
Il greggio arretra dopo il round svizzero: Brent sotto 79 dollari, Teheran annuncia esenzioni
I colloqui Stati Uniti-Iran mediati da Qatar e Pakistan producono una road map in 60 giorni e un canale per Hormuz, allentando il premio geopolitico sui prezzi.
Il petrolio ha invertito la rotta lunedì, con il Brent agosto scivolato fino a 78,58 dollari al barile (-2,47%) e il WTI in calo di oltre il 2,6%, dopo che il primo round di negoziati americano-iraniani in Svizzera si è chiuso con impegni concreti. La seduta era partita in tensione sopra 82 dollari, spinta dall’annuncio di Teheran di una nuova chiusura dello Stretto di Hormuz e dalle minacce di Donald Trump di riprendere le ostilità. A invertire il sentiment sono state le comunicazioni dei mediatori — Doha e Islamabad — che hanno parlato di «progressi incoraggianti» e della creazione di una «linea di comunicazione» per gestire gli incidenti nel canale strategico, da cui transita un quinto del greggio mondiale.
Il meccanismo che ha compresso le quotazioni è duplice. Da un lato, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha reso noto che Teheran ha ottenuto esenzioni per l’export di petrolio e prodotti petrolchimici, lo sblocco di parte degli asset congelati e l’avvio di un piano di ricostruzione. Dall’altro, i dati di tracciamento navale mostrano che almeno 14 navi mercantili hanno attraversato Hormuz nella giornata di lunedì, mentre quattro metaniere qatariote e due superpetroliere hanno ripreso la navigazione. Secondo gli analisti londinesi di UBS, il progresso diplomatico è il fattore principale che ha spinto al ribasso i corsi, perché libera volumi iraniani stimati in oltre 25 milioni di barili già transitate oltre la linea di blocco virtuale, aumentando l’offerta globale in una fase di domanda moderata.
L’impatto tocca direttamente l’Europa e l’Italia, che importano quote rilevanti di greggio dal Golfo Persico. La prospettiva di un allentamento delle sanzioni e di una riapertura stabile di Hormuz riduce il premio di rischio che nelle settimane precedenti aveva spinto il Brent vicino a 115 dollari, offrendo un parziale sollievo alle pressioni inflazionistiche e alle aspettative sui tassi. Gli operatori di Francoforte e Milano restano tuttavia cauti: il Commerzbank avverte che la nuova chiusura dello stretto, annunciata da Teheran sabato in risposta alle operazioni israeliane in Libano, mantiene elevata la fragilità del quadro. Gli attacchi israeliani nel sud del Libano, con almeno 20 vittime nonostante il cessate il fuoco, confermano che il percorso verso un’intesa permanente resta esposto a rischi concreti di riaccensione delle ostilità.
La road map concordata prevede un accordo definitivo entro 60 giorni e l’avvio immediato di colloqui tecnici. Il mercato terrà d’occhio due indicatori: il flusso effettivo di petroliere attraverso Hormuz e la tenuta del canale di comunicazione bilaterale. Iraq, Emirati e Kuwait hanno già offerto barili aggiuntivi ai clienti, e Baghdad punta a riportare la produzione a 4,2-4,3 milioni di barili al giorno. Per i trader, la variabile chiave resta la capacità delle due capitali di trasformare la tregua fragile in un meccanismo di de-escalation verificabile, mentre l’ombra di una nuova fiammata mediorientale continua a condizionare la curva dei futures.
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Dopo i colloqui USA-Iran in Svizzera, i prezzi del petrolio sono scesi grazie all'annuncio di Teheran di aver ottenuto deroghe per le esportazioni di greggio e prodotti petrolchimici, allentando i timori di scarsità. L'impennata iniziale era stata provocata dalle minacce di Trump e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, ma il successo negoziale ha riportato calma sui mercati.
I prezzi del petrolio sono scesi lunedì dopo la conclusione dei colloqui USA-Iran in Svizzera, con il Brent sotto gli 80 dollari. La dichiarazione di Teheran di aver ottenuto deroghe alle esportazioni ha ridotto le preoccupazioni per interruzioni dell'offerta globale. I prezzi erano saliti in precedenza a causa delle tensioni, ma si sono stabilizzati dopo l'incontro.
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