
L’Opec+ aumenta le quote: 188mila barili in più al giorno da agosto
Sette membri dell’alleanza, fra cui Arabia Saudita e Russia, accelerano la graduale eliminazione dei tagli volontari del 2023 mentre lo Stretto di Hormuz riapre e i prezzi restano contenuti.
Domenica 5 luglio i sette paesi Opec+ che mantengono tagli volontari aggiuntivi – Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman – hanno deciso di aumentare la produzione complessiva di 188.000 barili al giorno a partire da agosto. È il terzo rialzo consecutivo, dopo quelli analoghi di giugno e luglio, e porta l’incremento totale da aprile a quasi 800.000 barili giornalieri. La mossa rientra nel percorso di progressiva eliminazione della riduzione di 1,65 milioni di barili concordata nel 2023, quando il gruppo includeva ancora gli Emirati Arabi Uniti, usciti dall’alleanza lo scorso maggio.
La decisione arriva mentre le forniture globali di greggio mostrano segni di ripresa dopo i blocchi imposti dalla guerra in Medio Oriente. Tra il primo trimestre e maggio, la produzione congiunta di Arabia Saudita, Iraq e Kuwait era crollata di sei milioni di barili al giorno a causa della paralisi dello Stretto di Hormuz. Il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran del 17 giugno ha permesso un parziale ripristino del traffico marittimo, ma analisti europei e istituzioni come l’Aie avvertono che il ritorno alla piena normalità richiederà mesi. Di riflesso, i prezzi del Brent si sono stabilizzati attorno ai 72 dollari al barile, lontani dal picco di 120 toccato durante le fasi più acute del conflitto, e la struttura del mercato è scivolata in contango – segnale di allentamento delle tensioni immediate sulla disponibilità fisica.
La quota maggiore dell’aumento spetta a Riad e Mosca, con 62.000 barili aggiuntivi ciascuno, che porteranno le loro capacità obiettivo rispettivamente a 10,416 e 9,887 milioni di barili al giorno. L’Iraq potrà aggiungere 26.000 barili, il Kuwait 16.000, il Kazakistan 10.000, l’Algeria 6.000 e l’Oman 5.000. Secondo fonti vicine al cartello, la decisione non equivale necessariamente a un incremento reale equivalente, perché diversi membri, in particolare i produttori del Golfo, sono ancora ben al di sotto dei nuovi tetti; al contrario, Astana continua a eccedere le quote, nonostante gli obblighi di compensazione accumulati. Baghdad, da parte sua, preme per una revisione più ampia dei parametri nel 2027, che tenga conto della capacità produttiva reale, in un quadro reso complesso dall’addio degli Emirati e dalle prospettive di un surplus globale nel 2027, come indicato da analisti scandinavi.
Per l’Italia e l’Europa, il graduale rientro delle forniture dal Golfo rappresenta un fattore di distensione per i costi energetici, sebbene la debolezza della domanda asiatica, in particolare cinese, e l’incertezza sui negoziati tra Washington e Teheran mantengano i mercati in equilibrio precario. Il prossimo vertice dei sette paesi è fissato per il 2 agosto: in quell’occasione si valuterà se proseguire con il ritmo attuale, come consentirebbe il residuo di 379.000 barili da restituire entro settembre, o se fare marcia indietro in base all’evoluzione delle condizioni, come più volte ribadito dalle dichiarazioni ufficiali del gruppo.
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La stampa atlantica presenta l'aumento delle quote OPEC+ come un passo modesto e condizionato dalla tenuta dell'accordo di pace tra USA e Iran. L'enfasi è sulla natura incerta della ripresa delle esportazioni dal Golfo, con un tono cauto e prudente. L'incremento viene visto come un test per la stabilità geopolitica più che come un evento positivo.
La stampa russa riferisce la decisione dell'OPEC+ come un adeguamento tecnico di routine, con dettagli precisi sulle quote e sulle scadenze. Il tono è distaccato e professionale, senza drammatizzazioni geopolitiche. L'aumento viene inquadrato come parte di un processo ordinato di allentamento dei tagli volontari.
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