
Trump scuote il vertice NATO: minacce a Madrid, Groenlandia e fine della tregua con l'Iran
Ad Ankara, il presidente americano accusa gli alleati di non sostenere la guerra contro Teheran, rivendica il controllo dell'isola artica e ordina di interrompere i rapporti commerciali con la Spagna.
L’irruzione verbale di Donald Trump al summit NATO di Ankara ha incrinato la già fragile coesione dell’Alleanza atlantica. Il presidente statunitense, incontrando il segretario generale Mark Rutte, ha dichiarato «finita» la tregua con l’Iran, ha minacciato di troncare ogni scambio commerciale con la Spagna – definita «causa persa» e «partner terribile» – e ha ribadito che la Groenlandia «dovrebbe essere controllata dagli Stati Uniti, non dalla Danimarca». Le parole sono risuonate mentre i leader dei trentadue paesi membri cercavano di proiettare un’immagine di unità, forti di nuovi impegni di spesa militare per almeno cinquanta miliardi di dollari annunciati nella prima giornata dei lavori.
Secondo fonti diplomatiche europee, lo sfogo di Trump affonda le radici in un accumulo di risentimenti. Washington accusa i partner europei di non aver concesso l’uso dello spazio aereo e delle basi durante l’offensiva militare contro l’Iran, avviata a febbraio insieme a Israele, e di aver negato un sostegno attivo alla riapertura dello Stretto di Hormuz. La reazione di Madrid, che già lo scorso anno aveva rifiutato di portare la spesa per la difesa al 5% del Pil entro il 2035, è stata misurata: fonti governative spagnole hanno dichiarato di accogliere le minacce «con calma e normalità», ricordando che le relazioni commerciali sono gestite a livello di Unione Europea. Anche l’Italia è finita nel mirino: Trump ha giudicato «pessima» la decisione di Roma di limitare l’uso delle basi a operazioni non cinetiche, un distinguo che secondo gli analisti di Bruxelles ha incrinato un rapporto finora privilegiato con la premier Giorgia Meloni.
La questione della Groenlandia, riaccesa con la consueta brutalità retorica, tocca nervi scoperti della sicurezza artica. Nell’ottica di Washington, l’isola è un avamposto indispensabile per contenere la crescente presenza navale di Russia e Cina nella regione, e la Danimarca non investirebbe risorse sufficienti per proteggerla. La prima ministra danese Mette Frederiksen ha replicato poche ore dopo che il territorio «non è in vendita» e che Copenaghen si aspetta il rispetto della propria sovranità da parte degli alleati. Mark Rutte, dal canto suo, ha cercato di ricucire lo strappo, riconoscendo la fondatezza delle preoccupazioni artiche di Trump ma insistendo sul fatto che la questione va affrontata attraverso i meccanismi già esistenti con la Danimarca e la Groenlandia, e ha elogiato il presidente americano per aver spinto gli europei ad aumentare le spese per la difesa, definite «una grande vittoria».
Il vertice, ospitato dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan – con il quale Trump ha rivendicato una «chimica» personale che avrebbe evitato il boicottaggio dell’incontro – si chiude con un’agenda carica di incognite. I leader europei e canadesi hanno messo sul tavolo impegni finanziari concreti: la spesa per la difesa dei soli alleati non statunitensi ha superato i 570 miliardi di dollari, con un incremento del 20% rispetto al 2025. Sul fronte ucraino, Trump ha concesso a Kiev la licenza per produrre sistemi di difesa Patriot e ha annunciato un incontro con Volodymyr Zelensky, dopo aver sentito Vladimir Putin, sostenendo che entrambi «vogliono un accordo». Resta da verificare se la strategia di Rutte – assecondare le richieste americane per scongiurare una rottura – basterà a preservare la tenuta dell’alleanza più longeva della storia occidentale.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.70 | critical |
| Stampa russa e CSI | −0.20 | neutral |
| Stampa latinoamericana | −0.40 | critical |
L'alleanza atlantica denuncia l'atteggiamento distruttivo di Trump, che mette a rischio la coesione del blocco occidentale.
Si enfatizzano le parole aggressive e le azioni unilaterali di Trump, presentandole come causa di caos e disordine, per posizionarlo come antagonista della solidarietà alleata.
Vengono omesse le motivazioni addotte da Trump per il suo malcontento, come la mancanza di sostegno europeo in Iran e il valore strategico della Groenlandia, presenti in altri blocchi.
L'Europa si difende dall'aggressione verbale di Trump, denunciando la sua strategia di intimidazione e rivendicando la propria sovranità.
Si rappresenta Trump come un bullo che attacca ingiustamente gli alleati, mentre l'Europa è vittima di critiche infondate, rafforzando il senso di solidarietà europea.
Viene omesso il fatto che alcuni paesi europei, come la Spagna, hanno effettivamente spese militari inferiori agli obiettivi NATO, che è alla base delle critiche di Trump.
La Russia osserva con distacco le tensioni interne alla NATO, registrando le lamentele di Trump come sintomo di fragilità dell'alleanza.
Si riportano le critiche di Trump senza commento, ma si aggiunge il dettaglio degli incontri positivi per bilanciare, creando un'impressione di obiettività che implicitamente sottolinea le divisioni.
Viene omesso il contesto delle minacce commerciali di Trump alla Spagna e la reazione europea, concentrandosi solo sulle lamentele di Trump verso la NATO.
L'America Latina registra la tensione al vertice NATO, ma sottolinea la capacità dell'alleanza di proseguire con investimenti concreti nonostante le liti.
Si bilancia la cronaca della rabbia di Trump con l'annuncio di nuovi fondi NATO, suggerendo che l'alleanza funziona al di là delle polemiche.
Vengono omessi i dettagli delle minacce commerciali di Trump alla Spagna e il contesto storico della Groenlandia, concentrandosi sull'aspetto emotivo e sulla risposta pratica.
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