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Geopolitica e Politicalunedì 13 luglio 2026

Stretto di Hormuz, crollo dei transiti e navi fantasma: lo scontro Washington-Teheran soffoca i commerci

Il traffico mercantile nello strategico passaggio marittimo è ai minimi da cinque settimane, mentre Stati Uniti e Iran si scambiano attacchi e rivendicazioni contrapposte sul controllo della via d’acqua.

Domenica, secondo i dati della società di analisi Kpler, solo sei navi mercantili hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, tutte con i transponder spenti. Il numero di transiti osservabili è crollato del 52 per cento nell’ultima settimana, e da giorni i passaggi ‘al buio’ – con i sistemi di identificazione automatica disattivati – superano quelli visibili. Diverse unità compaiono improvvisamente sui monitor da un lato dello stretto dopo aver spento i segnali dall’altro lato, una strategia adottata in massa da metà aprile, quando petroliere degli Emirati Arabi Uniti iniziarono a navigare senza trasmettere la propria posizione per ridurre i rischi di attacchi.

Teheran, per bocca della Guardia rivoluzionaria, ha definito lo stretto «nostro territorio» e ha annunciato la chiusura del passaggio «fino al termine dell’intervento americano nella regione», subordinando ogni transito a un’autorizzazione delle proprie autorità e al pagamento di diritti di passaggio. Il Comando centrale statunitense (CENTCOM) ribatte che lo stretto resta aperto a tutte le imbarcazioni e che le forze americane sono pronte a garantire la libertà di navigazione, anche fornendo supporto attivo ai mercantili che percorrono il corridoio meridionale, sotto controllo americano. Negli ultimi sette giorni, secondo fonti della marina iraniana, sono state attaccate quattro navi nei pressi della penisola di Musandam, area associata al corridoio sud; gli Stati Uniti hanno condotto nuovi bombardamenti su obiettivi iraniani, dichiarando di voler ridurre la capacità di Teheran di interferire con la navigazione.

La paralisi dello stretto, da cui transita circa un quinto del petrolio consumato nel mondo, ha già innescato un’impennata dei prezzi: il Brent ha superato gli 80 dollari al barile, con un rialzo del 4 per cento in una sola seduta, e le borse asiatiche hanno chiuso in calo. Secondo analisti del settore marittimo con base negli Emirati, gli armatori si trovano di fronte a un bivio: accettare la rotta settentrionale sotto controllo iraniano, esponendosi a possibili sanzioni statunitensi, o tentare il corridoio meridionale, dove il rischio di attacchi iraniani resta elevato nonostante la protezione offerta da Washington. La società di intelligence marittima Vanguard Tech segnala che alcuni clienti continuano a usare il corridoio sud con il supporto americano, ma il pericolo è altissimo: qualsiasi nave percepita come legata a Stati Uniti o Israele, o che transiti senza coordinamento con Teheran, può diventare un bersaglio.

La crisi attuale affonda le radici in una lunga contesa sulla sovranità dello stretto. L’Iran considera da sempre le acque come proprie e aveva già in passato minacciato di bloccarle; ora, dopo la ripresa degli scontri l’8 luglio, la tensione è salita a livelli che non si vedevano da settimane. Il ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che il paese ha agito «in buona fede» e che cesserà di rispettare l’intesa con gli Stati Uniti se Washington non onorerà i propri impegni. Da parte sua, il presidente Trump ha annunciato l’intenzione di imporre un pedaggio del 20 per cento sul valore dei carichi in transito per finanziare la sicurezza del passaggio, e ha ripristinato il blocco navale contro i porti iraniani. Fonti diplomatiche europee temono che un’interruzione prolungata possa costare al commercio globale fino a 25 miliardi di dollari, come già stimato in occasione di crisi precedenti. Al momento, il dossier è in una fase di stallo pericoloso: Teheran ha ribadito che continuerà a gestire il traffico nello stretto, mentre Washington insiste sulla libertà di transito. Le prossime ore saranno decisive per capire se i canali negoziali – già fragili – potranno reggere o se l’escalation militare renderà lo Stretto di Hormuz un punto di non ritorno per la sicurezza energetica globale.

Divergenza — chi la racconta come
0%Bassa
3 blocchi · posizioni da 0.00 a 0.00
CriticoFavorevole
IRNISRSEA
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa iraniana e affini0.00neutral
Stampa israeliana0.00neutral
Stampa sud-est asiatica0.00neutral
La stampa statunitense non è rappresentata tra i blocchi analizzati.
Stampa iraniana e affini0.00
Voce

L'Iran riafferma il proprio controllo sullo Stretto di Hormuz, contrapponendosi alle dichiarazioni americane.

Meccanismorivendicazione di sovranità

Presentando la chiusura dello stretto come una misura di sicurezza dopo un tentativo di passaggio non autorizzato, l'Iran legittima la propria azione e crea una cornice di sovranità violata.

Omissione

Il blocco iraniano omette di menzionare gli attacchi tra Stati Uniti e Iran come causa del rallentamento, concentrandosi invece su un singolo episodio di passaggio non autorizzato.

PragmatismoVittimismo
Stampa israeliana0.00
Voce

Israele sottolinea la minaccia alla sicurezza marittima derivante dal conflitto USA-Iran, senza dare credito alle rivendicazioni iraniane.

Meccanismogerarchia di minacce

Attribuendo il rallentamento esclusivamente agli attacchi e ai rischi per la sicurezza, il blocco israeliano esclude la narrazione iraniana di chiusura deliberata, rafforzando l'idea di una minaccia esterna.

Omissione

Il blocco israeliano omette la dichiarazione iraniana di chiusura dello stretto, che potrebbe mettere in discussione la narrazione di una minaccia puramente esterna.

AllarmePragmatismo
Stampa sud-est asiatica0.00
Voce

Il sud-est asiatico analizza i dati di navigazione per descrivere la situazione, senza prendere posizione nel conflitto USA-Iran.

Meccanismotecnicizzazione

Concentrandosi su dettagli tecnici come lo spegnimento dei trasponder e l'assenza di navi LNG, il blocco depoliticizza la notizia e la presenta come un fenomeno logistico.

Omissione

Il blocco del sud-est asiatico omette qualsiasi menzione delle rivendicazioni iraniane o degli attacchi USA-Iran, riducendo la notizia a un mero dato di traffico.

DistaccoPragmatismo

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Il petrolio crolla dopo la pausa degli attacchi tra Stati Uniti e Iran·Pechino denuncia i dazi USA ma evita ritorsioni: la tregua commerciale regge·Il ponte Gordie-Howe apre al traffico, ma la cerimonia congiunta salta per i dazi·Melanzane affumicate e cubetti di zenzero: il sapore globale nelle cucine di casa·Bill Oddie, l’uomo che ci chiese di toglierci le cuffie per ascoltare il canto degli uccelli·Trentuno corpi mai cremati e ceneri altrui: a Hull il processo all’ex impresario funebre·Strage nel Kaduna meridionale: 30 morti, l’opposizione accusa il governo nigeriano·India convoca l’ambasciatore ucraino: escalation di attacchi alle navi mercantili nel Mar Nero·Il petrolio crolla dopo la pausa degli attacchi tra Stati Uniti e Iran·Pechino denuncia i dazi USA ma evita ritorsioni: la tregua commerciale regge·Il ponte Gordie-Howe apre al traffico, ma la cerimonia congiunta salta per i dazi·Melanzane affumicate e cubetti di zenzero: il sapore globale nelle cucine di casa·Bill Oddie, l’uomo che ci chiese di toglierci le cuffie per ascoltare il canto degli uccelli·Trentuno corpi mai cremati e ceneri altrui: a Hull il processo all’ex impresario funebre·Strage nel Kaduna meridionale: 30 morti, l’opposizione accusa il governo nigeriano·India convoca l’ambasciatore ucraino: escalation di attacchi alle navi mercantili nel Mar Nero·
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lunedì 13 luglio 2026

Stretto di Hormuz, crollo dei transiti e navi fantasma: lo scontro Washington-Teheran soffoca i commerci

Il traffico mercantile nello strategico passaggio marittimo è ai minimi da cinque settimane, mentre Stati Uniti e Iran si scambiano attacchi e rivendicazioni contrapposte sul controllo della via d’acqua.

Domenica, secondo i dati della società di analisi Kpler, solo sei navi mercantili hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, tutte con i transponder spenti. Il numero di transiti osservabili è crollato del 52 per cento nell’ultima settimana, e da giorni i passaggi ‘al buio’ – con i sistemi di identificazione automatica disattivati – superano quelli visibili. Diverse unità compaiono improvvisamente sui monitor da un lato dello stretto dopo aver spento i segnali dall’altro lato, una strategia adottata in massa da metà aprile, quando petroliere degli Emirati Arabi Uniti iniziarono a navigare senza trasmettere la propria posizione per ridurre i rischi di attacchi.

Teheran, per bocca della Guardia rivoluzionaria, ha definito lo stretto «nostro territorio» e ha annunciato la chiusura del passaggio «fino al termine dell’intervento americano nella regione», subordinando ogni transito a un’autorizzazione delle proprie autorità e al pagamento di diritti di passaggio. Il Comando centrale statunitense (CENTCOM) ribatte che lo stretto resta aperto a tutte le imbarcazioni e che le forze americane sono pronte a garantire la libertà di navigazione, anche fornendo supporto attivo ai mercantili che percorrono il corridoio meridionale, sotto controllo americano. Negli ultimi sette giorni, secondo fonti della marina iraniana, sono state attaccate quattro navi nei pressi della penisola di Musandam, area associata al corridoio sud; gli Stati Uniti hanno condotto nuovi bombardamenti su obiettivi iraniani, dichiarando di voler ridurre la capacità di Teheran di interferire con la navigazione.

La paralisi dello stretto, da cui transita circa un quinto del petrolio consumato nel mondo, ha già innescato un’impennata dei prezzi: il Brent ha superato gli 80 dollari al barile, con un rialzo del 4 per cento in una sola seduta, e le borse asiatiche hanno chiuso in calo. Secondo analisti del settore marittimo con base negli Emirati, gli armatori si trovano di fronte a un bivio: accettare la rotta settentrionale sotto controllo iraniano, esponendosi a possibili sanzioni statunitensi, o tentare il corridoio meridionale, dove il rischio di attacchi iraniani resta elevato nonostante la protezione offerta da Washington. La società di intelligence marittima Vanguard Tech segnala che alcuni clienti continuano a usare il corridoio sud con il supporto americano, ma il pericolo è altissimo: qualsiasi nave percepita come legata a Stati Uniti o Israele, o che transiti senza coordinamento con Teheran, può diventare un bersaglio.

La crisi attuale affonda le radici in una lunga contesa sulla sovranità dello stretto. L’Iran considera da sempre le acque come proprie e aveva già in passato minacciato di bloccarle; ora, dopo la ripresa degli scontri l’8 luglio, la tensione è salita a livelli che non si vedevano da settimane. Il ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che il paese ha agito «in buona fede» e che cesserà di rispettare l’intesa con gli Stati Uniti se Washington non onorerà i propri impegni. Da parte sua, il presidente Trump ha annunciato l’intenzione di imporre un pedaggio del 20 per cento sul valore dei carichi in transito per finanziare la sicurezza del passaggio, e ha ripristinato il blocco navale contro i porti iraniani. Fonti diplomatiche europee temono che un’interruzione prolungata possa costare al commercio globale fino a 25 miliardi di dollari, come già stimato in occasione di crisi precedenti. Al momento, il dossier è in una fase di stallo pericoloso: Teheran ha ribadito che continuerà a gestire il traffico nello stretto, mentre Washington insiste sulla libertà di transito. Le prossime ore saranno decisive per capire se i canali negoziali – già fragili – potranno reggere o se l’escalation militare renderà lo Stretto di Hormuz un punto di non ritorno per la sicurezza energetica globale.

Divergenza — chi la racconta come
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Divergenza tra blocchi di stampa
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La stampa statunitense non è rappresentata tra i blocchi analizzati.
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Voce

L'Iran riafferma il proprio controllo sullo Stretto di Hormuz, contrapponendosi alle dichiarazioni americane.

Meccanismorivendicazione di sovranità

Presentando la chiusura dello stretto come una misura di sicurezza dopo un tentativo di passaggio non autorizzato, l'Iran legittima la propria azione e crea una cornice di sovranità violata.

Omissione

Il blocco iraniano omette di menzionare gli attacchi tra Stati Uniti e Iran come causa del rallentamento, concentrandosi invece su un singolo episodio di passaggio non autorizzato.

PragmatismoVittimismo
Stampa israeliana0.00
Voce

Israele sottolinea la minaccia alla sicurezza marittima derivante dal conflitto USA-Iran, senza dare credito alle rivendicazioni iraniane.

Meccanismogerarchia di minacce

Attribuendo il rallentamento esclusivamente agli attacchi e ai rischi per la sicurezza, il blocco israeliano esclude la narrazione iraniana di chiusura deliberata, rafforzando l'idea di una minaccia esterna.

Omissione

Il blocco israeliano omette la dichiarazione iraniana di chiusura dello stretto, che potrebbe mettere in discussione la narrazione di una minaccia puramente esterna.

AllarmePragmatismo
Stampa sud-est asiatica0.00
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Il sud-est asiatico analizza i dati di navigazione per descrivere la situazione, senza prendere posizione nel conflitto USA-Iran.

Meccanismotecnicizzazione

Concentrandosi su dettagli tecnici come lo spegnimento dei trasponder e l'assenza di navi LNG, il blocco depoliticizza la notizia e la presenta come un fenomeno logistico.

Omissione

Il blocco del sud-est asiatico omette qualsiasi menzione delle rivendicazioni iraniane o degli attacchi USA-Iran, riducendo la notizia a un mero dato di traffico.

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