
Putin firma le modifiche fiscali per arginare la crisi dei carburanti
La legge estende il dempfer alla benzina ottenuta da miscelazione e alle importazioni, mentre si allentano gli standard ambientali per far fronte alle carenze.
Con la pubblicazione sul portale ufficiale degli atti normativi, il presidente Vladimir Putin ha firmato un pacchetto di emendamenti al Codice tributario che ridisegna gli incentivi per il mercato interno dei carburanti. Le disposizioni sul sostegno all’offerta entrano in vigore con effetto retroattivo dal 1° giugno 2026, mentre le norme sulla modernizzazione delle raffinerie si applicano dal 1° gennaio dello stesso anno. Il provvedimento arriva in un momento di tensione acuta: secondo i dati ripresi dalla stampa economica internazionale, circa il 90% delle regioni russe ha segnalato interruzioni nella distribuzione di benzina e gasolio, con limitazioni alle vendite introdotte anche a Mosca e San Pietroburgo.
Il cuore dell’intervento è duplice. Da un lato, la miscelazione della benzina di prima distillazione con altri componenti per ottenere carburante ad alto numero di ottano viene equiparata alla produzione a tutti gli effetti fiscali: l’accisa graverà sul prodotto finito, ma i soggetti in possesso del certificato di raffinazione potranno recuperarla in detrazione. Dall’altro, il meccanismo del dempfer – il sussidio che compensa le compagnie petrolifere per la differenza tra i prezzi all’esportazione e quelli calmierati sul mercato interno – viene esteso alla benzina importata. Per i volumi in arrivo dai Paesi dell’Unione economica eurasiatica il coefficiente di rimborso sale da 0,68 a 0,9; per le altre provenienze, il calcolo si aggancia a un nuovo parametro di parità di importazione, costruito sulla quotazione indicativa della benzina AИ-92 sul mercato indiano maggiorata dei costi di trasporto marittimo verso la Russia. Sarà il Servizio federale antimonopolio a determinare periodicamente questo indice.
Agli occhi degli analisti di Mosca, si tratta di una risposta pragmatica a un mercato che da anni richiede un intervento manuale quasi permanente, tra divieti di export e ritocchi continui alle formule di compensazione. La legge concede inoltre una proroga fino al 31 dicembre 2026 per gli accordi di ammodernamento delle grandi raffinerie, alzando la soglia di investimento richiesta da 60 a 100 miliardi di rubli. Parallelamente, il governo ha già autorizzato la circolazione di carburanti con standard Euro-3, più ricchi di zolfo, fino alla fine dell’anno, allentando di fatto i vincoli ambientali pur di aumentare i volumi disponibili. Il vicepremier Aleksandr Novak ha definito la situazione «tesa ma sotto controllo» e ha ordinato alle compagnie petrolifere di incrementare le forniture, con un’attenzione particolare alle aree remote come la regione di Irkutsk e la Transbajkalia, dove la logistica stagionale aggrava le criticità.
Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, l’impatto diretto resta contenuto grazie all’embargo sui prodotti raffinati russi, ma un prolungato stress sul sistema di raffinazione di Mosca potrebbe alterare i flussi globali di gasolio e benzina, con effetti indiretti sui prezzi mediterranei. La prossima tappa concreta sarà la definizione, da parte del governo russo, dell’elenco degli importatori autorizzati a beneficiare del dempfer e la pubblicazione della formula esatta del prezzo di parità all’importazione, passaggi che determineranno la reale efficacia delle misure nel breve termine.
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