
L’inflazione globale resta appiccicosa, le banche centrali rimandano i tagli
Dalla Russia alla Nigeria, i prezzi di energia e cibo tengono alta la pressione, mentre la Fed valuta un rialzo e la BCE osserva con cautela.
L’inflazione si sta rivelando più tenace del previsto in molte economie, costringendo le banche centrali a rivedere i piani di allentamento monetario. Il denominatore comune è la pressione al rialzo su energia e alimentari, aggravata dalle tensioni in Medio Oriente e, nel caso russo, dagli attacchi con droni alle raffinerie. Questo sta ritardando il rientro nei target e, in diversi casi, sta riaprendo la porta a nuovi rialzi dei tassi.
In Russia, le aspettative di inflazione sono balzate a luglio al 14,7%, il livello più alto dal marzo 2022, alimentate dalla crisi dei carburanti seguita ai raid ucraini sugli impianti di raffinazione. La decisione della Banca Centrale del 24 luglio è ora in bilico: la maggioranza degli analisti di Mosca si aspetta un mantenimento del tasso al 14,25%, ma l’impennata delle attese sui prezzi e il crollo della fiducia delle imprese – l’indicatore del clima economico è sceso ai minimi dalla primavera del 2022 – potrebbero imporre una stretta. L’economia mostra segni di stagnazione nei settori civili, mentre la produzione militare continua a drenare risorse.
In Africa il quadro è disomogeneo. La Nigeria ha registrato un lieve calo dell’inflazione generale al 15,91% a giugno, ma i prezzi dei generi alimentari hanno accelerato e in diciannove Stati il carovita supera il 30%. Da Lagos ci si attende che la banca centrale mantenga i tassi elevati, con un possibile primo taglio solo in autunno. In Ghana, la cedu si è deprezzata di quasi il 9% da inizio anno, con la domanda di dollari che supera l’offerta anche a causa delle importazioni energetiche; la banca centrale è intervenuta massicciamente ma il rischio Medio Oriente incombe. In Colombia, il Banco de la República dovrebbe varare un ultimo rialzo a luglio, portando il tasso al 12,5%, con un ritorno al target di inflazione previsto solo nel 2031.
Negli Stati Uniti, un numero crescente di esponenti della Fed – tra cui la presidente della Fed di Cleveland, Beth Hammack – sta apertamente discutendo la necessità di nuovi rialzi, citando l’inflazione persistente e il caro-carburanti. La riunione del 28-29 luglio si preannuncia tesa. Per l’Europa e per l’Italia, il rincaro del petrolio e le incognite geopolitiche rappresentano un fattore di rischio per il percorso di disinflazione della BCE, che osserva con attenzione l’evolversi della situazione. Le prossime settimane, con le decisioni sui tassi a Mosca, Washington e Bogotà, saranno decisive per capire se la pausa nei tagli diventerà una nuova fase di restrizione.
| Stampa russa e CSI | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa africana subsahariana | 0.00 | neutral |
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
| Stampa europea continentale | −0.50 | critical |
La Russia registra un balzo delle aspettative di inflazione al 14,7%, il massimo dal 2022, e la banca centrale si prepara ad alzare i tassi.
Presenta i dati di un sondaggio ufficiale come prova di un'impennata inflazionistica inevitabile, normalizzando la risposta di politica monetaria restrittiva.
Non menziona l'impatto della guerra o delle sanzioni come causa dell'inflazione, attribuendo l'aumento esclusivamente a fattori interni come i prezzi dei carburanti.
L'Africa subsahariana registra un'inflazione ancora elevata ma in lieve calo, con valute sotto pressione e titoli di Stato che offrono rendimenti reali positivi.
Utilizza dati statistici ufficiali per mostrare un quadro di moderato ottimismo, bilanciando i rischi geopolitici con i successi della politica monetaria.
Non discute le cause globali dell'inflazione appiccicosa, concentrandosi esclusivamente sulle dinamiche locali e sulle risposte delle banche centrali nazionali.
L'America Latina prevede un ultimo rialzo dei tassi in Colombia e la Fed si prepara a un possibile aumento, segnalando la fine del ciclo di stretta.
Si basa su sondaggi tra analisti e dichiarazioni di funzionari per costruire una narrazione di normalizzazione monetaria, senza allarmismi.
Non menziona l'inflazione globale come fattore comune, trattando ogni decisione come caso nazionale.
L'Europa continentale denuncia lo shock bellico che sta devastando l'economia russa, con aspettative di inflazione alle stelle e fiducia delle imprese ai minimi.
Collega direttamente l'inflazione russa alla guerra e alle sanzioni, usando il linguaggio della crisi per delegittimare la gestione economica del Cremlino.
Non riconosce i miglioramenti dell'inflazione in altri paesi o le misure di stabilizzazione della banca centrale russa.
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