
Raid su Sanaa, missili su Abha: la tregua in Yemen vacilla
L'attacco all'aeroporto della capitale yemenita per fermare un volo iraniano scatena la rappresaglia degli Houthi e mette a rischio il fragile cessate il fuoco del 2022.
Lunedì pomeriggio l’aviazione della coalizione a guida saudita ha colpito con diversi raid le piste dell’aeroporto internazionale di Sanaa, nel momento in cui un aereo della compagnia iraniana Mahan Air si apprestava ad atterrare. Secondo fonti vicine agli Houthi, il velivolo ha poi modificato la rotta atterrando a Hodeidah, sulla costa occidentale yemenita. Poche ore dopo, le forze del movimento ansarollah hanno lanciato almeno sei missili balistici e droni contro l’aeroporto di Abha, nel sud dell’Arabia Saudita, e contro la regione di Asir. La coalizione ha confermato di aver intercettato i missili, mentre i voli civili da Abha sono stati sospesi.
La responsabilità dell’attacco a Sanaa è stata rivendicata dal ministero della Difesa del governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, che ha parlato di un’operazione mirata a impedire la violazione dello spazio aereo nazionale da parte di un volo iraniano non autorizzato. Secondo fonti governative yemenite, l’esecutivo di Aden aveva proposto agli Houthi di gestire i collegamenti con Teheran attraverso la compagnia di bandiera yemenita, per evitare che i voli fossero utilizzati per trasferire personale militare o componenti per droni e missili. Gli Houthi hanno respinto la proposta, considerando i voli iraniani come la rottura di un blocco aereo imposto da Riad da oltre un decennio. Il portavoce militare del movimento, Yahya Saree, ha dichiarato conclusa la fase di de-escalation e ha avvertito che l’aggressione «non resterà senza risposta e punizione».
Dal canto suo, Teheran ha condannato l’attacco come una violazione del diritto internazionale e della tregua del 2022, offrendo la propria mediazione per rilanciare il processo politico. Fonti diplomatiche occidentali osservano che l’episodio si inserisce in una più ampia tensione regionale tra Iran e Stati Uniti, nella quale il dossier yemenita torna a essere un fronte caldo. L’inviato speciale dell’ONU per lo Yemen, Hans Grundberg, ha invitato tutte le parti alla moderazione, temendo che lo scambio di colpi possa far collassare la tregua non dichiarata che dal 2022 aveva garantito una relativa calma, nonostante la scadenza formale dell’accordo.
L’escalation segue di pochi giorni il primo volo diretto Teheran-Sanaa, atterrato il 12 tir (3 luglio) nonostante il tentativo di intercettazione da parte di caccia sauditi, e un secondo atterraggio avvenuto la mattina stessa dei raid. Per gli Houthi, questi collegamenti rappresentano la fine dell’assedio aereo e un successo politico; per Riad e il governo di Aden, costituiscono un tentativo di Tehran di consolidare la propria influenza militare nel nord del paese. La prossima verifica della tenuta del cessate il fuoco è attesa nelle prossime ore, mentre i canali diplomatici restano aperti ma sotto forte pressione.
| Stampa iraniana e affini | −0.90 | critical |
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| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.90 | critical |
L'Iran condanna l'aggressione saudita e promette ritorsioni, inquadrando l'attacco come violazione del diritto internazionale.
Ripetendo che l'aeroporto è una struttura civile e l'aereo un velivolo passeggeri, la narrazione crea un imperativo morale per la rappresaglia.
Omette la rivendicazione di responsabilità da parte del governo yemenita e il contesto dei voli iraniani sospettati di trasportare militari.
Il governo yemenita legittimo difende la propria sovranità colpendo l'aeroporto per impedire l'atterraggio di un aereo iraniano.
Citando dichiarazioni ufficiali e definendo gli Houthi milizie, la narrazione legittima l'attacco come atto legale di sovranità.
Omette che l'attacco è stato condotto da aerei sauditi, non da forze yemenite, e che l'aeroporto è una struttura civile usata per voli umanitari.
La coalizione a guida saudita conferma l'intercettazione dei missili Houthi e sostiene l'azione difensiva del governo yemenita.
Sottolineando l'intercettazione e inquadrando l'attacco missilistico Houthi come non provocato, la narrazione giustifica l'attacco aereo iniziale come difesa preventiva.
Omette la rivendicazione Houthi che l'attacco saudita ha rotto l'accordo di de-escalation e che l'aereo iraniano era un volo civile.
Le forze yemenite (Houthi) denunciano l'aggressione saudita e minacciano rappresaglie, definendo l'attacco un crimine di guerra.
Usando termini come 'aggressione' e 'crimine di guerra' e citando fonti militari Houthi, la narrazione crea una chiara dicotomia vittima-carnefice.
Omette la rivendicazione di responsabilità del governo yemenita e il contesto dei voli militari iraniani.
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