
Trump annuncia l’asse Apple-Intel sui chip: Intel vola, la geopolitica dei semiconduttori si surriscalda
L’intesa preliminare per produrre chip negli USA, svelata dal presidente su Truth Social, infiamma i mercati e riapre la partita globale sulla sovranità tecnologica.
La notizia, diffusa in un post su Truth Social dal presidente Donald Trump, ha scosso i mercati globali: Apple avrebbe accettato di collaborare con Intel per progettare e fabbricare i propri chip direttamente negli Stati Uniti. In poche ore, le azioni Intel sono balzate di quasi il 10% nel pre-market del Nasdaq, toccando i 133 dollari e sfiorando i massimi storici. L’annuncio, per quanto privo di conferme ufficiali da parte delle due aziende, ha dato corpo a indiscrezioni che circolavano da maggio, quando il Wall Street Journal aveva rivelato l’esistenza di un accordo preliminare dopo oltre un anno di negoziati. Trump ha rivendicato il proprio ruolo di regista, ricordando che nel 2025 il governo americano ha acquisito una partecipazione del 10% in Intel, convertendo 8,9 miliardi di dollari di sussidi del Chips Act in capitale azionario.
Per Apple, la mossa risponde a un’esigenza strategica sempre più urgente: diversificare una catena di approvvigionamento oggi concentrata quasi esclusivamente su TSMC, il colosso taiwanese le cui linee produttive più avanzate sono sotto pressione per la domanda esplosiva di chip per l’intelligenza artificiale da parte di Nvidia e AMD. Secondo analisti asiatici, la partnership con Intel – se confermata – consentirebbe ad Apple di garantirsi capacità aggiuntiva e di ridurre la propria vulnerabilità geopolitica, in un momento in cui lo stretto di Taiwan resta un punto di frizione tra Pechino e Washington. Non a caso Trump ha accompagnato l’annuncio con un attacco ai suoi predecessori, accusati di aver permesso a Taiwan e ad altri di “rubare” le fabbriche di semiconduttori americane.
L’intera vicenda si inserisce in una più ampia riconfigurazione della geografia dei chip. L’amministrazione Trump ha già orchestrato accordi tra Intel e Nvidia, e con la Terrafab di Elon Musk, disegnando un ecosistema in cui la Casa Bianca agisce come hub di alleanze industriali. Da Bruxelles, l’iniziativa viene osservata con attenzione mista a preoccupazione: l’Unione Europea sta implementando il proprio Chips Act con l’obiettivo di raddoppiare la quota di mercato globale entro il 2030, e un’accelerazione americana rischia di acuire la competizione per talenti e investimenti. Per l’Italia, che partecipa al piano europeo con STMicroelectronics e progetti di nuovi impianti, il rafforzamento dell’asse Apple-Intel potrebbe influenzare le scelte di localizzazione delle future fabbriche e la disponibilità di fondi.
Resta il fatto che l’intesa non è ancora ufficiale, e Intel deve dimostrare di poter eseguire un piano di rilancio della propria divisione di fonderia che finora ha incontrato difficoltà tecniche e commerciali. Il mercato, tuttavia, sembra scommettere su un esito positivo, spinto anche dalla prospettiva che la mossa alleggerisca la congestione su TSMC e favorisca una redistribuzione più equilibrata della produzione avanzata. Se l’accordo andrà in porto, si tratterà di un tassello decisivo nella frammentazione del panorama globale dei semiconduttori, dove la sovranità tecnologica sta diventando il nuovo campo di battaglia tra le grandi potenze.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Trump ha annunciato che Apple collaborerà con Intel per produrre chip negli Stati Uniti, una mossa che permetterebbe all'azienda di diversificare la produzione attualmente concentrata su TSMC a Taiwan. Le imprese non hanno ancora confermato l'accordo, ma la notizia è vista come un passo pragmatico verso la riduzione della dipendenza da fornitori esteri.
Trump ha annunciato che Apple si unirà a Intel per produrre chip negli USA, diventando l'ennesimo partner dopo Nvidia e Terafab di Elon Musk. Il governo americano, che detiene il 10% di Intel, sostiene attivamente l'azienda. L'accordo non è ancora stato confermato.
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