
Trump annuncia l’intesa con Teheran: Hormuz si riapre, ma l’accordo resta fragile
Firmato digitalmente l’accordo quadro tra Washington e Teheran: le petroliere riprendono la navigazione, il blocco navale viene revocato, ma i nodi del nucleare e delle sanzioni slittano a un negoziato di sessanta giorni.
L’annuncio è arrivato dal vertice del G7 a Évian-les-Bains, con Emmanuel Macron al fianco: Donald Trump ha dichiarato che l’intesa con l’Iran è stata «completamente firmata in forma elettronica» e che lo Stretto di Hormuz, arteria vitale per il commercio energetico mondiale, è già parzialmente riaperto. Petroliere cariche di greggio hanno iniziato a transitare lungo il corridoio meridionale, descritto dalla Casa Bianca come «perfettamente sicuro», e il presidente americano ha assicurato che entro venerdì il passaggio sarà «completamente libero». La notizia segna una svolta dopo mesi di guerra strisciante, attacchi alle infrastrutture e un blocco navale che aveva strozzato le esportazioni iraniane e fatto tremare i mercati globali.
Il quadro dell’intesa, mediata dal Pakistan, prevede un cessate il fuoco immediato e permanente su tutti i fronti, la riapertura dello Stretto senza pedaggi e la revoca contestuale dell’embargo navale americano sui porti iraniani. Il memorandum sarà firmato venerdì in Svizzera – probabilmente a Ginevra, con la partecipazione del vicepresidente J.D. Vance – e solo allora verrà reso pubblico il testo integrale. Secondo fonti vicine al negoziato, l’Iran avrebbe accettato di non dotarsi mai di un’arma nucleare, mentre Washington ha chiarito che nessun alleggerimento delle sanzioni economiche scatterà prima che Teheran abbia ottemperato agli impegni. Restano tuttavia sul tavolo i dossier più spinosi – l’architettura del programma atomico e il regime sanzionatorio – rinviati a un negoziato tecnico di sessanta giorni, una finestra che molti osservatori giudicano tanto ambiziosa quanto fragile.
L’Europa osserva con un misto di sollievo e cautela. La Francia, per voce di Macron, ha rinnovato l’offerta di una missione militare franco-britannica per contribuire alla sicurezza della navigazione, proposta che Trump ha accolto senza entusiasmo, ammettendo che «una nave o due di qualche Paese amico» potrebbero essere utili. Per l’Italia, che importa via Hormuz una quota rilevante del proprio fabbisogno energetico, la riapertura allontana lo spettro di un’impennata dei prezzi, ma gli analisti di Bruxelles avvertono che la tregua resta esposta a incidenti e incomprensioni: le dichiarazioni contraddittorie sulla tempistica – Vance ha parlato di firma digitale già avvenuta domenica, mentre Trump indica venerdì per la riapertura totale – e le voci di possibili «tariffe» di transito circolate su agenzie iraniane semi-ufficiali mostrano quanto il consenso sia ancora in costruzione.
Da Israele giungono segnali di profonda preoccupazione. La stampa israeliana ha sottolineato la distanza «considerevole» tra gli obiettivi dichiarati da Gerusalemme e i contenuti dell’intesa, lasciando intendere che il governo Netanyahu tema un accordo che normalizzi la presenza regionale dell’Iran senza smantellarne le capacità balistiche e l’influenza sui proxy mediorientali. In Iran, il vice-ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha confermato che il testo sarà pubblicato dopo la cerimonia, mentre il premier pakistano Shehbaz Sharif ha rivendicato il ruolo di mediatore, annunciando la fine immediata di tutte le operazioni militari.
La riapertura di Hormuz rappresenta un sollievo immediato per i mercati energetici e per le economie europee che avevano iniziato a predisporre piani di emergenza. Ma la natura progressiva e condizionale dell’accordo – con il nucleare e le sanzioni rimandati a un negoziato successivo – lascia aperta la possibilità che la crisi si riaccenda se una delle parti riterrà violati gli impegni. Nei prossimi sessanta giorni si misurerà non solo la tenuta dell’intesa, ma anche la capacità dell’amministrazione Trump di trasformare una tregua tattica in un riassetto duraturo del Golfo Persico.
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Trump annuncia che le petroliere stanno attraversando lo Stretto di Hormuz in sicurezza, mentre il vicepresidente assicura che non ci saranno pedaggi a lungo termine. Tuttavia, le compagnie di navigazione e i trader energetici globali accolgono con cautela l'accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran.
Il presidente Trump dichiara che le navi cariche di petrolio stanno attraversando di nuovo lo Stretto di Hormuz, sottolineando la sicurezza del corridoio meridionale. Il vicepresidente Vance inquadra l'accordo come una garanzia per la libertà di navigazione e un ostacolo alle ambizioni nucleari iraniane.
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