
T-MEC, il 1° luglio la revisione formale tra minacce di Trump e nuove regole settoriali
I tre paesi si incontrano in videoconferenza per decidere se estendere l’accordo di 16 anni o adottare verifiche annuali, mentre Washington irrigidisce la linea commerciale anche con altri partner.
Il 1° luglio Messico, Stati Uniti e Canada terranno una riunione virtuale che segna l’avvio formale della revisione del T-MEC, l’accordo commerciale nordamericano. Lo ha confermato il segretario all’Economia messicano Marcelo Ebrard al termine del secondo round bilaterale con Washington. In quella data ciascun paese presenterà la propria posizione sul futuro del trattato: le alternative previste sono un’estensione automatica di 16 anni oppure un mantenimento per 10 anni con revisioni periodiche annuali. La scadenza del 1° luglio non rappresenta dunque un punto d’arrivo, ma il momento in cui si traccerà la rotta negoziale.
L’incontro virtuale arriva dopo due tornate tecniche tra Messico e Stati Uniti, durante le quali sono stati discussi regole di origine per beni industriali, sicurezza economica, agricoltura e settore automobilistico. Le delegazioni hanno inoltre concordato di istituire un comitato per verificare l’attuazione del Capitolo 12 del T-MEC, dedicato agli annessi settoriali (chimica, cosmetica, dispositivi medici, farmaceutica), con l’obiettivo di migliorare la compatibilità normativa. Parallelamente, fonti del governo brasiliano segnalano che le trattative con Washington sui dazi del 25% su alcune esportazioni sono di fatto bloccate, e che nessun paese sembra poter sfuggire alla tariffa base del 12,5% imposta a circa sessanta nazioni. È il contesto di un nazionalismo economico che, secondo analisti di Bruxelles, sta ridefinendo le regole della globalizzazione e potrebbe avere ricadute anche sulle catene di fornitura europee.
Sul piano politico, il presidente Donald Trump ha ripetuto che gli Stati Uniti starebbero meglio senza l’accordo, definendolo uno dei peggiori mai firmati, e ha minacciato di rescinderlo. Il primo ministro canadese Mark Carney ha riconosciuto che l’avversione di Trump non è un segreto, ma ha ricordato che il rappresentante commerciale statunitense Jamieson Greer considera solida la struttura di base del T-MEC. Il Messico, da parte sua, punta a conservare il vantaggio competitivo garantito da un dazio medio effettivo del 4% – contro aliquote superiori al 30% per la Cina – e a ridurre le tariffe su acciaio, alluminio e auto. Per l’Italia e l’Europa, l’incertezza sull’integrazione nordamericana aggiunge un elemento di instabilità a un quadro già segnato da tensioni tariffarie, con possibili effetti di deviazione dei flussi commerciali e un incentivo a politiche protezionistiche più aggressive.
La prossima tappa sarà il 20 luglio a Città del Messico, dove è previsto un incontro presenziale per discutere testi e contenuti dettagliati. I nodi centrali restano le regole di origine – Washington vuole alzare la componente regionale per semiconduttori e veicoli, riducendo la dipendenza da fornitori asiatici – e la revisione degli investimenti legati alla sicurezza nazionale. La riunione del 1° luglio definirà il meccanismo, ma la sostanza delle modifiche si giocherà nelle settimane successive, in un clima che gli osservatori descrivono come un raffreddamento delle relazioni tra i tre partner storici.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il Messico partecipa alla revisione formale del T-MEC il 1° luglio, nonostante le minacce di Trump. Si crea un comitato bilaterale con gli USA per armonizzare le regole settoriali. Il futuro resta incerto: rinnovo di 16 anni o revisioni periodiche per un decennio.
Il premier canadese Carney ammette che Trump detesta l'accordo CUSMA, ma assicura che resterà in vigore almeno nel breve termine. Il 1° luglio inizieranno i colloqui formali sul futuro del patto. La posizione canadese è di distaccato pragmatismo di fronte alle minacce statunitensi.
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