezbollah.
L'uccisione di Daqduq giunge in un momento di forte tensione lungo la Linea Blu, dove da mesi si registrano scontri quotidiani tra Israele e milizie libanesi. Per gli analisti di Tel Aviv, si tratta di un colpo significativo alla catena di comando del nemico, che potrebbe rafforzare la deterrenza ma anche innescare ritorsioni. Fonti beirutine filtrano invece un misto di cordoglio e appelli alla calma: Hezbollah, già provato da una guerra di logoramento a Gaza e nel Sud del Libano, potrebbe rispondere in modo proporzionato per non offrire pretesti a un'offensiva su larga scala. Da Washington, dove Daqduq era inserito nella lista dei terroristi più ricercati, si registra una certa soddisfazione, ma anche la preoccupazione che l'escalation possa coinvolgere ulteriori attori regionali.
In Europa, e in particolare in Italia, l'attenzione è alta. L'Italia guida il contingente UNIFIL nel Sud del Libano e ha forze di peacekeeping schierate in prima linea. Bruxelles teme che un aggravamento del conflitto possa destabilizzare l'intera area mediterranea, con conseguenze dirette sulla sicurezza energetica e sui flussi migratori. La diplomazia europea, sostenuta da Roma, continua a premere per un cessate il fuoco e per il rilancio dei negoziati, ma il terreno appare sempre più minato. L'eliminazione di Daqduq, figura trasversale capace di collegare il fronte libanese a quello iracheno e siriano, rischia di incendiare un Medio Oriente già sull'orlo di una guerra regionale.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Le forze armate israeliane hanno annunciato l'eliminazione di Ali Mousa Daqdouq, un alto comandante di Hezbollah responsabile del 'dossier Golan' e di numerosi piani terroristici. L'operazione è stata presentata come un colpo preciso contro un operativo chiave che aveva orchestrato attacchi contro le forze israeliane e civili. La narrazione enfatizza le sue passate attività e il suo ruolo nelle ostilità in corso.
Sui social media libanesi sono circolate notizie sulla morte di Ali Mousa Daqdouq, un alto esponente di Hezbollah da tempo ricercato dagli Stati Uniti, senza conferma ufficiale. Il tono è stato cauto, sottolineando il suo significato storico e i legami con altri leader. L'incidente è stato presentato come un possibile assassinio che potrebbe aumentare le tensioni.
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