
Teheran ordina l’azione legale contro Usa e Israele per i crimini di guerra
La Guida Suprema Mojtaba Khamenei chiede alla magistratura di perseguire i leader stranieri, mentre l’Iran rivendica il controllo esclusivo dello Stretto di Hormuz.
La Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Mojtaba Khamenei, ha ordinato alla magistratura di avviare procedimenti penali in sede nazionale e internazionale contro i leader degli Stati Uniti e di Israele, accusandoli di crimini di guerra e, in particolare, dell’uccisione di civili durante i conflitti del 2025 e del 2026. In un messaggio diffuso in occasione della Settimana della magistratura, Khamenei ha indicato nel bombardamento della scuola elementare Shajareh Tayyebeh di Minab, dove il 28 febbraio scorso persero la vita oltre 120 bambini e decine di insegnanti, uno dei casi emblematici da perseguire. Ha aggiunto che le dichiarazioni pubbliche di alcuni leader americani e israeliani, definite «vanto spudorato», costituiscono di per sé un’ammissione di colpevolezza e aprono la strada al risarcimento dei diritti violati della nazione iraniana.
Secondo Teheran, l’iniziativa giudiziaria si inserisce in una più ampia richiesta di giustizia per le due «guerre imposte» – quella del giugno 2025 contro Israele e quella del febbraio 2026 contro gli Stati Uniti – che hanno provocato danni fisici, psicologici e materiali alla popolazione, culminando nell’uccisione del precedente Leader, l’ayatollah Ali Khamenei. Il presidente Masoud Pezeshkian, in un messaggio parallelo, ha insistito sulla necessità di un processo equo e sulla lotta alla corruzione come fondamento della fiducia pubblica. Sul piano militare, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha annunciato che l’Iran manterrà il controllo esclusivo dello Stretto di Hormuz per i prossimi trenta giorni, avvertendo che qualsiasi interferenza unilaterale aggraverebbe le tensioni e ritarderebbe la riapertura della via d’acqua. I Guardiani della rivoluzione hanno nel frattempo rivendicato attacchi contro otto strutture militari statunitensi in Kuwait e Bahrain, descritti come ritorsioni per una seconda ondata di raid americani.
Nell’ottica di Washington, le operazioni militari rappresentano una risposta legittima alle violazioni iraniane del cessate il fuoco. Il presidente Donald Trump ha minacciato di «annientare» l’Iran in caso di nuove infrazioni, mentre il Comando centrale degli Stati Uniti ha confermato di aver colpito depositi di missili e droni e installazioni radar costiere. Da parte israeliana non sono giunte dichiarazioni ufficiali, ma la Guida iraniana accomuna i due Paesi sotto l’etichetta di «nemico sionista-americano», attribuendo loro la responsabilità di attacchi a centri medici e dell’uccisione di neonati e anziani.
Sul piano giuridico, l’iniziativa di Teheran ha un valore in larga misura simbolico: i tribunali internazionali non dispongono di meccanismi coercitivi per processare capi di Stato in carica, e le corti iraniane non hanno giurisdizione extraterritoriale. Tuttavia, secondo analisti europei, la mossa rischia di inasprire ulteriormente un quadro già instabile, con ripercussioni dirette sulla sicurezza energetica del continente. L’Italia, che importa circa il 10 per cento del proprio greggio dal Golfo Persico, seguirebbe con apprensione l’eventuale interruzione del traffico attraverso Hormuz, in un momento in cui la diversificazione delle forniture resta incompleta. La magistratura iraniana ha ricevuto l’ordine di estendere le indagini ai crimini della guerra del 2026 e di proseguire fino all’emissione di sentenze da parte delle autorità competenti, ma al momento non sono calendarizzati voti su risoluzioni internazionali.
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La Guida Suprema dell'Iran ha ordinato alla magistratura di perseguire legalmente i funzionari statunitensi e israeliani per crimini di guerra, descrivendo l'iniziativa come un dovere sacro per vendicare il sangue dei martiri, compresi i bambini uccisi nelle recenti aggressioni. L'ordine, emanato durante la Settimana della Magistratura, inquadra l'azione legale come un imperativo morale e rivoluzionario contro l'arroganza globale.
Il leader iraniano sfrutta una cerimonia giudiziaria per minacciare USA e Israele con una guerra legale, un cinico stratagemma per distogliere l'attenzione dal sostegno di Teheran al terrorismo e dalla repressione interna. Fonti di sicurezza israeliane liquidano la mossa come propaganda, avvertendo che l'Iran cerca di delegittimare lo Stato ebraico attraverso la lawfare mentre prosegue le sue ambizioni nucleari.
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