
QS 2027: l’Italia unica in Europa a crescere, Politecnico di Milano storico 87° posto
Mentre i grandi sistemi universitari del continente perdono terreno, gli atenei italiani migliorano: 26 su 47 salgono in classifica, con il Politecnico di Milano per la prima volta nella top 100 mondiale.
La fotografia scattata dal QS World University Rankings 2027 consegna un’Europa universitaria in affanno, ma con un’eccezione che spicca per intensità e costanza: l’Italia. Dei quarantasette atenei italiani valutati da QS Quacquarelli Symonds, ventisei guadagnano posizioni e solo quindici arretrano, facendo del nostro Paese l’unico grande sistema dell’Unione Europea con più università in ascesa che in declino. A guidare la riscossa è il Politecnico di Milano, che per il dodicesimo anno consecutivo si conferma primo ateneo italiano e, con un balzo di undici gradini, raggiunge l’87° posto globale: il miglior piazzamento mai registrato da un’università italiana. Un traguardo che assume valore simbolico in un continente dove, secondo gli analisti di Bruxelles, la maggior parte dei grandi sistemi nazionali – dalla Germania alla Francia, dalla Spagna ai Paesi Bassi – mostra segni di cedimento strutturale.
Il dinamismo italiano contrasta nettamente con le traiettorie di altri giganti emergenti e consolidati. L’India, ad esempio, celebra il primato dell’IIT Delhi, salito dal 123° al 118° posto e miglior istituzione del Paese per il secondo anno di fila, ma la profondità del sistema resta limitata: solo tre istituti indiani – Delhi, Bombay e Madras – compaiono tra i primi duecento, un dato che da Nuova Delhi si legge con orgoglio misto a cautela, consapevoli che la massa critica di eccellenze è ancora lontana. Ancora più severo il quadro brasiliano: la Universidade de São Paulo, unico ateneo nazionale mai entrato nella top 100, scivola di venticinque posizioni fino al 133° posto, mentre quattordici istituzioni su ventidue arretrano, determinando un tasso di declino del 64 per cento, il settimo peggiore tra i sistemi con almeno dieci università classificate. Il Brasile, che nel 2024 aveva toccato l’85° posto con la stessa USP, vede così allontanarsi l’obiettivo di un ritorno nell’élite globale.
Sul vertice della classifica, la gerarchia resta anglosassone e ora sempre più asiatica. Il Massachusetts Institute of Technology conserva la prima posizione, davanti all’Imperial College London e a Stanford, con Oxford, Harvard, Cambridge e il Politecnico di Zurigo a completare il plotone di testa. Ma la vera novità strutturale, osservata con attenzione dagli analisti asiatici, è l’ascesa degli atenei di Singapore, Hong Kong e Pechino, che consolidano un baricentro geopolitico della conoscenza sempre più multipolare. In questo scenario, il risultato italiano assume i contorni di una resistenza attiva: non una semplice tenuta, ma un avanzamento selettivo che premia soprattutto la capacità di innovare didattica e ricerca in settori strategici, come dimostra il Politecnico di Milano con i suoi primati in ingegneria e design.
Dietro i numeri si intravedono scelte di sistema. L’Italia ha investito in autonomia responsabile e in una valutazione che, pur tra polemiche, ha spinto gli atenei a misurarsi con indicatori internazionali di reputazione accademica, impatto della ricerca e occupabilità dei laureati. Il risultato è un profilo che sfida il declino demografico e la cronica sotto-finanziarizzazione, suggerendo che la qualità può crescere anche in contesti di risorse scarse, purché orientate con precisione. Al contrario, il Brasile paga probabilmente l’instabilità degli investimenti pubblici e una frammentazione che impedisce di trasformare singole eccellenze in traino per l’intero sistema.
Guardando avanti, la sfida per l’Italia sarà trasformare un exploit in una tendenza irreversibile, allargando la base delle università in miglioramento e portando altri atenei generalisti nella scia del Politecnico. Per l’Europa, il caso italiano potrebbe diventare un modello di resilienza da studiare, mentre l’Asia incalza con risorse e strategie di lungo periodo. In un mondo dove la conoscenza è sempre più il vero campo di competizione geopolitica, la classifica QS 2027 non è solo una hit parade accademica: è un termometro della capacità dei sistemi-Paese di prepararsi al futuro.
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Le università italiane scalano la classifica QS, in controtendenza rispetto al declino del resto dell'UE. Con 26 atenei in miglioramento e solo 15 in calo, l'Italia è l'unico grande sistema europeo con più progressi che arretramenti. Il Politecnico di Milano entra nella top 100 mondiale.
Le università brasiliane continuano a scivolare nel ranking QS, con nessun ateneo tra i primi 100. Il Brasile registra il settimo tasso di declino più alto tra i sistemi con almeno 10 università classificate: 14 istituti sono scesi, solo 8 sono rimasti stabili. L'USP resta la migliore piazzata ma ancora fuori dall'élite.
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