
T-MEC, la revisione si fa a due: Messico e Stati Uniti trattano, il Canada resta ai margini
La seconda tornata di colloqui bilaterali tra Messico e Stati Uniti si apre con ottimismo, ma l’assenza canadese e le incognite sui dazi alimentano scenari di accordi paralleli.
A Washington è iniziata la seconda ronda di colloqui bilaterali tra Messico e Stati Uniti in vista della revisione obbligatoria del T-MEC, prevista per luglio. Il segretario all’Economia messicano Marcelo Ebrard ha mostrato fiducia: «Se il presidente Trump non volesse più il trattato, lo sapremmo già», ha dichiarato, mentre i negoziatori mettevano sul tavolo agricoltura, energia, regole d’origine e i controversi dazi del 50% su acciaio e alluminio imposti da Washington. Parallelamente, il ministro canadese Dominic LeBlanc ha incontrato il rappresentante commerciale statunitense Jamieson Greer a margine del G7 in Francia, ma Ottawa resta esclusa dal calendario formale dei colloqui, alimentando l’ipotesi di un’architettura commerciale sempre più bilaterale.
La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha ribadito che la priorità è preservare l’accordo e ridurre i dazi, accettando un rafforzamento delle regole d’origine purché la produzione resti nella regione nordamericana. Secondo gli analisti finanziari statunitensi, raggiungere intese su settori sensibili come automobili, acciaio ed energia sarà uno dei principali ostacoli, e cresce la probabilità che alcuni dossier vengano risolti con accordi bilaterali o meccanismi paralleli, scavalcando il quadro trilaterale. Da Città del Messico, gli esperti economici sottolineano che, nonostante la guerra tariffaria, le esportazioni messicane conformi alle regole d’origine hanno mantenuto l’accesso preferenziale al mercato americano, facendo del paese il primo fornitore degli Stati Uniti nell’aprile 2026.
L’asimmetria dei processi negoziali è un altro elemento di tensione. Mentre a Washington il mandato è rigidamente regolato dalla Trade Act del 1974, in Messico la legge affida le trattative alla Segreteria dell’Economia, ma nella pratica il presidente può ridefinire ruoli e priorità, creando un’incertezza che, secondo consulenti vicini ai negoziati, rende la strategia messicana più opaca. Eppure, il paese continua ad attrarre investimenti manifatturieri grazie alla disponibilità di talento tecnico, alla continuità produttiva e a minori oneri regolatori rispetto agli Stati Uniti, fattori che potrebbero rivelarsi decisivi qualunque sia l’esito della revisione.
Per l’Europa e l’Italia, la posta in gioco non è marginale. Un’eventuale frammentazione del T-MEC o l’inasprimento delle regole d’origine potrebbe alterare le catene di fornitura che legano le imprese italiane – soprattutto nei settori della meccanica e dell’automotive – al Messico come piattaforma per il mercato nordamericano. Gli osservatori di Bruxelles seguono con attenzione anche la compatibilità di nuovi dazi o sussidi con le norme dell’OMC, in un momento in cui il protezionismo statunitense rischia di innescare reazioni a catena. La partita nordamericana, insomma, è un banco di prova per la tenuta del multilateralismo commerciale e per la capacità delle medie potenze di ritagliarsi spazi in un mondo sempre più governato da accordi bilaterali asimmetrici.
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Il Messico conduce le trattative per la revisione del T-MEC direttamente con gli Stati Uniti, mentre il Canada resta in disparte. Le discussioni bilaterali su agricoltura, energia e automobili procedono con pragmatismo, e il governo messicano si mostra fiducioso che l'accordo verrà preservato, nonostante le minacce tariffarie di Trump.
Il Canada si trova marginalizzato nella revisione del CUSMA, con negoziati bilaterali tra Messico e Stati Uniti che lo escludono. I funzionari canadesi cercano di far valere le proprie preoccupazioni, ma avvertono che la dipendenza dagli USA va ridotta, mentre Trump mette in dubbio l'intero accordo commerciale.
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