
Sotto la polvere di Luxor, riemerge il nome di Paser: la tomba di un dignitario dell’epoca ramesside
Una missione olandese riporta alla luce una sepoltura di tremila anni fa nella necropoli tebana, con pitture che ritraggono il defunto e la moglie davanti alla tavola delle offerte.
La polvere si è sollevata appena, un velo sottile che per millenni ha custodito colori e nomi. Quando le dita dei restauratori hanno sfiorato la parete rocciosa, sotto gli strati di detriti è affiorata una scritta: «Paser». Non un faraone, ma un uomo dell’entourage regale, un dignitario della XIX o XX dinastia, restituito alla memoria da una missione dell’Università di Leida guidata dall’archeologa Carina van den Hoven. Il ritrovamento, annunciato dal Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano, è avvenuto nella necropoli di Sheikh Abd el-Qurna, sulla riva occidentale di Luxor, a pochi passi da una tomba già nota e catalogata come Tebana 45.
La sepoltura segue il canone architettonico delle tombe private tebane del Nuovo Regno: un cortile aperto, una cappella scavata nella roccia a forma di T rovesciata e, sotto il livello del suolo, le camere funerarie. Nel cortile, gli archeologi hanno trovato una mastaba di mattoni di fango con l’incavo per una stele e una scala affiancata da rampe che conduce all’ingresso. All’interno, le pitture murali mostrano Paser in adorazione delle divinità dentro i santuari e, accanto a lui, la moglie seduta davanti alla tradizionale tavola delle offerte. Secondo le autorità del Cairo, lo stile artistico delle iscrizioni colloca la tomba nell’epoca ramesside, un arco di circa due secoli compreso tra il 1292 e il 1077 a.C., quando Tebe era il cuore politico e religioso dell’Egitto.
Per gli egittologi europei, il contesto è familiare ma mai scontato. La necropoli di Sheikh Abd el-Qurna è un palinsesto di storie private, lontane dalla monumentalità delle tombe reali della Valle dei Re. Qui, funzionari, scribi e amministratori si facevano seppellire con scene di vita quotidiana e di devozione, nella speranza di una continuità ultraterrena. Il nome Paser, già attestato in altre sepolture coeve, non designa un personaggio di primo piano, ma proprio per questo la sua tomba offre agli studiosi un tassello per ricostruire la società ramesside. La missione olandese, attiva nell’area dal 2018 con un progetto di documentazione e gestione del rischio, ha annunciato che proseguirà con il consolidamento strutturale e il restauro delle decorazioni policrome.
La scoperta si inserisce in una strategia più ampia del Cairo, che punta a rilanciare il turismo culturale attraverso una sequenza di annunci archeologici. Solo nell’ultimo anno, a Luxor è stata riaperta al pubblico la grande tomba di un faraone dopo oltre vent’anni di restauri, mentre nel nord del Paese, nel governatorato di Beheira, sono emersi reperti di un cimitero greco-romano di ventitré secoli fa. Per gli osservatori europei, queste campagne non sono soltanto operazioni di scavo, ma anche un modo per riportare l’attenzione internazionale su un patrimonio che l’instabilità regionale aveva in parte offuscato.
Resta, alla fine, l’immagine più intima: quella di un uomo e una donna seduti davanti a una tavola imbandita di offerte, dipinti su una parete che per tremila anni ha atteso di essere guardata di nuovo. Un gesto quotidiano e sacro, sospeso tra la polvere del deserto e la luce obliqua che filtra dall’ingresso della cappella, mentre il nome di Paser torna a essere pronunciato, forse per la prima volta dopo l’ultimo rito funebre.
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Il settore turistico egiziano vede in questa scoperta una ancora di salvezza economica, collegando il patrimonio antico direttamente ai futuri introiti.
Collegando il ritrovamento a un rilancio turistico, si crea un nesso causale tra reperti archeologici e benefici economici immediati, rendendo la storia rilevante per un pubblico ampio.
Il dettaglio architettonico della cappella a forma di T e il periodo ramesside specifico vengono omessi, concentrandosi invece sul potenziale turistico.
L'Egitto celebra il ritrovamento come prova della sua grandezza antica e moderna, con funzionari che lodano la missione e sottolineano i benefici turistici.
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Il dettaglio architettonico della cappella a forma di T e il fatto che la tomba sia una sepoltura privata (non reale) vengono omessi, concentrandosi invece sulla grande narrazione della civiltà egiziana.
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L'angolo del rilancio turistico e le lodi del ministro egiziano vengono omessi, mantenendo il focus strettamente sul contesto archeologico.
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