
Sinner e Djokovic disertano Montreal: il tennis d’élite si schianta sul calendario
Il forfait dei due campioni, insieme a quello di Alcaraz, priva il Masters 1000 canadese delle sue stelle e rilancia il dibattito sulla sostenibilità del circuito.
La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno sull’impianto di Montréal: Jannik Sinner e Novak Djokovic non ci saranno. Il numero uno del mondo e il serbo detentore di 24 Slam hanno annunciato il loro ritiro dal National Bank Open, il Masters 1000 in programma tra fine luglio e inizio agosto. A rendere ancora più amara la pillola per gli organizzatori, si aggiunge l’assenza già nota di Carlos Alcaraz, fermo per un infortunio al polso destro. L’azzurro, fresco del secondo trionfo consecutivo a Wimbledon, ha spiegato di aver preso «la difficile decisione di ritirarsi dopo un’attenta valutazione con il team», sottolineando come la priorità resti la salute. Parole simili a quelle di Djokovic, che manca dal torneo canadese dal 2018.
La reazione del Nord America non si è fatta attendere. Valérie Tétreault, direttrice del torneo, ha parlato di «delusione» per le defezioni dell’ultimo minuto, ricordando che entrambi i giocatori avevano già saltato l’edizione di Toronto lo scorso anno. Ha riconosciuto che «in un calendario così esigente la salute degli atleti deve rimanere la priorità», ma ha aggiunto che la frequenza di questi ritiri «solleva una questione più ampia per il nostro sport». Secondo gli organizzatori, è ormai indispensabile un dialogo serrato con l’ATP per introdurre «aggiustamenti» che proteggano l’integrità dei Masters 1000 senza ignorare i carichi di lavoro dei giocatori. La prospettiva nordamericana, insomma, è quella di un circuito che rischia di perdere credibilità se i suoi eventi di punta vengono snobbati dalle stelle.
Dall’Europa, e in particolare dall’Italia, lo sguardo è diverso. Per Sinner la scelta appare quasi obbligata: dopo una prima metà di stagione trionfale – sei Masters 1000 consecutivi vinti, l’ultimo Wimbledon dominato – il fisico richiede una pausa in vista di Cincinnati e degli US Open. Il cemento americano è una maratona che non perdona, e l’azzurro sembra aver imparato a gestire le energie come i grandi campioni del passato. Anche Djokovic, a trentotto anni, non può più permettersi tour de force continui. Il loro ritiro, insomma, racconta di un tennis in cui la longevità si paga con rinunce mirate.
Sul piano sportivo, la conseguenza immediata è un tabellone orfano dei primi tre giocatori del mondo. Alexander Zverev, fresco vincitore del Roland Garros, diventa la prima testa di serie, mentre il canadese Félix Auger-Aliassime, numero 4 Atp, avrà per la prima volta in carriera il ruolo di seconda forza di un Masters 1000. Per l’Italia la pattuglia resta nutrita: ci saranno Cobolli, Musetti, Darderi, Arnaldi, Berrettini, Bellucci e Sonego. Ma la domanda che rimbalza da Montréal resta aperta: quanto a lungo il circuito potrà reggere un sistema in cui i suoi protagonisti sono costretti a scegliere quali eventi sacrificare?
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