
L’Europa dice sì alle piante editate: fine dell’etichetta OGM per le nuove tecniche genomiche
Il Parlamento europeo approva un regolamento che liberalizza le NGT, mentre in Africa la lotta alle erbe parassite passa per l’atomo. Tra promesse di sostenibilità e timori sui brevetti, si apre una stagione delicata per l’agricoltura italiana.
Con un voto che ridisegna i confini della biotecnologia agraria, il Parlamento europeo ha dato il via libera definitivo alle nuove tecniche genomiche (NGT, o NTG in francese), archiviando un negoziato durato tre anni. Il regolamento, che entrerà in vigore entro la metà del 2028, stabilisce che le piante modificate con interventi mirati sul genoma – senza l’inserimento di DNA estraneo, a differenza dei vecchi OGM transgenici – saranno equiparate alle varietà ottenute con incroci e selezione tradizionali. Ciò significa che potranno essere coltivate e commercializzate senza l’obbligo di etichettatura specifica, purché rispettino i medesimi standard di sicurezza. La decisione, accolta con favore da una parte del mondo agricolo e dall’industria biotech, è stata invece bollata dagli ambientalisti come l’ingresso degli OGM «dalla porta di servizio».\n\nLe nuove tecniche, sviluppate da oltre vent’anni, permettono di editare il DNA delle piante con una precisione senza precedenti, attivando o silenziando geni già presenti nella specie. L’obiettivo è ottenere varietà più resistenti alla siccità, ai parassiti o con profili nutrizionali migliorati – dal grano a basso contenuto di glutine ai pomodori che non si ammaccano durante il trasporto. Bruxelles scommette su queste innovazioni per ridurre la dipendenza dai pesticidi e adattare l’agricoltura europea ai cambiamenti climatici, ma il dibattito resta acceso. Mentre il Vecchio Continente si interroga su trasparenza e precauzione, altre regioni del mondo affrontano le sfide alimentari con strumenti diversi: in Africa sub-sahariana, per esempio, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) e la FAO stanno collaborando per contenere la Striga, una pianta parassita che devasta i raccolti di legumi e cereali come mais e sorgo, mettendo a rischio la sicurezza alimentare di intere comunità.\n\nLa prospettiva africana ricorda che l’innovazione in agricoltura non è un lusso, ma una necessità vitale. Mentre l’Europa liberalizza l’editing genomico, il Ghana e altri paesi subsahariani puntano su tecniche nucleari e programmi di miglioramento genetico classico per selezionare varietà resistenti alla Striga, un’erbaccia che può azzerare i raccolti. È un promemoria di come le urgenze alimentari globali richiedano risposte differenziate: ciò che a Bruxelles appare come una scelta ideologica, in Africa è spesso una corsa contro il tempo per salvare i raccolti. L’AIEA, attraverso il suo laboratorio di Seibersdorf, sta formando ricercatori africani all’uso di radiazioni per indurre mutazioni benefiche nelle piante, una tecnica che non solleva le stesse controversie etiche degli OGM ma che richiede investimenti e infrastrutture spesso carenti.\n\nIl nuovo quadro normativo europeo, tuttavia, non cancella tutte le diffidenze. La questione dei brevetti resta il nodo più spinoso: le multinazionali del seme potrebbero brevettare le sequenze editate, limitando l’accesso dei piccoli agricoltori e dei costitutori indipendenti alle innovazioni. Le associazioni di categoria italiane, da Coldiretti a Copagri, hanno già espresso preoccupazione per un sistema che rischia di concentrare il controllo della filiera in poche mani, minacciando la biodiversità e la sovranità alimentare. In Germania e in Francia il dibattito è altrettanto vivace, con gli agricoltori divisi tra chi vede nelle NGT uno strumento di competitività e chi teme la dipendenza da sementi coperte da proprietà intellettuale.\n\nLa strada verso l’applicazione del regolamento, prevista per il 2028, sarà dunque lastricata di negoziati tecnici e politici, a partire dalla definizione dei criteri che distinguono una pianta NGT di «categoria 1» – equiparata a una varietà convenzionale – da una di «categoria 2», che resterà soggetta alla normativa OGM. L’Italia, con la sua tradizione agricola fatta di filiere di qualità e prodotti a denominazione protetta, dovrà trovare un equilibrio tra l’adozione di queste tecnologie e la tutela di un modello produttivo che fa della naturalità un valore di mercato. La sfida, per l’Europa e per il mondo, sarà dimostrare che l’editing genomico può convivere con la trasparenza, la concorrenza leale e la fiducia dei consumatori, senza ripetere gli errori di comunicazione che vent’anni fa affossarono gli OGM transgenici.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
2 gruppi editoriali · 2 lingue
Il Parlamento europeo ha approvato le nuove tecniche genomiche, esentandole dall'etichettatura OGM. I sostenitori le vedono come un impulso per un'agricoltura più sostenibile, mentre i critici avvertono sui rischi e sulla mancanza di trasparenza. La decisione conclude anni di dibattito e sarà applicata entro due anni.
L'Europa abbraccia finalmente una regolamentazione basata sulla scienza, sbloccando colture geneticamente editate in grado di resistere a climi estremi. Questa mossa pragmatica riduce la burocrazia e apre i mercati all'innovazione, una vittoria per agricoltori e consumatori.
Articoli correlati
Inghilterra travolgente all'esordio: Kane e Bellingham affondano la Croazia 4-2
7 lingue · 28 testate
SportGhana piega Panama al 95': esordio amaro per i Canaleros nel Mondiale 2026
7 lingue · 24 testate
Difesa e sicurezzaNotte di attacchi incrociati: missili su Kiev, droni ucraini su Mosca
7 lingue · 12 testate