
Tre crisi penitenziarie nelle Americhe: ostaggi, fughe e un corpo senza vita
In Carolina del Nord detenuti prendono in ostaggio due guardie, in Canada un'ex agente si costituisce e un evaso viene trovato morto, in Argentina disordini dopo una fuga.
Due agenti penitenziari sono stati presi in ostaggio da un gruppo di detenuti all'interno del carcere regionale di Bertie-Martin, a Windsor, nella Carolina del Nord. L'assedio, iniziato alle cinque del mattino di lunedì, ha coinvolto 88 reclusi e tre guardie: due sono state catturate, una è riuscita a fuggire e a dare l'allarme. Secondo le autorità locali, dopo ore di trattative i due ostaggi sono stati rilasciati senza ulteriori ferite, e l'intera struttura è stata messa in sicurezza nel primo pomeriggio grazie all'intervento dell'FBI e della polizia statale.
Le fonti ufficiali della Carolina del Nord confermano che tutti i detenuti e il personale sono stati evacuati e trasferiti in altre strutture, mentre il carcere resta chiuso per la valutazione dei danni. Lo sceriffo Tyrone Ruffin ha dichiarato che le due guardie rilasciate hanno ricevuto cure mediche, senza fornire dettagli sulle loro condizioni. Non è stata ancora chiarita la dinamica che ha scatenato la rivolta, né il motivo per cui solo tre agenti presidiavano l'ala in quel momento.
A poche ore di distanza, sulla costa occidentale canadese, un altro episodio ha scosso il sistema penitenziario. L'ex agente correzionale Naila Sheikh, accusata di frode d'identità, abuso di fiducia e uso non autorizzato di sistemi informatici, si è costituita alle autorità della British Columbia. La donna era il case manager di Rabih Alkhalil, condannato per omicidio e fuggito nel luglio 2022 dal carcere di Port Coquitlam con l'aiuto di due complici travestiti da operai. Alkhalil è stato arrestato in Qatar nel settembre 2025, ma resta in attesa di estradizione in assenza di un trattato ufficiale. Fonti canadesi precisano che al momento non è stato stabilito alcun nesso tra le accuse a Sheikh e l'evasione del detenuto. Sempre in Canada, il corpo senza vita di Ernest Jensen, 69 anni, condannato all'ergastolo per omicidio di secondo grado, è stato recuperato lungo la costa dell'isola di Vancouver dopo la fuga dal penitenziario di William Head.
In Argentina, la tensione è esplosa nell'Unità Penale 11 di Baradero, provincia di Buenos Aires, dove due detenuti di 28 e 31 anni sono evasi domenica pomeriggio. Le forze di sicurezza li hanno ricatturati in un campo vicino, ma al loro rientro in carcere si sono verificati gravi disordini: diversi reclusi sono saliti sui tetti dei padiglioni, costringendo la polizia a circondare l'istituto. Dopo ore di nervosismo, la calma è stata ristabilita senza feriti, grazie all'intervento dell'Unità Tattica di Operazioni Immediate e del Servizio Penitenziario.
Le indagini su tutti e tre i fronti restano aperte. Le autorità nordamericane e argentine non hanno fornito ipotesi sulle cause scatenanti, limitandosi a confermare l'assenza di minacce per la popolazione esterna. I tre episodi, pur scollegati tra loro, riportano l'attenzione sulle condizioni di sicurezza negli istituti di detenzione del continente.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il blocco atlantico inquadra l'incidente carcerario come un ulteriore sintomo del degrado delle istituzioni americane, sottolineando la crisi di fiducia nel sistema. La narrazione si concentra sulle conseguenze politiche e sociali, con un tono critico verso le autorità.
Il blocco latinoamericano tratta l'incidente come un fatto lontano, senza particolare enfasi, inserendolo in una cronaca di eventi internazionali. La prospettiva è distaccata, con attenzione ai dettagli fattuali.
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