
Sotto la Tour Eiffel, il ritorno del bagno in Senna tra incanto e tragedie
A Parigi, la riapertura delle spiagge sulla Senna dopo un secolo di divieto si intreccia con la cronaca: due corpi riemergono dal Canal Saint-Martin in otto giorni.
Sabato 4 luglio, ai piedi della Tour Eiffel, un galleggiante giallo obbligatorio dondolava tra le mani di una nuotatrice. «È meglio della piscina, non proprio la spiaggia, ma ti senti già in vacanza», ha detto sorridendo Lauriane Fiorentino, impiegata di un’impresa edile. Poco lontano, un turista americano, Benjamin Doncan, indicava la cornice: «Guardate quest’acqua, la Tour Eiffel sullo sfondo... si può chiedere di più?». In quello stesso istante, sul quai de Valmy, a pochi chilometri di distanza, la polizia fluviale recuperava un corpo gonfio d’acqua, senza documenti né nome, la seconda vittima in otto giorni nel canale Saint-Martin, aperto alla balneazione domenicale da metà giugno per far fronte all’ondata di caldo.
La scena racchiude l’estate parigina del 2025: il sogno della balneazione urbana, ereditato dai Giochi Olimpici del 2024, convive con i rischi ancora vivi di un rapporto non del tutto pacificato con le acque cittadine. Dopo un secolo di divieto – revocato solo per le gare olimpiche – Parigi ha investito 1,4 miliardi di euro per risanare la Senna, portando da tre a oltre trenta le specie ittiche e scoprendo perfino tre varietà di molluschi date per estinte. I tre siti gratuiti di Bercy, Grenelle e del Bras Marie rimangono aperti fino al 30 agosto, con la qualità dell’acqua monitorata più volte al giorno e segnalata da bandiere verdi, arancioni e rosse. Per tuffarsi bisogna essere alti più di un metro e venti e agganciarsi a un galleggiante di segnalazione, regole minime per una balneazione che resta sospesa dopo le piogge intense, quando l’inquinamento può risalire.
Non è solo Parigi a illudersi di poter convivere con il proprio fiume. A Basilea, i bagnanti si lasciano trasportare dalla corrente del Reno aggrappati a un Wickelfisch, il colorato sacco stagno che fa da boa e da cassaforte, mentre a Monaco di Baviera i surfisti cavalcano la stazionaria onda dell’Eisbach nell’Englischer Garten. Anche Londra, dopo decenni di diffidenza, ha inaugurato quest’anno il suo primo sito balneabile sulla Tamigi. Ma non tutti i corsi d’acqua urbani sorridono: a Mosca, il destino delle zone balneari è altalenante, e quest’estate sono rimaste solo cinque aree autorizzate, contro le otto di un anno fa, perché i controlli microbiologici bocciano un lago dopo l’altro.
La cronaca nera getta un’ombra su questa rincorsa al refrigerio. A otto giorni di distanza, due corpi sono stati ripescati nel canale Saint-Martin, il primo annegato il 26 giugno mentre faceva il bagno fuori dall’area autorizzata, il secondo trovato senza vita il mattino del 4 luglio. Le autorità avevano aperto in anticipo la balneazione nel canale proprio per offrire sollievo durante la canicola che ha investito la Francia e mezza Europa, una scelta da cui ora sono costrette a difendersi. Mentre una cinquantina di giovani si sono feriti tuffandosi dalle passerelle, il ministro dello Sport Marina Ferrari ha annunciato oltre 90 annegamenti in Francia dal 19 giugno, «una cifra preoccupante».
Sul quai di legno di Grenelle, il sole di luglio accarezza i bagnanti distesi sugli asciugamani e il metrò aereo sferraglia sul pont de Bir-Hakeim. La Senna, appena più pulita, si offre come un’oasi trasparente, ma il suo abbraccio nasconde ancora correnti e batteri. L’immagine di quel corpo senza nome, estratto dalle acque immobili del canale mentre pochi chilometri più a ovest risuonavano le risa dei turisti, rimane come il controcanto amaro di una conquista civile che ha appena cominciato a misurarsi con la realtà.
| Stampa europea continentale | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | −0.30 | critical |
L'apertura è un successo, ma i rischi vanno gestiti con pragmatismo.
Si contrappone un elemento positivo a uno negativo per creare un quadro equilibrato, senza allarmismi.
Non vengono menzionati i dettagli specifici sugli inquinanti nel canale Saint-Martin né le critiche delle associazioni ambientaliste.
L'Occidente nasconde i suoi fallimenti ambientali dietro vetrine patinate.
Si contrappone l'immagine positiva (spiagge) al rischio reale (inquinamento) per suggerire un'ipocrisia sistemica, equiparando la situazione a problemi analoghi in Russia ma con minor trasparenza.
Non si fa cenno alle misure di bonifica già attuate a Parigi né ai progressi nella qualità dell'acqua della Senna.
Allarga lo sguardo
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