
Trump si rivolge alla nazione mentre si aggrava lo scontro con l’Iran sullo Stretto di Hormuz
L’annuncio di un discorso televisivo giovedì sera segue l’imposizione di un blocco navale e di una tassa del 20% sui cargo in transito, con Teheran che rivendica il controllo della via d’acqua strategica.
Donald Trump ha annunciato che giovedì sera si rivolgerà alla nazione con un discorso televisivo, in un momento di forte escalation delle ostilità con l’Iran. L’intervento, comunicato sulla piattaforma Truth Social senza precisarne i contenuti, arriva poche ore dopo che il presidente americano ha dichiarato gli Stati Uniti «guardiani dello Stretto di Hormuz», annunciando il ripristino di un blocco navale contro i porti iraniani e l’introduzione di un prelievo pari al 20% sul valore dei cargo in transito. Secondo fonti del Pentagono, il blocco entrerà in vigore martedì alle 20:00 GMT, mentre la Casa Bianca non ha fornito ulteriori dettagli sull’allocuzione presidenziale.
Dal punto di vista di Washington, le nuove misure rappresentano un’estensione della campagna militare avviata il 28 febbraio con raid israelo-americani contro obiettivi iraniani. Trump ha motivato la decisione con la necessità di garantire la sicurezza della navigazione in uno dei corridoi energetici più critici al mondo, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio globale. L’amministrazione americana sostiene che il prelievo serva a coprire i costi della protezione offerta, una posizione che secondo analisti di Bruxelles rischia di minare il principio di libertà di navigazione sancito dal diritto internazionale.
Teheran ha respinto con durezza ogni pretesa statunitense. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha affermato che l’Iran è da sempre il legittimo custode dello Stretto e che qualsiasi compenso per il transito dovrebbe essere riscosso da Teheran, giudicando «eccessivo» il 20% proposto da Trump. Fonti militari iraniane hanno dichiarato che «in nessun caso» sarà consentita un’ingerenza americana nella gestione della via d’acqua. La risposta di Teheran non si è limitata alla retorica: le Guardie della Rivoluzione hanno rivendicato attacchi contro strutture e interessi statunitensi in Bahrein, Giordania, Kuwait e Oman, in quello che appare come il più intenso scambio di colpi dalla tregua di aprile.
Le implicazioni per l’economia globale e per l’Europa sono immediate. Lo Stretto di Hormuz è un punto di strozzatura per le forniture energetiche: ogni interruzione prolungata potrebbe innescare un’impennata dei prezzi del greggio, con ripercussioni dirette su paesi importatori come l’Italia, che dipende in misura significativa dal petrolio mediorientale. Secondo osservatori economici europei, l’incertezza sta già alimentando la volatilità sui mercati, mentre le cancellerie del Vecchio Continente seguono con apprensione l’evolversi della crisi, temendo un allargamento del conflitto che potrebbe destabilizzare l’intera regione mediorientale.
L’ultimo discorso alla nazione di Trump risale al primo aprile, quando il presidente offrì la prima giustificazione pubblica completa dell’intervento militare in Iran, a oltre un mese dall’inizio dei bombardamenti. Ora, con il blocco navale in vigore da martedì e il discorso di giovedì che si preannuncia come un nuovo passaggio comunicativo cruciale, la comunità internazionale attende di capire se Washington intenda perseguire una strategia di pressione massima o aprire spiragli di de-escalation. Nel frattempo, lo scontro militare prosegue senza sosta, alimentando timori di un conflitto prolungato con conseguenze imprevedibili per la sicurezza energetica e la stabilità geopolitica globale.
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.20 | neutral |
| Stampa latinoamericana | −0.30 | critical |
Gli Stati Uniti annunciano con calma un discorso presidenziale di routine; la situazione è sotto controllo.
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L'Europa avverte che la situazione sta degenerando pericolosamente; il discorso di Trump è una risposta alle rinnovate ostilità.
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