
Somaliland-Israele, la visita che sfida l’ordine regionale
Abdirahman Abdullahi a Gerusalemme dopo il riconoscimento israeliano: una mossa che divide il Corno d'Africa e interroga l'Europa.
Il presidente del Somaliland, Abdirahman Mohamed Abdullahi, è stato ricevuto domenica a Gerusalemme dal capo di Stato Isaac Herzog nella prima visita di Stato della storia dell'autoproclamata repubblica. L'incontro, avvenuto a poche settimane dal riconoscimento formale concesso da Israele lo scorso dicembre, segna un punto di svolta per il territorio separatista, indipendente di fatto dalla Somalia dal 1991 ma privo di legittimità internazionale. Per Hargeisa, che da trentacinque anni bussa invano alle porte delle cancellerie mondiali, l'abbraccio di Gerusalemme rappresenta un'inedita finestra di opportunità diplomatica.
L'accoglienza, enfatizzata dai canali ufficiali israeliani in arabo, rivela la volontà di Tel Aviv di ritagliarsi un ruolo nel Corno d'Africa, area di crescente competizione tra potenze regionali e globali. "Una sola nazione ha desiderato vederci e riconoscerci: il governo di Israele", ha dichiarato Abdullahi, mentre Herzog sottolineava il valore "storico" della visita. La mossa si inserisce nella strategia israeliana di contenimento dell'instabilità somala e di contrasto all'influenza di Turchia ed Emirati, già profondamente coinvolti a Mogadiscio.
Secondo osservatori dell'Unione Africana e analisti europei, il passo unilaterale rischia di esacerbare le tensioni con la Somalia, che considera il Somaliland parte integrante del proprio territorio. Bruxelles, tradizionalmente legata al principio di integrità territoriale, teme un effetto domino in una regione già segnata da pulsioni secessioniste, dal Tigray etiope alle stesse faide interne al Somaliland. Per l'Italia, ex potenza coloniale e partner strategico di Mogadiscio, il riconoscimento complica gli sforzi di stabilizzazione portati avanti anche attraverso la missione europea Eutm Somalia, in cui Roma ha un ruolo di primo piano. Il governo somalo ha immediatamente condannato la visita, ribadendo la propria sovranità sull'intero territorio.
Hargeisa spera che l'apertura israeliana porti investimenti in sicurezza, agricoltura e tecnologia, ma rischia al contempo di isolarsi ulteriormente nel mondo musulmano, dove il sostegno alla causa palestinese rende difficile accettare normalizzazioni affrettate. Il futuro del Somaliland resta sospeso tra la ricerca di una legittimità agognata e il pericolo di trasformarsi in una pedina di scambi geopolitici. Senza un'iniziativa multilaterale che coinvolga l'Unione Africana e le Nazioni Unite, il riconoscimento rischia di diventare un fattore di instabilità piuttosto che un passo verso la pace.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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I media arabi riportano la visita come una mossa diplomatica di uno stato autoproclamato in cerca di riconoscimento, ma sottolineano che il Somaliland è ancora considerato una regione separatista dal mondo arabo. La copertura nota il riconoscimento da parte di Israele lo scorso dicembre come una svolta per il Somaliland, ma l'inquadramento rimane cauto, evidenziando la mancanza di un più ampio riconoscimento internazionale. Il tono è osservativo ma implicitamente critico verso la normalizzazione con Israele.
I media di Stato iraniani inquadrano la visita come una collaborazione tra un'entità separatista illegittima e il regime sionista, usando termini come 'territori occupati' per delegittimare Israele. La copertura è breve e accusatoria, presentando l'incontro come parte dell'agenda espansionistica di Israele nel Corno d'Africa. Il tono è fortemente critico e ideologico, rifiutando qualsiasi forma di impegno con Israele.
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