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Geopolitica e Politicagiovedì 18 giugno 2026

Stretto di Hormuz, Teheran rinuncia ai pedaggi per 60 giorni: il disgelo con Washington e le fratture interne

L’Iran sospende le tariffe di transito e avvia lo sminamento del canale in base all’intesa di Islamabad, mentre gli oltranzisti minacciano rappresaglie e il dibattito si allarga al velo obbligatorio.

Il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano ha annunciato che per sessanta giorni nessuna nave commerciale dovrà pagare pedaggi per attraversare lo Stretto di Hormuz: i costi saranno interamente coperti dal governo di Teheran. La decisione, comunicata giovedì e ripresa dai media statali e regionali, attua il punto 5 del memorandum d’intesa siglato a Islamabad con gli Stati Uniti. Le imbarcazioni dovranno inviare la richiesta di passaggio all’Autorità per la gestione del corridoio del Golfo Persico (PGSA.ir), che è stata incaricata di esaminare le domande con rapidità e priorità. A causa di «condizioni particolari e rischi per la sicurezza», le navi saranno obbligate a seguire rotte e orari prestabiliti, in modo da consentire un incremento graduale del traffico. Il comunicato aggiunge che l’Iran sta già procedendo alla rimozione delle mine dal canale, in linea con gli impegni assunti.

La tregua operativa arriva dopo quasi mezzo secolo di ostilità ufficiale tra Repubblica islamica e Washington, un periodo in cui un’intera generazione iraniana non ha mai conosciuto relazioni normali tra i due Paesi. Lo Stretto di Hormuz, via d’acqua strategica per circa un quinto del petrolio mondiale, torna così al centro di un fragile disgelo che ha immediate ripercussioni per l’Europa e l’Italia: la prospettiva di una riduzione delle tensioni nel Golfo allontana lo spettro di interruzioni delle forniture energetiche e rassicura gli armatori del Mediterraneo, che vedono diminuire i premi assicurativi e i rischi di transito. Secondo analisti mediorientali, l’intesa di Islamabad potrebbe rappresentare il primo mattone di un negoziato più ampio sul nucleare e sulle sanzioni, anche se la durata limitata a sessanta giorni mantiene un carattere sperimentale.

Non tutti a Teheran, però, condividono la svolta. Il direttore del quotidiano ultraconservatore Kayhan, Hossein Shariatmadari, ha dichiarato che esercitando la sovranità sullo Stretto l’Iran potrebbe «confiscare i beni degli Stati Uniti e dei loro alleati», e ha minacciato che, in risposta a un eventuale blocco navale americano, Teheran lancerebbe missili con gittata di 2.500 chilometri e testate pesanti verso Bab el-Mandeb, lo stretto che controlla l’accesso al Mar Rosso. Le sue parole, rimbalzate sui media della diaspora, mostrano quanto il fronte oltranzista viva con sospetto ogni apertura verso il «Grande Satana», considerandola una capitolazione che andrebbe contrastata con la forza.

La coincidenza temporale rilevata da diversi commentatori aggiunge una dimensione interna al raffreddamento della tensione esterna: l’ostilità con l’America e l’obbligo del velo per le donne sono entrambi prodotti dei primi anni successivi alla rivoluzione del 1979, nati da una matrice ideologica comune. Se oggi, dopo quarantasette anni, si inizia a parlare di intesa, negoziato e cooperazione con Washington, diventa più difficile giustificare l’immutabilità di politiche interne come l’hijab coercitivo. Il dibattito iraniano si arricchisce così di un paradosso: mentre il regime sperimenta un’inedita de-escalation strategica, deve fare i conti con le crepe interne che proprio quel disgelo contribuisce ad allargare.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 1 lingue

32%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa del Golfo araboStampa iraniana e affini
Stampa del Golfo arabo
ScetticismoPragmatismo

La stampa del Golfo arabo riferisce che l'Iran ha annunciato l'esenzione dalle tasse per 60 giorni per le navi in transito nello Stretto di Hormuz, con costi coperti dal governo, in base all'accordo di Islamabad con gli Stati Uniti. Si sottolinea che l'ente iraniano creato durante la guerra per imporre il rispetto delle regole gestirà ora il traffico, e che l'Iran sta anche rimuovendo mine dal canale, evidenziando il contesto di sicurezza e le circostanze speciali.

Stampa iraniana e affini/ Regime
PragmatismoDistacco

Il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano ha annunciato che, in attuazione del memorandum di Islamabad, per 60 giorni non saranno riscossi pedaggi dalle navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz, e i costi saranno a carico del governo. Le navi devono presentare richiesta all'Autorità per le vie d'acqua del Golfo Persico, incaricata di rispondere rapidamente, a dimostrazione dell'impegno dell'Iran a facilitare il passaggio marittimo e a onorare l'intesa.

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giovedì 18 giugno 2026

Stretto di Hormuz, Teheran rinuncia ai pedaggi per 60 giorni: il disgelo con Washington e le fratture interne

L’Iran sospende le tariffe di transito e avvia lo sminamento del canale in base all’intesa di Islamabad, mentre gli oltranzisti minacciano rappresaglie e il dibattito si allarga al velo obbligatorio.

Il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano ha annunciato che per sessanta giorni nessuna nave commerciale dovrà pagare pedaggi per attraversare lo Stretto di Hormuz: i costi saranno interamente coperti dal governo di Teheran. La decisione, comunicata giovedì e ripresa dai media statali e regionali, attua il punto 5 del memorandum d’intesa siglato a Islamabad con gli Stati Uniti. Le imbarcazioni dovranno inviare la richiesta di passaggio all’Autorità per la gestione del corridoio del Golfo Persico (PGSA.ir), che è stata incaricata di esaminare le domande con rapidità e priorità. A causa di «condizioni particolari e rischi per la sicurezza», le navi saranno obbligate a seguire rotte e orari prestabiliti, in modo da consentire un incremento graduale del traffico. Il comunicato aggiunge che l’Iran sta già procedendo alla rimozione delle mine dal canale, in linea con gli impegni assunti.

La tregua operativa arriva dopo quasi mezzo secolo di ostilità ufficiale tra Repubblica islamica e Washington, un periodo in cui un’intera generazione iraniana non ha mai conosciuto relazioni normali tra i due Paesi. Lo Stretto di Hormuz, via d’acqua strategica per circa un quinto del petrolio mondiale, torna così al centro di un fragile disgelo che ha immediate ripercussioni per l’Europa e l’Italia: la prospettiva di una riduzione delle tensioni nel Golfo allontana lo spettro di interruzioni delle forniture energetiche e rassicura gli armatori del Mediterraneo, che vedono diminuire i premi assicurativi e i rischi di transito. Secondo analisti mediorientali, l’intesa di Islamabad potrebbe rappresentare il primo mattone di un negoziato più ampio sul nucleare e sulle sanzioni, anche se la durata limitata a sessanta giorni mantiene un carattere sperimentale.

Non tutti a Teheran, però, condividono la svolta. Il direttore del quotidiano ultraconservatore Kayhan, Hossein Shariatmadari, ha dichiarato che esercitando la sovranità sullo Stretto l’Iran potrebbe «confiscare i beni degli Stati Uniti e dei loro alleati», e ha minacciato che, in risposta a un eventuale blocco navale americano, Teheran lancerebbe missili con gittata di 2.500 chilometri e testate pesanti verso Bab el-Mandeb, lo stretto che controlla l’accesso al Mar Rosso. Le sue parole, rimbalzate sui media della diaspora, mostrano quanto il fronte oltranzista viva con sospetto ogni apertura verso il «Grande Satana», considerandola una capitolazione che andrebbe contrastata con la forza.

La coincidenza temporale rilevata da diversi commentatori aggiunge una dimensione interna al raffreddamento della tensione esterna: l’ostilità con l’America e l’obbligo del velo per le donne sono entrambi prodotti dei primi anni successivi alla rivoluzione del 1979, nati da una matrice ideologica comune. Se oggi, dopo quarantasette anni, si inizia a parlare di intesa, negoziato e cooperazione con Washington, diventa più difficile giustificare l’immutabilità di politiche interne come l’hijab coercitivo. Il dibattito iraniano si arricchisce così di un paradosso: mentre il regime sperimenta un’inedita de-escalation strategica, deve fare i conti con le crepe interne che proprio quel disgelo contribuisce ad allargare.

Divergenza delle fonti

Geopolitica e Politica · 4 testate · 1 lingua

32%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Favorevole80%
Critico20%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 1 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa del Golfo araboStampa iraniana e affini
Stampa del Golfo arabo
ScetticismoPragmatismo

La stampa del Golfo arabo riferisce che l'Iran ha annunciato l'esenzione dalle tasse per 60 giorni per le navi in transito nello Stretto di Hormuz, con costi coperti dal governo, in base all'accordo di Islamabad con gli Stati Uniti. Si sottolinea che l'ente iraniano creato durante la guerra per imporre il rispetto delle regole gestirà ora il traffico, e che l'Iran sta anche rimuovendo mine dal canale, evidenziando il contesto di sicurezza e le circostanze speciali.

Stampa iraniana e affini/ Regime
PragmatismoDistacco

Il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano ha annunciato che, in attuazione del memorandum di Islamabad, per 60 giorni non saranno riscossi pedaggi dalle navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz, e i costi saranno a carico del governo. Le navi devono presentare richiesta all'Autorità per le vie d'acqua del Golfo Persico, incaricata di rispondere rapidamente, a dimostrazione dell'impegno dell'Iran a facilitare il passaggio marittimo e a onorare l'intesa.

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