
Crollo in una galleria idroelettrica in Sikkim: almeno dieci morti, si cercano i dispersi
Un’esplosione di gas metano ha fatto collassare un tunnel in costruzione nello Stato himalayano, intrappolando decine di operai; i soccorsi sono ostacolati dalle esalazioni tossiche.
Almeno dieci persone hanno perso la vita e un numero ancora imprecisato di lavoratori resta disperso dopo il crollo di una galleria in costruzione per un progetto idroelettrico nel distretto di Namchi, nello Stato indiano del Sikkim. L’incidente è avvenuto nel pomeriggio di lunedì 20 luglio 2026, quando una sacca di gas metano – verosimilmente sprigionatasi da formazioni rocciose sotterranee – è esplosa durante un tentativo di ventilazione, innescando una frana che ha ostruito l’ingresso del tunnel e intrappolato le maestranze all’interno.
Secondo le autorità distrettuali e i responsabili della National Hydroelectric Power Corporation (NHPC), l’ente statale che gestisce il progetto sul fiume Teesta, al momento dell’esplosione si trovavano nel cunicolo tra le 25 e le 27 persone, tra operai e funzionari. I corpi recuperati finora sono una decina, ma il bilancio resta provvisorio: fonti della protezione civile locale parlano di «almeno nove salme estratte», mentre alcune agenzie di stampa indiane riportano sette o otto decessi confermati. I feriti e le vittime sono stati trasferiti negli ospedali di Singtam, Gangtok e Namchi. Il capo del governo del Sikkim, Prem Singh Tamang, ha reso noto che il primo ministro Narendra Modi ha telefonato per assicurare il pieno sostegno del governo centrale alle operazioni di soccorso.
Le squadre di ricerca – composte da unità della National Disaster Response Force, della State Disaster Response Force, della polizia locale e dei vigili del fuoco – operano in condizioni estremamente difficili. La presenza di metano e la scarsità di ossigeno hanno già costretto a interrompere un primo tentativo di avvicinamento, dopo che diversi soccorritori hanno accusato vertigini e perdita di coscienza. Per questo motivo, solo personale dotato di autorespiratori e tute protettive può accedere alla galleria. Un’unità specializzata in incidenti minerari è stata fatta arrivare dal vicino Bengala Occidentale per affiancare le squadre già sul posto.
L’area himalayana è soggetta in questa stagione a piogge monsoniche torrenziali, che secondo gli esperti ambientali indiani aggravano la fragilità del territorio e aumentano il rischio di frane e incidenti nei grandi cantieri infrastrutturali. Il disastro riporta alla memoria il crollo di un tunnel stradale nell’Uttarakhand nel 2023, quando 41 operai rimasero bloccati per diciassette giorni prima di essere tratti in salvo. Le autorità del Sikkim hanno aperto un’inchiesta per accertare le cause esatte dell’esplosione e verificare il rispetto delle norme di sicurezza. Le operazioni di soccorso sono in corso, ma le possibilità di trovare superstiti si riducono con il passare delle ore.
| Stampa indiana e sudasiatica | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa cinese | 0.00 | neutral |
| Stampa arabo levante-Maghreb | 0.00 | neutral |
L'India mobilita le squadre di soccorso e il primo ministro esprime cordoglio, sottolineando la priorità della vita umana.
L'uso di fonti ufficiali e l'enfasi sulla reazione del governo centrale rendono l'incidente una questione di responsabilità statale, rafforzando la fiducia nelle istituzioni.
Viene omesso il dettaglio dei corpi carbonizzati e le dichiarazioni sulle scarse possibilità di sopravvivenza, presenti in altre fonti.
La Cina riporta l'incidente con distacco, enfatizzando le scarse possibilità di sopravvivenza e la natura statale del progetto.
L'uso di stime probabilistiche e la mancanza di commenti emotivi creano una narrazione di inevitabilità, riducendo la tensione politica.
Viene omesso qualsiasi riferimento al cordoglio del primo ministro indiano o alle operazioni di soccorso in corso, presenti nella copertura indiana.
Il mondo arabo registra l'incidente come una tragedia lontana, menzionando le piogge come possibile causa.
L'attribuzione dell'incidente a fattori naturali (piogge) e l'assenza di dettagli tecnici riducono la percezione di responsabilità umana o sistemica.
Viene omessa la menzione dell'esplosione di metano e del numero esatto di lavoratori intrappolati, presenti in altre fonti.
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