
Trump cancella l’audizione per il capo dell’intelligence: trattativa su procure e sorveglianza
Il presidente usa la conferma di Jay Clayton come leva per ottenere la nomina di un fedelissimo alla procura di Manhattan e l’approvazione di una controversa legge sull’identità degli elettori.
Con un annuncio a sorpresa lanciato dalla Francia, dove partecipava al vertice del G7, il presidente Donald Trump ha cancellato l’audizione di conferma di Jay Clayton a direttore dell’intelligence nazionale (DNI), prevista per mercoledì davanti alla Commissione intelligence del Senato. La mossa trasforma una nomina di alto profilo in una complessa trattativa politica: Trump ha dichiarato che il processo non andrà avanti finché il Senato non avrà confermato Jamie McDonald, suo ex avvocato personale, come procuratore federale per il distretto meridionale di New York – lo stesso incarico oggi ricoperto da Clayton. Nel frattempo, il presidente manterrà Bill Pulte, un fedelissimo privo di esperienza nel settore, come capo ad interim dell’intelligence, alimentando lo scontro con i democratici e con una parte degli stessi repubblicani.
La vicenda intreccia dossier delicati. Clayton, già presidente della Sec durante il primo mandato di Trump, era stato nominato al vertice delle diciotto agenzie di intelligence americane con l’obiettivo di sostituire rapidamente Pulte, un trentottenne erede di un impero immobiliare che dirige l’Agenzia federale per il finanziamento immobiliare e che i critici considerano inadatto a guidare la comunità d’intelligence. Trump, tuttavia, ha legato la transizione a due condizioni: la conferma di McDonald alla procura di Manhattan, considerata la più influente del paese, e l’approvazione di una legge che inasprisce i requisiti di identificazione per gli elettori, un provvedimento finora privo di sufficiente sostegno parlamentare. Il presidente ha inoltre evocato il rinnovo della Sezione 702 del Foreign Intelligence Surveillance Act, accusando i democratici di aver ritirato il loro appoggio a questa autorità di sorveglianza dopo che i repubblicani avevano accettato di allontanare Pulte.
La reazione del Senato è stata inizialmente di sfida. Il presidente della Commissione intelligence, il repubblicano Tom Cotton, aveva annunciato che l’audizione si sarebbe tenuta come da programma, a meno che Trump non ritirasse formalmente la nomina o ordinasse a Clayton di non presentarsi. Poche ore dopo, però, i repubblicani hanno ceduto e rinviato la seduta, dimostrando la presa del presidente sul partito. La Costituzione non consente al capo della Casa Bianca di annullare unilateralmente un’audizione del Senato, ma può di fatto bloccarla impedendo al candidato di comparire. L’episodio conferma la strategia trumpiana di usare incarichi cruciali per la sicurezza nazionale come merce di scambio per ottenere vittorie legislative su fronti del tutto estranei, dalla legge elettorale alla nomina di un procuratore fedele.
Le implicazioni internazionali non sono trascurabili. Secondo analisti di Bruxelles, l’instabilità alla guida dell’intelligence americana rischia di incrinare la cooperazione transatlantica su terrorismo, minacce ibride e attività di potenze avversarie come Russia e Cina. Il DNI coordina l’intero apparato informativo degli Stati Uniti; lasciare la poltrona a un funzionario temporaneo e privo di credenziali specifiche potrebbe rallentare lo scambio di informazioni sensibili con i servizi europei, in un momento in cui l’Italia e l’Unione Europea dipendono in misura significativa dagli Stati Uniti per l’allerta precoce su attacchi informatici e trame jihadiste. Nell’ottica di Pechino, il caos interno a Washington viene letto come un’ulteriore conferma della fragilità sistemica dell’avversario, un elemento che potrebbe incoraggiare una postura più assertiva nello scacchiere indo-pacifico.
In prospettiva, lo stallo rischia di prolungarsi. Trump ha lasciato intendere che è disposto a mantenere Pulte «per tutto il tempo necessario», trasformando una soluzione temporanea in una semi-permanenza che erode le norme istituzionali. Se il Senato non accoglierà le richieste presidenziali, Clayton potrebbe restare congelato, mentre la procura di Manhattan rimarrebbe senza un titolare confermato e la legge sull’identità degli elettori continuerebbe a languire. La vicenda mette a nudo un paradosso: per sbloccare la nomina del capo dell’intelligence, il Congresso deve prima approvare un pacchetto che include una riforma elettorale controversa e la promozione di un avvocato personale del presidente. Alleati e avversari osservano con attenzione, consapevoli che la tenuta del sistema di controlli e contrappesi americano ha ricadute dirette sulla stabilità dell’ordine globale.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La brusca cancellazione dell'udienza per il capo dell'intelligence da parte di Trump è una mossa di potere sfacciata, che tiene in ostaggio la sicurezza nazionale per ottenere poteri di sorveglianza interna e leggi per la soppressione del voto. Alcuni democratici sembrano pronti a capitolare, rischiando di avallare uno stato di sorveglianza e un candidato che mette in dubbio le elezioni. È un'espansione pericolosa dell'autoritarismo esecutivo che minaccia le libertà civili e l'integrità elettorale.
Trump ha cancellato all'improvviso l'udienza al Senato per il suo candidato a capo dell'intelligence, scavalcando i piani del suo stesso partito e mettendo a nudo le divisioni repubblicane. La mossa rivela un esecutivo che impone le sue priorità personali sui processi istituzionali, usando la nomina come merce di scambio. È uno spettacolo di caos politico che mina la presunta stabilità del sistema statunitense.
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