
Cresce la capacità cinese di colpire direttamente l’Australia: il monito del Lowy Institute
Un nuovo rapporto avverte che Pechino può già raggiungere il continente australiano con missili a medio raggio, e la minaccia è destinata ad accentuarsi con nuovi sottomarini e bombardieri.
La capacità della Cina di colpire direttamente il territorio australiano con missili è ormai una realtà concreta e in rapida evoluzione. È quanto emerge da un rapporto del Lowy Institute, think tank con sede a Sydney, che descrive un arsenale cinese sempre più sofisticato, in grado di raggiungere l’Australia da piattaforme navali, sottomarine e basi terrestri. Secondo gli analisti di Canberra, il pericolo principale è rappresentato dai missili balistici a raggio intermedio DF-27, con una gittata stimata tra 5.000 e 8.000 chilometri, come confermato a dicembre dall’esercito statunitense. Questi ordigni, abbinati a missili ipersonici e a una flotta di sottomarini nucleari d’attacco in espansione, consentirebbero a Pechino di mettere sotto pressione l’intero continente, ridisegnando gli equilibri strategici nell’Indo-Pacifico.
Il quadro delineato dal rapporto si arricchisce di ulteriori elementi destabilizzanti. La Cina sta potenziando la propria aviazione con un nuovo bombardiere a lungo raggio e, secondo fonti aperte, potrebbe schierare missili balistici intercontinentali armati con testate convenzionali, aumentando la versatilità della propria forza di attacco. Parallelamente, la costruzione di isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale e la possibile acquisizione di una base militare nel Pacifico – un’ipotesi che gli esperti australiani considerano plausibile – avvicinerebbero ulteriormente i vettori cinesi alle coste australiane. Non sono timori astratti: la marina di Pechino, con i suoi 25 sottomarini nucleari d’attacco previsti entro il decennio, rappresenta una capacità di proiezione che trasforma il Pacifico meridionale in un teatro potenzialmente conteso.
Per l’Europa e l’Italia, l’innalzarsi della tensione nell’altro emisfero non è un fenomeno lontano. Gli analisti di Bruxelles avvertono che una maggiore assertività militare cinese rischia di incrinare il già fragile ordine internazionale basato su regole, con ripercussioni sulla sicurezza delle rotte commerciali e sulla stabilità degli alleati strategici dell’UE, come l’Australia e il Giappone. Sebbene Pechino giustifichi il proprio riarmo come difensivo, il progressivo accerchiamento missilistico di un Paese occidentale viene letto a Roma e a Berlino come un campanello d’allarme per la sicurezza collettiva. In questo senso, l’AUKUS – il patto tripartito tra Australia, Regno Unito e Stati Uniti – non solo rafforza la deterrenza regionale ma assume una valenza transatlantica, coinvolgendo indirettamente anche la NATO.
Guardando al prossimo decennio, il rapporto prevede un’accelerazione della minaccia, alimentata dalla produzione in serie dei nuovi sistemi d’arma e da un’architettura di comando e controllo sempre più integrata. Di fronte a questo scenario, l’Australia potrebbe dover ripensare la propria postura difensiva, investendo in difese antimissilistiche e approfondendo la cooperazione con Washington e Londra. Per l’Italia e l’Europa, la lezione è chiara: ignorare le dinamiche dell’Indo-Pacifico sarebbe miope, poiché la sicurezza dell’Occidente è oggi un continuum che va dal Mediterraneo al Pacifico. Mentre Canberra valuta le opzioni, la crescita della capacità cinese di colpire a distanza segna un punto di svolta nella geopolitica contemporanea.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il rapporto del Lowy Institute viene presentato come un severo avvertimento: il rafforzamento militare cinese, inclusi missili a lungo raggio e sottomarini nucleari, rappresenta una minaccia diretta e crescente per l'Australia. La narrazione sottolinea l'urgenza per l'Australia di potenziare le sue difese e allinearsi con gli alleati per contrastare l'aggressività di Pechino.
The Chinese state media report neutrally states the findings of the Lowy Institute, noting China's capability for a direct missile strike on Australia but avoiding any alarmist language. It frames the report as just one analysis, downplaying the threat and focusing on the factual details of missile ranges.
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