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Energia e Climamercoledì 24 giugno 2026

L'intelligenza artificiale accelera la produttività globale, ma solleva interrogativi su energia, acqua e lavoro

Mentre gli investitori degli Emirati Arabi Uniti guidano l'adozione globale, i data center spingono la domanda di elettricità e acqua, e il mercato del lavoro si polarizza tra competenze umane e automazione.

Il 98% degli investitori con patrimoni elevati negli Emirati Arabi Uniti utilizza già strumenti di intelligenza artificiale nella vita quotidiana, la percentuale più alta tra i dieci mercati analizzati da HSBC, e l'83% li impiega per decisioni finanziarie. Parallelamente, un rapporto PwC su oltre un miliardo di offerte di lavoro rivela che i settori ad alta intensità di AI hanno registrato una crescita della produttività del 34% tra il 2018 e il 2025, quasi il doppio rispetto a quelli rimasti indietro. Questi dati segnano un punto di svolta: l'AI non è più una promessa, ma un motore di trasformazione che ridisegna simultaneamente i consumi energetici, il mercato del lavoro e le strategie di investimento globali.

La corsa all'adozione ha però un costo ambientale che inizia a essere quantificato. Secondo uno studio dell'Università della California, una singola interrogazione a ChatGPT di cento parole consuma l'equivalente di una bottiglia d'acqua da mezzo litro per il raffreddamento dei server. I data center globali hanno assorbito 448 terawattora di elettricità lo scorso anno, più di quanto consumato da tutti i Paesi tranne dieci, e si prevede che la domanda idrica per il raffreddamento raggiungerà 9,3 trilioni di litri entro il 2030. Negli Stati Uniti, la città di Monterey Park in California ha approvato la prima moratoria nazionale sui nuovi centri dati, mentre in Australia l'operatore del mercato energetico stima che il consumo elettrico di queste infrastrutture potrebbe quadruplicare entro il 2050, trainato dall'uso aziendale e dall'AI. La ricerca di soluzioni spazia dai sistemi di raffreddamento a circuito chiuso, che riducono il consumo idrico fino al 70%, ai data center sottomarini sperimentati da Microsoft al largo della Scozia, fino ai server orbitali testati dalla startup Starcloud.

Sul fronte del lavoro, il quadro è bifronte. Il rapporto PwC descrive un mercato a due velocità: i ruoli “professionalizzati”, in cui l'AI amplifica le capacità di esperti, crescono a un ritmo doppio e con salari superiori del 42% rispetto a quelli “democratizzati”, dove la tecnologia consente a personale meno specializzato di svolgere compiti complessi. Le competenze tecniche come il machine learning sono aumentate del 69% dal 2019, ma al contempo le posizioni junior più esposte all'AI richiedono oggi sette volte più probabilità di possedere capacità decisionali e creative un tempo riservate ai senior. L'OCSE e il World Economic Forum avvertono che l'automazione non riguarda più solo mansioni ripetitive: ruoli amministrativi, di customer service di base, contabilità semplice, traduzione e contenuti standard sono già in via di sostituzione. Eppure, come osserva l'amministratore delegato di Amazon Web Services, la metà dei lavori impiegatizi potrebbe “cambiare” piuttosto che scomparire, a condizione che i lavoratori accettino di apprendere nuove competenze. In Malesia, il governo sta orientando la formazione non verso certificazioni generiche, ma verso l'applicazione pratica dell'AI per accelerare le attività quotidiane e ridurre gli errori.

La governance diventa così il terreno di scontro decisivo. Le agenzie di cybersicurezza dei Five Eyes hanno lanciato un allarme congiunto: l'AI sta trasformando il rischio informatico in una minaccia centrale per il business, non più solo tecnica, e impone ai consigli di amministrazione di verificare la resilienza dei controlli sotto stress. Il World Economic Forum, in un rapporto realizzato con Accenture, sottolinea che la fiducia dei clienti sarà il vero vantaggio competitivo per le istituzioni finanziarie che integrano l'AI nei processi decisionali. Nel frattempo, il fenomeno della “Shadow AI” – l'uso di strumenti non autorizzati – preoccupa le aziende: Gartner stima che entro il 2030 oltre il 40% delle imprese subirà incidenti di sicurezza legati all'AI generativa. La risposta, secondo gli analisti di Bruxelles, passa per l'implementazione dell'AI Act europeo e per la creazione di figure come l'AI Officer, mentre in Svizzera il modello di partenariato pubblico-privato tra università e start-up, orchestrato dall'agenzia Innosuisse, viene indicato come riferimento per accelerare il trasferimento tecnologico senza sacrificare il controllo. Il prossimo banco di prova sarà la capacità dei governi di tradurre questi principi in standard operativi vincolanti prima che la forbice tra adozione e regolamentazione si allarghi ulteriormente.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Il boom dell'IA sta alimentando una sete insaziabile di energia e acqua, con i data center che consumano milioni di litri di acqua potabile al giorno. Gli esperti avvertono che ogni interrogazione online aggrava la nostra impronta ambientale, ma alcuni vedono una soluzione nell'utilizzare pannelli solari domestici e batterie per alimentare la bestia dell'IA. Il pubblico è invitato a mettere in discussione il mito dell'inevitabilità e a pensarci due volte prima di delegare compiti quotidiani all'IA.

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Delegare compiti cognitivi agli strumenti di IA sta silenziosamente arrugginendo il cervello, erodendo memoria, creatività e pensiero critico. Una neuropsicologa clinica avverte che la comodità di chiedere a un chatbot riassunti, bozze e persino la scelta di un ristorante sta portando all'atrofia mentale. Il prezzo nascosto dell'IA non è solo energetico, ma la graduale perdita delle nostre facoltà cognitive.

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mercoledì 24 giugno 2026

L'intelligenza artificiale accelera la produttività globale, ma solleva interrogativi su energia, acqua e lavoro

Mentre gli investitori degli Emirati Arabi Uniti guidano l'adozione globale, i data center spingono la domanda di elettricità e acqua, e il mercato del lavoro si polarizza tra competenze umane e automazione.

Il 98% degli investitori con patrimoni elevati negli Emirati Arabi Uniti utilizza già strumenti di intelligenza artificiale nella vita quotidiana, la percentuale più alta tra i dieci mercati analizzati da HSBC, e l'83% li impiega per decisioni finanziarie. Parallelamente, un rapporto PwC su oltre un miliardo di offerte di lavoro rivela che i settori ad alta intensità di AI hanno registrato una crescita della produttività del 34% tra il 2018 e il 2025, quasi il doppio rispetto a quelli rimasti indietro. Questi dati segnano un punto di svolta: l'AI non è più una promessa, ma un motore di trasformazione che ridisegna simultaneamente i consumi energetici, il mercato del lavoro e le strategie di investimento globali.

La corsa all'adozione ha però un costo ambientale che inizia a essere quantificato. Secondo uno studio dell'Università della California, una singola interrogazione a ChatGPT di cento parole consuma l'equivalente di una bottiglia d'acqua da mezzo litro per il raffreddamento dei server. I data center globali hanno assorbito 448 terawattora di elettricità lo scorso anno, più di quanto consumato da tutti i Paesi tranne dieci, e si prevede che la domanda idrica per il raffreddamento raggiungerà 9,3 trilioni di litri entro il 2030. Negli Stati Uniti, la città di Monterey Park in California ha approvato la prima moratoria nazionale sui nuovi centri dati, mentre in Australia l'operatore del mercato energetico stima che il consumo elettrico di queste infrastrutture potrebbe quadruplicare entro il 2050, trainato dall'uso aziendale e dall'AI. La ricerca di soluzioni spazia dai sistemi di raffreddamento a circuito chiuso, che riducono il consumo idrico fino al 70%, ai data center sottomarini sperimentati da Microsoft al largo della Scozia, fino ai server orbitali testati dalla startup Starcloud.

Sul fronte del lavoro, il quadro è bifronte. Il rapporto PwC descrive un mercato a due velocità: i ruoli “professionalizzati”, in cui l'AI amplifica le capacità di esperti, crescono a un ritmo doppio e con salari superiori del 42% rispetto a quelli “democratizzati”, dove la tecnologia consente a personale meno specializzato di svolgere compiti complessi. Le competenze tecniche come il machine learning sono aumentate del 69% dal 2019, ma al contempo le posizioni junior più esposte all'AI richiedono oggi sette volte più probabilità di possedere capacità decisionali e creative un tempo riservate ai senior. L'OCSE e il World Economic Forum avvertono che l'automazione non riguarda più solo mansioni ripetitive: ruoli amministrativi, di customer service di base, contabilità semplice, traduzione e contenuti standard sono già in via di sostituzione. Eppure, come osserva l'amministratore delegato di Amazon Web Services, la metà dei lavori impiegatizi potrebbe “cambiare” piuttosto che scomparire, a condizione che i lavoratori accettino di apprendere nuove competenze. In Malesia, il governo sta orientando la formazione non verso certificazioni generiche, ma verso l'applicazione pratica dell'AI per accelerare le attività quotidiane e ridurre gli errori.

La governance diventa così il terreno di scontro decisivo. Le agenzie di cybersicurezza dei Five Eyes hanno lanciato un allarme congiunto: l'AI sta trasformando il rischio informatico in una minaccia centrale per il business, non più solo tecnica, e impone ai consigli di amministrazione di verificare la resilienza dei controlli sotto stress. Il World Economic Forum, in un rapporto realizzato con Accenture, sottolinea che la fiducia dei clienti sarà il vero vantaggio competitivo per le istituzioni finanziarie che integrano l'AI nei processi decisionali. Nel frattempo, il fenomeno della “Shadow AI” – l'uso di strumenti non autorizzati – preoccupa le aziende: Gartner stima che entro il 2030 oltre il 40% delle imprese subirà incidenti di sicurezza legati all'AI generativa. La risposta, secondo gli analisti di Bruxelles, passa per l'implementazione dell'AI Act europeo e per la creazione di figure come l'AI Officer, mentre in Svizzera il modello di partenariato pubblico-privato tra università e start-up, orchestrato dall'agenzia Innosuisse, viene indicato come riferimento per accelerare il trasferimento tecnologico senza sacrificare il controllo. Il prossimo banco di prova sarà la capacità dei governi di tradurre questi principi in standard operativi vincolanti prima che la forbice tra adozione e regolamentazione si allarghi ulteriormente.

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