
Regno Unito, nuove vie legali per i rifugiati: sponsor privati e stretta sugli abusi
Il governo laburista annuncia un sistema di sponsorship sul modello canadese, mentre inasprisce le norme sull’asilo in un clima di incertezza politica.
L’esecutivo britannico ha presentato un piano per creare percorsi legali di ingresso per richiedenti asilo, affidando a università, comunità religiose e imprese il ruolo di sponsor. La ministra dell’Interno Shabana Mahmood ha dichiarato che il nuovo schema, ispirato al programma canadese di sponsorship comunitaria attivo dal 1979, intende «sostenere i veri rifugiati chiudendo le scappatoie di cui si è abusato troppo spesso». Il progetto prevede un avvio graduale: le prime domande per la rotta universitaria saranno accolte entro fine anno, con arrivi previsti per l’autunno 2027, mentre un canale per i datori di lavoro sarà attivo dal prossimo anno. Il numero di ingressi sarà contingentato e inizialmente limitato.
La proposta si inserisce in un più ampio disegno di legge sull’immigrazione che sarà discusso questa settimana alla Camera dei Comuni, e che include misure restrittive come l’espulsione accelerata dei richiedenti respinti e la limitazione del ricongiungimento familiare ai soli parenti stretti. Per il governo laburista, si tratta di ristabilire la fiducia dei cittadini in un sistema sotto pressione, riducendo la spesa per l’accoglienza alberghiera e arginando gli arrivi irregolari via Manica. L’opposizione conservatrice, per bocca del ministro ombra Chris Philp, ha ribadito che nessun nuovo ingresso per motivi umanitari dovrebbe essere consentito finché l’immigrazione illegale non sarà azzerata, accusando i laburisti di favorire «frontiere aperte». Ancora più dura la posizione di Reform UK, il partito sovranista in forte ascesa, che ha promesso di cancellare l’intero schema in caso di vittoria elettorale.
L’iniziativa arriva in un momento di transizione politica a Londra: il premier Keir Starmer ha annunciato le dimissioni e il suo probabile successore, l’ex sindaco di Manchester Andy Burnham, non ha ancora chiarito la propria linea sull’immigrazione. Resta incerta anche la permanenza della stessa Mahmood al dicastero dell’Interno. Secondo osservatori europei, il modello britannico potrebbe rappresentare un laboratorio per altri Paesi dell’Unione, inclusa l’Italia, che affrontano pressioni migratorie simili e cercano soluzioni che combinino canali legali e deterrenza. Il sistema canadese, che in oltre quarant’anni ha favorito l’integrazione di circa 400mila rifugiati con un tasso di occupazione del 70% entro un anno, viene indicato come esempio di efficacia, ma resta da verificare se il contesto britannico, segnato da una forte polarizzazione politica, consentirà di replicarne i risultati.
La legge sarà presentata in Parlamento nei prossimi giorni, mentre il ministero dell’Interno lavorerà con l’Alto commissariato ONU per i rifugiati per selezionare i candidati e condurre controlli di sicurezza prima dell’arrivo. Il governo non ha specificato quanti rifugiati potranno beneficiare delle nuove rotte, ma ha assicurato che il meccanismo opererà a una capacità superiore rispetto all’attuale schema di reinsediamento, che ha accolto circa 800 persone nell’ultimo anno. L’esito del dibattito parlamentare e la successiva fase attuativa dipenderanno in larga misura dagli equilibri interni al partito laburista e dalla capacità del prossimo premier di tenere insieme le diverse anime della maggioranza.
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