
Laureati, la rivincita: in Italia due su tre rifiutano stipendi sotto i 1.500 euro
Mentre in Italia la generazione dei laureati alza la soglia di accettazione salariale, Argentina, Spagna e Regno Unito ridisegnano pensioni e aspettative professionali.
La quota di laureati italiani disposti ad accettare un impiego a tempo pieno con retribuzione netta mensile inferiore ai 1.500 euro è crollata dal 75,6% del 2016 al 33,1% di oggi, secondo l’ultimo rapporto AlmaLaurea. La soglia psicologica ed economica sotto cui un’intera generazione non intende più scendere è stata ridisegnata dall’inflazione e dal costo della vita, in particolare nelle aree metropolitane. Parallelamente, cresce il rifiuto di posizioni non coerenti col percorso di studi: solo il 23,6% dei laureandi sarebbe disposto ad accettarle, contro l’87,2% di dieci anni fa.
Un analogo irrigidimento delle aspettative si manifesta in Argentina, dove le pretese salariali medie hanno raggiunto 1.805.897 pesos mensili (+1,18% a maggio), correndo però dietro un’inflazione al 2,1%. I settori estrattivo e manageriale superano i due milioni e mezzo, mentre call center e ristorazione restano intorno al milione. La pensione minima, pur con un bonus straordinario, si ferma a 481.898 pesos a luglio: meno di un terzo dello stipendio medio richiesto, segnalando una forbice crescente tra lavoratori attivi e pensionati.
Nel Regno Unito la generazione Z mostra invece una rivincita reale: a 24 anni guadagna il 12% in più dei millennial alla stessa età e supera ogni coorte dagli anni Cinquanta, secondo la Resolution Foundation. Ma il conflitto mediorientale e i conseguenti rincari energetici minacciano di erodere rapidamente questi progressi, riproponendo il tema di una crescita salariale che sia anche sostenibile nel tempo.
Alla pressione salariale e demografica i sistemi di welfare rispondono con misure di lungo periodo. La Spagna completa nel 2026 la transizione all’età pensionabile a 67 anni, con l’obbligo di almeno 38 anni e 3 mesi di contributi per uscire a 65 senza penalizzazioni. Il Messico estende la copertura volontaria Imss ai lavoratori indipendenti e apre le iscrizioni alle pensioni universalistiche. In tutti i casi il nodo resta il medesimo: conciliare aspettative crescenti, vincoli di bilancio e invecchiamento della popolazione.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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I giovani laureati italiani non accettano più salari inferiori a 1.500 euro, segnando una svolta culturale rispetto al passato. Secondo il rapporto AlmaLaurea, due su tre rifiutano offerte sotto questa soglia, mostrando una maggiore determinazione. La narrazione sottolinea una 'rivincita' dei laureati che ora pretendono condizioni adeguate.
La Generazione Z sta vivendo un rimbalzo salariale, guadagnando più dei millennial alla loro età. La ricerca della Resolution Foundation mostra che i nati tra la fine degli anni '90 e l'inizio del 2000 hanno iniziato meglio la carriera. Questo contrasta con la tendenza italiana, ma il tema comune è la rivendicazione salariale.
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