
Arrestati a Roma due ex 007 per spionaggio a favore di Mosca
L'operazione del Ros svela una rete di fonti tra i militari in servizio: informazioni sensibili cedute a un diplomatico russo in cambio di denaro.
I carabinieri del Ros hanno arrestato a Roma due ex appartenenti all’Aisi, il servizio di intelligence interna, con l’accusa di spionaggio a favore della Russia e accesso abusivo a sistemi informatici. Il principale indagato, Gavino Raoul Piras, ex sottufficiale dell’Arma e analista con trascorsi in Afghanistan e Iraq, avrebbe mantenuto contatti esclusivi con un presunto agente dei servizi russi accreditato come diplomatico e perciò protetto da immunità. Secondo la procura di Roma, Piras riceveva compensi in contanti – le cifre indicate oscillano tra quattromila euro a informazione e somme complessive più elevate – per procurare notizie riservate sulla sicurezza nazionale, sugli armamenti e sull’identità di operatori del controspionaggio italiano. Le informazioni venivano raccolte attraverso sei fonti, tra cui quattro militari in servizio con incarichi ad alta riservatezza, ora indagati a vario titolo per rivelazione di segreti di Stato e spionaggio politico-militare.
L’indagine, avviata nel maggio 2025 su segnalazione della stessa Aisi, ha documentato con intercettazioni e pedinamenti una routine da manuale di spionaggio: incontri su panchine e dehors, scambio di pizzini, telefoni nascosti in un microonde e schede di memoria infilate nelle crepe dei muri. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha parlato di «punta di un iceberg gigantesco» e di «guerra ibrida quotidiana», assicurando tolleranza zero verso chi mette a rischio la Repubblica. Il Copasir, da parte sua, ha annunciato che chiederà al governo e alle procure tutti gli elementi informativi, mentre la procura militare di Roma procede con perquisizioni nei confronti dei militari coinvolti.
Secondo analisti della sicurezza europei, il caso si inserisce in una tendenza più ampia di operazioni clandestine russe sul continente, che negli ultimi anni ha visto arresti per spionaggio in Germania, Polonia, Paesi Bassi e Svezia, spesso con il coinvolgimento di personale con doppia cittadinanza o di intermediari locali. I rapporti annuali dell’intelligence italiana avevano già segnalato la crescente aggressività dei servizi di Mosca nel tentativo di acquisire informazioni strategiche e influenzare i processi decisionali dei Paesi NATO. L’episodio richiama inoltre la condanna del capitano di fregata Walter Biot, arrestato nel 2021 mentre cedeva documenti a un funzionario dell’ambasciata russa, e rafforza la percezione, diffusa negli ambienti della Difesa, di una minaccia persistente e ramificata.
L’inchiesta lascia aperti interrogativi sulla reale estensione della rete e sulla capacità di penetrazione nei comparti più sensibili dello Stato. La presenza di un diplomatico con immunità complica ogni ipotesi di azione giudiziaria diretta nei suoi confronti, ma non impedisce l’espulsione, misura che al momento non risulta annunciata. Le prossime settimane diranno se le perquisizioni e gli interrogatori porteranno a nuove misure cautelari o all’allargamento del fascicolo ad altri apparati. Quel che è certo è che il dossier alimenterà il dibattito, in Italia e in sede europea, sul rafforzamento dei controlli di sicurezza e sul coordinamento del controspionaggio in uno scenario di conflitto ibrido ormai dichiarato.
| Stampa europea continentale | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | +0.10 | neutral |
| Stampa israeliana | 0.00 | neutral |
L'Italia condanna senza esitazione il tradimento di chi ha venduto segreti a Mosca. La sicurezza nazionale è prioritaria e chi collabora con il nemico sarà punito.
Enfatizza la gravità del reato e la determinazione delle autorità, utilizzando dichiarazioni ufficiali per creare un senso di minaccia imminente e unità nazionale.
La prospettiva russa secondo cui si tratta di accuse di routine è omessa. L'immunità diplomatica del contatto russo è minimizzata.
La Russia respinge le accuse come parte di una campagna di disinformazione occidentale. I presunti spioni sono vittime di un sistema che criminalizza i contatti con Mosca.
Presenta le accuse come non provate e le inserisce in un contesto più ampio di ostilità verso la Russia, usando un caso parallelo in Germania per suggerire un pattern.
Le prove specifiche (video, trasferimenti di denaro) sono omesse. Il fatto che il principale indagato fosse un ex agente dei servizi segreti è minimizzato.
Israele osserva con interesse la vicenda, che tocca temi di sicurezza sensibili. La cooperazione tra servizi è cruciale.
Riporta i fatti in modo asciutto, senza giudizio, ma sottolineando la copertura diplomatica, che è un elemento di interesse per i servizi israeliani.
La prospettiva russa è omessa, ma ciò è coerente con una posizione di osservatore neutrale.
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