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Quando il sax diventa un’icona e la voce un’identità: gli addii a Plas Johnson e Joachim Kerzel

Scompare il sassofonista della Pantera Rosa e il doppiatore tedesco di Hopkins, Nicholson e Hoffman: due maestri dell’invisibile che hanno segnato l’immaginario collettivo.

«Facemmo solo due take, mi pare. Quando finimmo, tutti applaudirono, persino gli archi. E questo la dice lunga… loro non applaudono mai per niente». Con quella punta di ironia, Plas Johnson ricordava la seduta di registrazione del 1963 in cui, con il suo sassofono tenore, diede respiro e andatura felpata al tema della Pantera Rosa. La melodia composta da Henry Mancini – che lo aveva scelto proprio per il suo timbro caldo e svagato – sarebbe diventata una delle musiche da film più riconoscibili di sempre, capace di evocare con poche note l’eleganza surreale del felino animato. Johnson, spentosi il 15 luglio a Los Angeles a 94 anni, era molto più di quel solo: figlio di un suonatore di banjo e sassofono della Louisiana, aveva mosso i primi passi cantando in famiglia prima di diventare, negli studi californiani, uno dei turnisti più richiesti, al fianco di Frank Sinatra, Ella Fitzgerald, Nat King Cole e Barbra Streisand.

Quella stessa settimana, a Berlino, si spegneva a 84 anni Joachim Kerzel, la voce tedesca di Anthony Hopkins, Jack Nicholson e Dustin Hoffman. Per oltre trent’anni, ogni sussurro, ogni scatto d’ira, ogni ambiguità di Hannibal Lecter è arrivato al pubblico di lingua tedesca attraverso la sua interpretazione. Kerzel non si limitava a tradurre: ridava vita ai personaggi, tanto che nel 2003 ricevette il Deutscher Preis für Synchron per il suo lavoro su «About Schmidt» di Nicholson. Formatosi alla Hochschule für Musik und Theater di Hannover, aveva calcato le scene del Theater am Kurfürstendamm prima di scoprire che il suo vero palcoscenico sarebbe stato una cabina di doppiaggio. Con la moglie Maria Körber fondò una scuola di recitazione, formando generazioni di attori che oggi ne ricordano la generosità e la precisione maniacale.

La scomparsa quasi simultanea di Johnson e Kerzel invita a riflettere su un paradosso della cultura audiovisiva: le voci e i suoni che più si imprimono nella memoria collettiva appartengono spesso a figure rimaste nell’ombra. Negli Stati Uniti, Johnson era un nome noto agli addetti ai lavori – membro di quella élite di session men che incideva dischi dei Beach Boys e colonne sonore – ma il grande pubblico lo identificava solo con quel sax sinuoso. In Germania, e più in generale nell’Europa del doppiaggio, Kerzel godeva di una fama diversa: i grandi doppiatori tedeschi, come i loro colleghi italiani, sono considerati co-autori delle performance attoriali, e la loro scomparsa suscita un cordoglio paragonabile a quello per una star del cinema. «La sua voce ha accompagnato la mia infanzia, anzi metà della mia vita», ha scritto un fan su Instagram, restituendo la portata intima di questo legame.

L’American Film Institute ha inserito la colonna sonora della Pantera Rosa al ventesimo posto tra le migliori musiche per film di sempre; il tema vinse tre Grammy e fu candidato all’Oscar. Eppure, come osservano gli storici del jazz americano, Johnson non cercò mai la ribalta, preferendo la disciplina dello studio alla vita da solista. Allo stesso modo, nel mondo del doppiaggio tedesco, Kerzel era un «Lehrmeister», un maestro, come lo ha definito il collega Peter Flechtner, capace di insegnare che la voce non è solo suono ma presenza. In Italia, dove la tradizione del doppiaggio ha reso celebri figure come Ferruccio Amendola o Oreste Lionello, la notizia della morte di Kerzel può passare quasi inosservata, ma il meccanismo è lo stesso: ogni cultura si costruisce i propri mediatori dell’invisibile.

Resta, di Johnson, l’immagine di un musicista che in otto o dodici battute sapeva «portare il disco un gradino più in alto», come amava dire. Di Kerzel, il ricordo di una voce che per milioni di spettatori tedeschi resterà per sempre quella di Hannibal Lecter, con tutto il suo carico di fascino e orrore. Due artisti lontani per geografia e mestiere, uniti dalla capacità di trasformare un’impronta sonora in un’icona culturale, e di ricordarci che il cinema, prima ancora che immagine, è fatto di suoni che ci abitano.

Divergenza — chi la racconta come
9%Bassa
3 blocchi · posizioni da +0.40 a +0.60
CriticoFavorevole
EURLATRUS
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa europea continentale+0.40aligned
Stampa latinoamericana+0.60aligned
Stampa russa e CSI+0.40aligned
Le testate che rappresentano direttamente il musicista o la sua famiglia non sono presenti in questo cluster.
Stampa europea continentale+0.40
Voce

Ricordiamo l'uomo dietro l'intro iconico, un membro del Wrecking Crew che con solo due take ha creato una melodia immortale, ricevendo applausi dalla sezione d'archi.

Meccanismoaneddotica celebrativa

L'aneddoto delle due take e degli applausi dei musicisti d'archi serve a umanizzare il musicista e a sottolineare la sua abilità, rendendo la storia accessibile e celebrativa.

Omissione

I blocchi latinoamericano e russo omettono il contesto del Wrecking Crew e l'aneddoto delle due take, che aggiungerebbero un livello di cameratismo professionale ed efficienza alla narrazione.

TrionfoPragmatismo
Stampa latinoamericana+0.60
Voce

Il mondo della musica è in lutto per la perdita del sassofonista che ha immortalato il tema della Pantera Rosa, un artista il cui nome sarà per sempre legato a una delle melodie più riconoscibili del cinema.

Meccanismouniversalizzazione del lutto

Usando frasi come 'il mondo della musica è in lutto' e 'immortalato', la stampa universalizza la perdita, presentandola come un lutto collettivo piuttosto che un evento personale o professionale.

Omissione

I blocchi europeo e russo includono dettagli sul Wrecking Crew e la registrazione in due take, che mostrerebbero Johnson come parte di una comunità musicale più ampia e ridurrebbero l'attenzione esclusiva sul tema della Pantera Rosa.

TrionfoPaternalismo
Stampa russa e CSI+0.40
Voce

Plas Johnson, un musicista jazz che ha eseguito il tema principale de 'La Pantera Rosa', è morto a 94 anni. Il compositore Henry Mancini scrisse questa melodia appositamente per il suo stile elegante.

Meccanismobiografismo

Sottolineando che Mancini scrisse il tema appositamente per Johnson, la stampa posiziona Johnson come un artista di talento unico scelto per il compito, elevando il suo status da musicista sessionista a contributore creativo chiave.

Omissione

I blocchi europeo e latinoamericano menzionano il Wrecking Crew e l'aneddoto delle due take, che contestualizzerebbero la carriera di Johnson come parte di un ensemble più ampio e ridurrebbero l'attenzione sul suo genio individuale.

TrionfoPragmatismo

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Quando il sax diventa un’icona e la voce un’identità: gli addii a Plas Johnson e Joachim Kerzel

Scompare il sassofonista della Pantera Rosa e il doppiatore tedesco di Hopkins, Nicholson e Hoffman: due maestri dell’invisibile che hanno segnato l’immaginario collettivo.

«Facemmo solo due take, mi pare. Quando finimmo, tutti applaudirono, persino gli archi. E questo la dice lunga… loro non applaudono mai per niente». Con quella punta di ironia, Plas Johnson ricordava la seduta di registrazione del 1963 in cui, con il suo sassofono tenore, diede respiro e andatura felpata al tema della Pantera Rosa. La melodia composta da Henry Mancini – che lo aveva scelto proprio per il suo timbro caldo e svagato – sarebbe diventata una delle musiche da film più riconoscibili di sempre, capace di evocare con poche note l’eleganza surreale del felino animato. Johnson, spentosi il 15 luglio a Los Angeles a 94 anni, era molto più di quel solo: figlio di un suonatore di banjo e sassofono della Louisiana, aveva mosso i primi passi cantando in famiglia prima di diventare, negli studi californiani, uno dei turnisti più richiesti, al fianco di Frank Sinatra, Ella Fitzgerald, Nat King Cole e Barbra Streisand.

Quella stessa settimana, a Berlino, si spegneva a 84 anni Joachim Kerzel, la voce tedesca di Anthony Hopkins, Jack Nicholson e Dustin Hoffman. Per oltre trent’anni, ogni sussurro, ogni scatto d’ira, ogni ambiguità di Hannibal Lecter è arrivato al pubblico di lingua tedesca attraverso la sua interpretazione. Kerzel non si limitava a tradurre: ridava vita ai personaggi, tanto che nel 2003 ricevette il Deutscher Preis für Synchron per il suo lavoro su «About Schmidt» di Nicholson. Formatosi alla Hochschule für Musik und Theater di Hannover, aveva calcato le scene del Theater am Kurfürstendamm prima di scoprire che il suo vero palcoscenico sarebbe stato una cabina di doppiaggio. Con la moglie Maria Körber fondò una scuola di recitazione, formando generazioni di attori che oggi ne ricordano la generosità e la precisione maniacale.

La scomparsa quasi simultanea di Johnson e Kerzel invita a riflettere su un paradosso della cultura audiovisiva: le voci e i suoni che più si imprimono nella memoria collettiva appartengono spesso a figure rimaste nell’ombra. Negli Stati Uniti, Johnson era un nome noto agli addetti ai lavori – membro di quella élite di session men che incideva dischi dei Beach Boys e colonne sonore – ma il grande pubblico lo identificava solo con quel sax sinuoso. In Germania, e più in generale nell’Europa del doppiaggio, Kerzel godeva di una fama diversa: i grandi doppiatori tedeschi, come i loro colleghi italiani, sono considerati co-autori delle performance attoriali, e la loro scomparsa suscita un cordoglio paragonabile a quello per una star del cinema. «La sua voce ha accompagnato la mia infanzia, anzi metà della mia vita», ha scritto un fan su Instagram, restituendo la portata intima di questo legame.

L’American Film Institute ha inserito la colonna sonora della Pantera Rosa al ventesimo posto tra le migliori musiche per film di sempre; il tema vinse tre Grammy e fu candidato all’Oscar. Eppure, come osservano gli storici del jazz americano, Johnson non cercò mai la ribalta, preferendo la disciplina dello studio alla vita da solista. Allo stesso modo, nel mondo del doppiaggio tedesco, Kerzel era un «Lehrmeister», un maestro, come lo ha definito il collega Peter Flechtner, capace di insegnare che la voce non è solo suono ma presenza. In Italia, dove la tradizione del doppiaggio ha reso celebri figure come Ferruccio Amendola o Oreste Lionello, la notizia della morte di Kerzel può passare quasi inosservata, ma il meccanismo è lo stesso: ogni cultura si costruisce i propri mediatori dell’invisibile.

Resta, di Johnson, l’immagine di un musicista che in otto o dodici battute sapeva «portare il disco un gradino più in alto», come amava dire. Di Kerzel, il ricordo di una voce che per milioni di spettatori tedeschi resterà per sempre quella di Hannibal Lecter, con tutto il suo carico di fascino e orrore. Due artisti lontani per geografia e mestiere, uniti dalla capacità di trasformare un’impronta sonora in un’icona culturale, e di ricordarci che il cinema, prima ancora che immagine, è fatto di suoni che ci abitano.

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Ricordiamo l'uomo dietro l'intro iconico, un membro del Wrecking Crew che con solo due take ha creato una melodia immortale, ricevendo applausi dalla sezione d'archi.

Meccanismoaneddotica celebrativa

L'aneddoto delle due take e degli applausi dei musicisti d'archi serve a umanizzare il musicista e a sottolineare la sua abilità, rendendo la storia accessibile e celebrativa.

Omissione

I blocchi latinoamericano e russo omettono il contesto del Wrecking Crew e l'aneddoto delle due take, che aggiungerebbero un livello di cameratismo professionale ed efficienza alla narrazione.

TrionfoPragmatismo
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Il mondo della musica è in lutto per la perdita del sassofonista che ha immortalato il tema della Pantera Rosa, un artista il cui nome sarà per sempre legato a una delle melodie più riconoscibili del cinema.

Meccanismouniversalizzazione del lutto

Usando frasi come 'il mondo della musica è in lutto' e 'immortalato', la stampa universalizza la perdita, presentandola come un lutto collettivo piuttosto che un evento personale o professionale.

Omissione

I blocchi europeo e russo includono dettagli sul Wrecking Crew e la registrazione in due take, che mostrerebbero Johnson come parte di una comunità musicale più ampia e ridurrebbero l'attenzione esclusiva sul tema della Pantera Rosa.

TrionfoPaternalismo
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Plas Johnson, un musicista jazz che ha eseguito il tema principale de 'La Pantera Rosa', è morto a 94 anni. Il compositore Henry Mancini scrisse questa melodia appositamente per il suo stile elegante.

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Sottolineando che Mancini scrisse il tema appositamente per Johnson, la stampa posiziona Johnson come un artista di talento unico scelto per il compito, elevando il suo status da musicista sessionista a contributore creativo chiave.

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